Speciale Pasqua 2024: Mi dispiace quando ti senti separato da tutto – Rossella Frollà

La redazione di Laboratori Poesia augura a tutti i suoi lettori una Buona Pasqua con uno Speciale in tre parti: Un occhio che ascolta – T.S.Eliot di Marcello Strommillo (QUI), La notte oscura di Maria – Giuliano Ladolfi di Paolo Lagazzi (QUI), e Mi dispiace quando ti senti separato da tutto di Rossella Frollà. Tre diversi modi di leggere la Pasqua e il suo più profondo significato attraverso la poesia. Ricordiamo inoltre, su Samuele Editore, l’augurio dell’Editore con una piccola antologia di testi di Mario De Santis, Umberto Piersanti, Lucianna Argentino, Marcello Strommillo, Mina Campaner, Filippo Passeo e Biagio Accardo (QUI).

 
 

L’ultimo raccolto

Bianca

Quando arrivò l’ultimo raccolto
le foglie cupe del nespolo,
i limoni d’oro, la tua casa
dentro i colli, la cucina
appesa al tetto, le stanze folgorate
guardarono gli umidi vapori.
Ricordi l’impervio sentiero?
E poi la strada bianca
che porta alla scuola?
Quel bimbo col colletto candido
le scarpe sporche di fango.
Tu fosti il miracolo
l’atra metà del sole che nella
nebbia trova il cielo.
Dal petto della terra tua madre
tirò fuori un raggio di luce.
Una vampa d’occhi neri e
a sé la fresca architettura
dei prati. Gli agnelli lungo
il pendio scivolano sul ciglio,
quel pianto ha deterso
la terra, l’ha fatta di fango,
dal timore dell’addio.
La madre dall’invernata fredda
ha gettato via il mantello
ha aperto il canto.
Bela su un vaso variegato
di fiori campagnoli,
sul vilucchio bianco,
sulla terra spalancata al sole
e ulivi di cristallo, rovi di more
dove s’impiglia
la tua mano giocosa.
 
 

Le intermittenze del cuore

Bianca

[ … ]

«Lo ricordi il volto di Davide?»

«Si, per sempre perso in quella foto che gli ho scattato al mare quattro anni fa. Ora sento il suo volto con le mani e l’intuito. Non lo posso più toccare con gli occhi ma lo abbraccio».

Lui chiude le persiane quando il giorno è stanco, non chiede nulla da tempo, il conflitto dentro si è spento in una connessione convenzionale con la sua mente. Sembra immobile nel tempo e su tutto. Nulla si può cambiare come voleva da piccolo. Il nonno non lo ha mai riconosciuto. È stato un desiderio mai avverato. il suo tormento.

È importante mirare a un solo punto e lui sa quale, l’accettazione che lo lascia libero. È la disposizione del cuore che si fa uva messaggera nell’inquietudine che cade come goccia sulla pietra. Desiderare pesa molto ma un dettaglio di grazia stringe gli occhi ammalati e quel volto. Ogni sorso di caffè rallenta il passo, la misura giusta dentro la vecchia tuta nera. Gli occhi vogliono camminare fino al fiore del nespolo e poi giù lungo il viottolo fino al prato e ai lecci. Li tocca e sente che sono cresciuti e il pitosforo anche quello è cresciuto e va potato. L’aria finge la coscienza del morire ma il corpo respira quel refolo che non si può fermare. La rosa d’autunno sui muri di quiete a inventarsi il parlare che rallenta il morire. Non si perde dietro a nulla, poi il caldo sulle sue mani e il bianco di un mancamento. Per me un solo giorno con lui è il brivido dei pini al mattino, il profumo che arriva già a domani. Alla cecità l’ignara figura che prenderà colore nei sogni e lascerà al cardo la primavera.

 

Bianca

«Sono caduti due cipressi, i penultimi due, prima di quelli secchi, non c’è mai vento in quel punto, erano verdi, sopra gli ailanti».

Giorgio «Dimmi, l’aria tocca il chiaro? il richiamo dell’occhio è la paura di non vederti, è la voce che vorrebbe chiamarti. I ricordi volano sempre più alti.».

 

Bianca

«Il sorriso è tra le dita e la malattia ci dice che resterà a lungo soggiogato dal dolore, ma tu non aver paura che i granelli sparsi si faranno traccia, nulla sarà minore di qualcos’altro..

