Manuale tragicomico per sopravvivere ai poeti – e una buona poesia .12


 
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I poeti hanno un altro enorme difetto di cui poco si parla: mancano di misura.

Spesso mi sono trovato a discutere, anche aspramente, con autori totalmente incapaci di mettersi in discussione. Per loro quel che avevano scritto andava bene a prescindere, senza alcun tipo di opinione altra possibile.

L’umiltà, questa sconosciuta.

L’umiltà è uno dei grandi tabù esposti del nostro tempo. Tutti dicono d’essere umili ma nei fatti non lo sono. Umili finché non vengono messi in discussione.

In questo i poeti non riescono a misurare il valore dei propri scritti fino ad arrivare a una di quelle straordinarie contraddizioni che, ammetto, fatico ancora a comprendere, anche se ne parlo molto spesso con amici.

Ottimi critici diventano pessimi poeti.

Vorrei veramente che qualcuno mi spiegasse perché a volte delle persone intelligenti, colte, capaci di argute analisi sui versi altrui, nelle proprie cose diventano banali. E non sto parlando di sperimentazioni del linguaggio difficili da accettare, ma di vere e proprie sciocchezze.

Alessandro Canzian

 
 

*

 
 
La città del nord
 
La luce bianca della città del Nord,
così ragionevole nella geometria
delle strade che tutte conducono alla grande
piazza aperta sul cielo troppo azzurro
da cui discese un giorno nello specchio
della neve, così limpido che
ancora vi affioravano le ombre
delle donne del tempo passato,
non del tutto cancellate dalla nuova
nevicata, venuta giù tutta la notte,
la luce quietamente candida, che dura
intatta, vuota, oltre il tempo previsto,
e non lascia ferite neppure negli angoli remoti,
non fantasmi dietro le finestre,
non orme che rimangono segnate
anche solo per un attimo nel nulla
così limpido che più non è la mente stessa
di Dio: mai in questa luce può accadere
qualcosa, mai giungere qualcuno
o aggiungersi anche soltanto una parola
alle parole qui mai pronunciate:
la luce riempie tutta questa città del cielo,
come sospesa sopra fumi e colli
e lenti fiumi grigi dove vanamente
nel ghiaccio agitano le ali i cigni prigionieri,
questa città di Dio, in cui come neve
cadono le anime sciogliendosi
sulle pietre chiare e subito non c’è
più nessuno.
 
Giorgio Bàrberi Squarotti