La luna negli occhi – Ottavio Rossani

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La luna negli occhi, Ottavio Rossani (Nino Aragno Editore 2019, Premio Camaiore 2020).

 

Solo chi ama esiste davvero. / E di più quando soffre perché ama. / Il resto è fantasia. Con queste parole particolarmente emblematiche Vincenzo Guarracino apre la sua recensione a La luna negli occhi di Ottavio Rossani su LimesLettere (QUI). Voglio anch’io aggrapparmi a questi importanti versi per sottolineare non solamente la poesia, ma il contesto di tale poesia.

Come ogni buon poeta sa, scrivere d’amore è quanto di più complesso possa esistere. Soprattutto in una letteratura italiana che nasce già con delle cime di fatto inarrivabili. L’amore di Dante per Beatrice che va di pari passo con la rivalsa sui fiorentini. L’amore di Petrarca per Laura con la ben nota avvertenza del giovenile errore che diventa esposizione di un sé in bilico tra desideri contrastanti. Senza dimenticare un Cavalcanti che non di rado rasenta la perfezione. Il peso della storia è così schiacciante che nella poesia contemporanea o viene totalmente evitato (è stata Maria Grazia Calandrone a riprendere di petto il tema) o si esprime in banalità stilistiche e contenutistiche spesso vergognose.

Quello che colpisce ne La luna negli occhi è proprio il contesto in cui nasce e che deve essere necessariamente preso in considerazione. Ottavio Rossani ha lavorato per quarant’anni al Corriere della Sera, dapprima come redattore e poi come inviato speciale. Per amor di completezza voglio continuare la sua biografia nonostante quanto ci interessi ora è la sua quarantennale esperienza come giornalista: dal 2007 cura il blog di poesia del Corriere mentre, come poeta, ha scritto diverse raccolte di versi tra cui Le deformazioni (1976), Falsi confini (1989), Teatrino delle scomparse (1992), Il fulmine nel tuo giardino (1994), L’ignota battaglia (2005) e Riti di seduzione (2013, di questo libro ci eravamo già occupati QUI).

Come dicevo quarant’anni passati non solo a scrivere, ma a vivere e trascorrere il novecento come giornalista, testimone diretto della Storia. Laureato in Scienze Politiche e Sociali si è occupato di politica, economia, cultura, costume, cronaca. Un background fortemente concreto a attento alla realtà. Ecco quindi che quei versi indicati anche da Vincenzo Guarracino appaiono particolarmente emblematici: Solo chi ama esiste davvero. / E di più quando soffre perché ama. / Il resto è fantasia.

 

L’intero canzoniere dedicato all’amore verso una donna che Ottavio Rossani compone è all’insegna della concretezza quotidiana. Una donna vissuta nei suoi luoghi e nei suoi corpi. Sempre uguale e sempre diversa. Amata di un amore dove l’imprevisto diventa passione quanto come il mare di allora / quando mi emozionava una nave. Incontrata a Parigi come Tour Eiffel nel sole […] il tuo sorriso in quel bistrot di Parigi. In un verso che ricorda lo sbarbariano Ora che sei venuta, / che con passo di danza sei entrata / nella mia vita (da Rimanenze, 1955) quanto quella straordinaria nota luziana a Quaderno gotico (1947) che afferma: è l’album di un amore tanto più esaltante e spiritato quanto più l’animo ne aveva bisogno dopo l’aridità, la paura, l’angoscia, l’odio.

 

Concentrazione
 
Scrivo e i geroglifici si spezzano,
vedo l’azzurro oltre i muri,
con le dita percorro la tua pelle
 
Apprezzo il silenzio di questa stanza,
il cavallo lanciato al galoppo,
le voci granulose della campagna.
 
Quando non sapevo più credere
sei apparsa nella luce di Parigi.
Ora sono qui cavaliere solitario
pronto a partire dentro il tuo amore.
 
E per un brivido, una giusta parola!
 