Le labbra nel cuore dove non è la mente quel delicato parlare. Si fa vicina al terreno la tua mano. Voglio essere sveglia per guardare la primavera. Cresce sulle violette, sulle nostre bocche, sulle brocche scure sotto il nespolo. Ma per te l’assalto più duro al giorno è quando arriva la luce.

Ti ricordi quando andammo incontro alla pioggia? ora il vento spinge la luna e le betulle verso l’ultimo sole, asciuga i fossi e le ferite fino al mare. Voglio risalire il cuore fino al tuo buio. La tua voce, il vento che sa chiamarmi. E il silenzio tenace mi fa umile e quieta tra le stanze.»

 
 

E mi dispiace quando ti senti separato da tutto

Bianca

«Mi sento solo»
E mi dispiace quando
ti senti separato da tutto.
«Sono stanco, aiutami,
voglio farla finita».
«Non si può,
non è nostra la vita».
«Hai ragione tu. Non si può.»
«Allora, e anche Piki. Tutti e tre.».
 
[…]  
Abbasso la sponda
e mi allungo sul letto
di fianco a te.
Il tuo respiro apre
antiche ghirlande di ciliegi.
Percorro il tuo corpo,
le gambe ancora toniche e belle.
La tua fronte nobile e rara
sa di grazia.
Il fascino della bellezza interna
non sa coprirsi.
 
[…]  
Improvviso come posso e l’amore
non mi fa inciampare.
«È notte o giorno?»
«È giorno,
sono le tre del pomeriggio,
il sole è ancora a sud
e tocca le tende».
La stanza si fa gialla,
un triangolo caldo sul letto
sfiora la mano ingentilita
e scarna.
«Questo sole cura
un mondo sempre più malato.».
«Sì. Guarisce più che le medicine,
come tu con le tue battute.»
«mi sento solo, al buio, lontano dal mondo.».
Non so se mi fa più male tacere o rispondere.
«Ci sono io con te, sono sempre qui.».
Ti volti senza lo sguardo, senza sentire.
Ti addormenti e alterni gemiti di dolore ai sogni.
Ti veglio tra le stanze.
Mi immagino sola, senza di te
e ho paura e distanza.
Mi chiami a voce piena che oltrepassa
più volte i muri.
Corro fino a te, il niente vien su dagli occhi
e la forza di resistere.
La tua volontà va più veloce del male.
«Mi voglio alzare.».
Non posso tirarti su da sola.
«Aspettiamo Simone.».
Allora pare respirare il pericolo e non insiste.
Sei tenero e innocente e puro
che infrangi ogni specchio.
 
[…]  
Coerente col tuo male come
la cipolla che si sfoglia e
non si sente nuda, e il tulipano
che perde i petali uno a uno
non si sente disarmato di fronte
al destino, non può fare altro.
 
[…]  
Il tuo silenzio a volte mi fa gioco, quando sono stanca,
spesso mi toglie la pace.
Eppure non mi sento sola né avverto l’angoscia
ma i sussurri impercettibili dello Spirito,
e tutto si fa risorsa e gratitudine
che sfama.
Da tempo ho imparato a stare con me stessa,
a farmi compagnia, a crescere.
Auscultare quell’odore di vuoto che altrimenti
spegna la vit.
Da bambina quell’odore era desolante,
parte di un altrove che mi escludeva.
Anche tu sei stato il mio Silenzio per molto tempo
poi ti ho scoperto, lì, all’origine, dov’eri,
e ti ho amato.
Io, gli occhi dei tuoi occhi da sempre.
 
da L’amico sconosciuto. Biografia di un amore (Interlinea, 2024)
 
 
 

L’amore è il momento di massimo splendore dell’individuo che si rende prossimo all’altro. Chi è amato ha quella salute del cuore che non conosce paura, si sente invulnerabile. Chi ama amore amaro fa crescere in sé quella sostanza divina che non conosce pericolo, si emancipa dal sacrificio, dal dolore, dalla morte. Amare è un rischio sempre fertile. Amare è una resurrezione continua, una Pasqua dell’anima.

Se è gioia
dovrò nascondermi o fuggire
Se è amore dovrò rompere
le catene
Se è il cuore che mi chiama
devo guardare la vita.

Rossella Frollà