Una domanda al Poeta: Rosaria Lo Russo

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Una domanda al Poeta: Rosaria Lo Russo

foto di Dino Ignani

 
 
 
 

Parte una nuova rubrica per Laboratori Poesia, il lit-blog della Samuele Editore. Ogni domenica una domanda a un Poeta su un suo testo, un suo verso, e la sua risposta. Per porgere le vostre domande inviate alla mail della Redazione (info@laboratoripoesia.it) la poesia e la vostra domanda. Le Redazioni di Laboratori Poesia e Samuele Editore vaglieranno le domande e le più interessanti le gireranno al Poeta, e pubblicheremo di domenica su questo spazio domanda e risposta.

Un nuovo modo per dialogare coi Poeti del nostro tempo.

 
 

*

 
 
Mentre spidocchio i pensieri mi arresto
ad un preistorico ovetto grigio trasparente
a cui buon sangue non mente: tu ed io, non
se ne fa niente. Ché se il tuo sangue non
è acqua ma sperma è inutile piangere sul sangue
che verso. Se il sangue del tuo sangue sboccerà
da lacrime vero o falso è inutile piangere
sul mio sangue ch’è acqua. Ma è l’anima
dimessa delle cose l’avvertimento della loro
dolce presenza, la dolce presenza delle cose
dismesse dà loro una luce tutta particolare.
Il respiro si fa grosso e il tempo poco,
fra creature nude di legno si spegne il focolare.
 
(da Crolli di Rosaria Lo Russo, Le Lettere Edizioni, 2012)
 
 
 
 

Nel libro Crolli affrontavi il tema di una società che cade in pezzi. Pensi che i crolli siano una possibilità per dare spazio a un nuovo futuro? Abbiamo avuto altri crolli o ci sono stati secondo te durante la pandemia? A cosa aggrapparsi?

Elisa Longo

 
 
 
 

Cara Elisa,

nel libro Crolli, le cui poesie chiamo spesso, semplicemente, ‘crolli’, ogni testo, per tematiche e forme, allude al e affronta il crollare, il venire meno di ogni certezza, di ogni fiducia, di ogni credibilità degli individui e della società in cui viviamo. Il libro è nato all’indomani del crollo delle Torri Gemelle, un fatto storico e simbolico epocale, che ha segnato l’inizio degli anni zero come un’apocalisse.

Viviamo in una mentalità apocalittica e integrata. Non ci è più data la possibilità di non fare parte di un meccanismo globale, il capitalismo, che in questa fase ipermatura oramai divora marxianamente i suoi artefici-vittime, indifferentemente, in nome del profitto. Il capitalismo globale, la discarica globale che ci stritola, credo di averla espressa nei ritmi frequentemente proparossitoni, in Crolli.

L’accentazione ritratta indica inciampo, resistenza alla caduta, ma ogni testo si conclude con una resa al cadere. Alla caducità apocalittica di noi tutti integrati. Se c’è speranza di palingenesi non è dato saperlo. Non ora, durante la fase più acuta della pandemia. Pandemia che è una catastrofe epistemologica, oltre che sanitaria e economica. Una catastrofe che ci spinge con forza verso la fine dell’umano, a favore del postumano, del virtuale.

Non è dato sapere se il globo ferito ci permetterà di rigenerarci da queste ceneri o ci soppianterà con una bella estinzione di massa, lasciando vivere solo le nostre macchine cibernetiche, come in un b movie fantascientifico. Certo i dati di realtà a nostra disposizione oggi sono assai più tragici di quelli con cui facevo i conti durante la composizione di Crolli, dati pur tragicissimi, di guerre diffuse in tutto il mondo, di genocidi, di sterminio di massa dei migranti.

Non vedo nulla di buono sul fronte occidentale, del resto già Amelia Rosselli ripeteva l’adagio, e si era alla metà del secolo scorso. Siamo oltre, molto oltre, la nostra decadenza culturale. Resta la speranza che la nostra cultura occidentale venga assorbita e rigenerata dalle culture che stanno diventando dominanti, quella cinese per esempio, e che questo sarebbe un portato positivo, forse l’unico, della globalizzazione.

Per ora paghiamo a caro prezzo il nostro lunghissimo crollare senza porre argini.

 

Cari saluti
Rosaria Lo Russo