 
 
 
filo
 
Sei apparsa e subito fuggita,
improvvisa e magica.
Ti aspetto nell’angolo dell’incredulità.
Quale amore senza dolore?
Vorrei tu non sapessi più gioire
senza questo filo che ti lancio da lontano.
 
Dopo l’ebbrezza dell’eroismo
come rassegnarsi alla banalità?
Vieni, inventiamo un’altra scena,
per rinascere uniti.

 
 

Donna dalle flessuose gambe e bocca rossa, con occhi versi e capelli neri, la coscia tornita e l’inguine rosa, con capelli neri, seni duri dove il vino è buono, asciutto, come te, con un corpo levigato d’avorio dove c’era pure il mare nei tuoi occhi / quando mi hai guardato quel maggio. Donna che viene vissuta nell’arco di una storia che è evidentemente più lunga della storia effettivamente trascorsa (il sottotitolo indica 1988-2018), e di un dolore all’interno del quale la favola fu a lieto fine / solo per un brevissimo tempo.

Solo chi ama esiste davvero. / E di più quando soffre perché ama. / Il resto è fantasia afferma Ottavio Rossani, ma poche pagine dopo anche Il tuo sguardo ha illuminato la zona / dei desideri per anni disertata / e la mente assopita si è scossa all’improvviso. / Conferma che la vita è invenzione.

Affermazioni solo apparentemente contraddittorie ma profondamente vere nel contesto di una vita che non si abbellisce di nulla, ma si vive così com’è. D’altronde questo è il medesimo avvertimento dato nella Lettera di Giuseppe Conte messa in postfazione: Che l’amore viva tra il “niente possesso” e il “voglio possederti” è una delle contraddizioni fatali di questo sentimento. Contraddizione che dal desiderio iniziale percorre un’intera vita di incontri, occasioni, condivisioni, non da ultimo osservazioni:

 

sigilli
 
Un giorno lontano
ti ho regalato un anello.
E non ci ho più pensato.
 
Non regale né prezioso,
ma necessario, fondamentale.
Ora lo rivedo sempre più bello.
 
Un movimento e un sorriso:
la tua figura tanto amata.
 
Legame ogni giorno più potente,
quel poverissimo anello,
è sigillo di continuità
oltre il tempo e la morte.

 
 

Lei scomparsa, pianta senza grida. Lei amata ma nella verità concreta di una quotidianità che è fatta anche di piccoli tormenti, di ansie, di preoccupazioni e di cura. E di perdita, che in un testo soprattutto sa echeggiare buona parte della miglior Xenia montaliana:

 

Genéve
 
Ho parlato con te per tutto il viaggio.
Quanti pensieri! Affioravano, poi sparivano.
Resta il mio dolore, grande quanto la tua bellezza,
legame indelebile dalla sera del primo sguardo.
Ora denuncio per te, per noi, la crudeltà della storia.
Per te si è aperto un dirupo assassino.
Sei precipitata senza possibilità d’appiglio.
Io, ghiacciato, inerme sono rimasto testimone della rapida dissolvenza.
 
Il lago, qui, è calmo stanotte. Quella volta
che venimmo insieme era arruffato dal vento.
La fontana sull’acqua è ancora una magia.
Sento lo scroscio, la musica, le luci, il freddo.
Come allora, tutto uguale. Manchi solo tu.
Eppure, amore mio, sei ancora con me.
Un delirio in un lungo sonno agitato.
Ti ho ritrovata tra gli specchi del lago.
Affacciata dal battello sugli sbuffi dello zampillo,
i capelli smossi dall’aria elettrica spruzzati di spuma.
Nella fotografia è rimasto il tuo sorriso,
non so se ironico o curioso per una scoperta.
Quale pensare si sciolse quel giorno nel sole
che s’annerì improvviso di nuvole e pioggia?
So che gioivo la meraviglia di una carezza.
 
Mi vuoi ostinato a vivere. E vivrò, saccheggiando
i tuoi passaggi sui luoghi della memoria.
 
