Mito e Logos: il mito del vento

Il mito del vento

Rapportiamoci con Il dio vento, aria in movimento, soffio, in greco pneuma, simbolo della mente, dell'intelligenza, dello spirito, della vita. Infatti la differenza essenziale fra ciò che consideriamo morto e ciò che consideriamo vivo è l'inerzia da una parte e dall'altra il moto. Vento, aria così essenziale alla respirazione, all'impollinazione nel mondo vegetale, a generare energia nelle centrali eoliche.

Il dio greco Eolo secondo alcune mitologie è figlio di Poseidone dio del mare, sempre in burrasca.

Eolo è signore del vento, tiene a bada i quattro venti principali dentro un otre a Lipari. 4 come i 4 punti cardinali, a seconda delle direzioni da cui soffiano: Zefiro vento dell'ovest; Borea il vento del nord, iroso e violento, catabatico ossia che discende dall'alto; a Trieste il suo nome diventa femminile, la Bora, la più bella figlia di Eolo, libera e indipendente. Bora, secondo il mito, se ne va in giro da sola finché incontra Tergesteo, il bellissimo di cui si innamora. Eolo lo ucciderà per gelosia. Da allora Bora inconsolabile soffia disperata, stato della mente sconvolta dalla passione. (Curiosità: nel dialetto triestino, per dire "un tale" si dice "un mato", un matto). Suoi fratelli sono Euro, vento dell'est, e Noto, vento del sud.

Eolo nasce mortale ma poi, giunto nelle isole che prendono il suo nome, le Eolie, assurge allo stato di divinità in quanto consigliere degli dei. L'affinità del vento e dell'aria con la sapienza è antichissima. Nell'incipit della Genesi della Bibbia leggiamo che "In principio Dio creò il cielo e la terra. La terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l'abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque". Non è importante qui dilungarci in una esegesi sulle singole parole; importa rimarcare che la parola ebraica "spirito" e "Ruah", equivalente a soffio ed è una parola femminile. Ciò viene troppo spesso dimenticato. Il Dio biblico è quindi androgino. A ciò allude Michelangelo nel famoso dipinto della Cappella Sistina, nel quale Dio è abbracciato ad una donna, la Sapienza. La cosa notevole, sottolineata dalle neuroscienze attuali, è che il perimetro del dipinto michelangiolesco rappresentante il matrimonio mistico fra Dio e la sua Ruah è esattamente la forma del nostro cervello destro, sede della visione estetica dell'esistenza, del sentimento e della conoscenza intuitiva.

Il cervello destro è molto più attivo nei mancini, come nel caso di Leonardo. Stranamente poi, per uno scherzo del linguaggio legato alla repressione del piacere, per esprimere una disgrazia abbiamo deciso che si tratta di un "sinistro", espressione idiomatica dura a morire, cara alle agenzie di assicurazioni. Sinistro, dunque più libero? Infatti: "Il vento soffia dove vuole e non sai dove viene e dove va", dice Gesù a Nicodemo nel terzo capitolo del Vangelo di Giovanni. È la libera espressione dell'inconscio creatore, mentre la ragione ha una funzione ordinatrice ma non creatrice.

Ma torniamo a Eolo, al mito greco di cui troviamo testimonianza nell'Odissea. Il povero Ulisse è ancora sotto shock dopo le disavventure con il ciclope. Giunto a Lipari, nel libro decimo del poema viene accolto molto benevolmente da Eolo che lo ospita per un mese; gli fa dono dell'oltre con i venti sotto controllo, meno Zefiro, lasciato libero con il compito di sospingere la nave di Ulisse fino ad Itaca. Metafora da meditare: per formulare e raggiungere i nostri obiettivi necessitiamo di un "buon vento", del pensiero di natura calma e mite come Zefiro, dio del compimento (soffia da occidente, fine del giorno).

Non posso tacere su James Joyce, il cui libro "Ulisse" è una miniera di simboli ed ogni riga, ogni frase è uno zampillare continuo di idee. In quella mattinata d'estate incipiente, diventata in seguito "Bloomsday" in onore di James, il 16 giugno 1904, il coprotagonista del romanzo, Stephen Dedalus (alias Telemaco alla ricerca del padre, e dunque di se stesso), compie una lunga passeggiata peripatetica filosofica lungo il mare a Dublino e tra mille altre cose pensa: "Tessi, tessitore del vento". Possiamo considerarlo un verso sibillino e bellissimo. Chi tesse il vento dei pensieri? Noi stessi. Ma chi siamo noi? Grande quesito su cui i poeti che "fanno" il mondo ("poiein" da cui poesia significa infatti "fare") avranno qualcosa da dire, estratta dal loro nucleo, cuore caldo e inesauribile.

Graziella Atzori

 

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