(Ginevra, 3.3.1997)

 
 

Ottavio Rossani in questo libro di narrazione, di desiderio, di riflessione e di (lo ripeto perché è forse il tratto più bello di tale quadro poetico lungo trent’anni) osservazione, insegna che per scrivere poesia d’amore non bisogna usare tanti tecnicismi o inventare immagini emotive o emozionanti. La parola va limata e curata come la persona che si ama, questo è vero, ma similmente all’amore la poesia deve ancorarsi alla realtà e trattare di essa. Perché il di più non può essere incluso in un sentimento così forte da andare oltre la scomparsa dell’altra, e non può assolutamente essere incluso nella sua testimonianza. Perché nella vita, e si ribadisce soprattutto nell’amore, la consapevolezza di esistere e di amare è già una delle vette più alte possibili per un poeta e una poesia.

Come questa de La luna negli occhi che si divide in quattro capitali (Canzoni, Racconti, Richiami, Sipario) e che alla fin fine arriva ad avvertire che nella tragedia di perderti, / sono stato fortunato di averti compagna. / E so che da qualche parte / ancora fiduciosa mi aspetti.

Alessandro Canzian

 
 
 
 

nudità
 
Spogliati dei vestiti quotidiani,
lasciate in ufficio le nostre maschere dipinte,
ci amiamo qui,
sul tappeto volante della mia stanza.
La rincorsa dei desideri non esige spostamenti,
né costrizione, né corazza.
Basta una musica e una carezza.
Protagonisti di un tempo inventato,
nessuna difesa su questa scena.
Tornare nelle maschere d’inganno
con un solo gesto elegante:
un leggerissimo bacio senza voce.
 
 
 
 
 
 
distonia
 
Fredda la tua mano vermiglia
mi trasmette un brivido gentile.
Parli, e parli, ti tocco e ti sento smarrita.
Chiedi quale forza avrà l’amore
nel mio viso rivolto al mistero,
mi trascini in un alone d’inquietudine.
Nella notte ci fermiamo in questa locanda.
Prima non esistevi. Ora sei distonia.
La tua procace disarmonia mi attrae
e mi sconfina in un’attesa incerta.
Ora chiudi gli occhi e taci.
Partiremo domani e ti racconterai abbracci e baci.
 
Non ci sono più segreti,
andiamo avanti senza temere fantasmi.
Puoi anche urlare con me,
saprò ascoltarti finché vorrai.
Carnosa dea del desiderio
non rovistare nella mia furente libertà,
non abbuiare lo splendore
che hai magicamente risvegliato,
quando ti sei avvinta in me.
 
 
 
 
 
 
labirinto
 
S’illumina nel buio il mio sguardo
sul tuo corpo levigato d’avorio,
nell’aria incespica il mio respiro,
i sensi colorano movimenti e tensioni.
 
Sei vicina anche se lontana,
t’inseguo anche se sei ferma.
Le parole crescono nel silenzio,
gli occhi pungono la penombra,
il tuo profumo inebria il vuoto.
Tutto precipita e si riafferma
tra le ortense del desiderio.
Sulla spiaggia ossidata di sale,
noi ora schermati dalle rocce.
Il mare, come amante invidioso,
irritato s’infrange in mille schiume,
non ci può raggiungere e travolgere.
Viaggiamo dentro un labirinto di stelle.
Vorremmo non venisse il giorno
a rompere quest’incantesimo.
 
 
 
 
 
 
diaframma
 
Ti ho rincorsa su un filo nascosto di luce.
Mi hai ricevuto con il sorriso sulla soglia.
 
Negli occhi, lo sfavillio di un viaggio a colori.
Librati in aria, tra sogno e nuvole.
“Nessuna nostalgia, abbiamo ancora tempo”.
 
Quante sorprese riempiranno
i vuoti di tempo o di spazio
di questa nostra vita in ipotesi
come non fossimo reali.
Invece siamo vivi e forti di desideri e attese.
“Questo amore non si scioglierà
– era la promessa – darà buoni frutti”.
 
Invece sei andata via di notte,
senza mettermi al corrente dei fatti.
Da allora, non posso raggiungerti.