Fosforescenze – Valentina Furlotti


Fosforescenze, Valentina Furlotti (Interno Libri Edizioni, collana Interno Versi, 2023)

Prendendo in prestito le parole del poeta Vittorino Curci, apparse in un articolo su Repubblica – Bari (l’8 novembre 2022), in cui asseriva: «due sono i grandi nemici della poesia: il ‘poetico’ e la banalità», è possibile riconoscere che il ‘combattere’ questi due nemici, evitando di cadere nella trappola di taluni «figli della fretta e della superficialità», è prerogativa della scrittura in versi della giovane poeta Valentina Furlotti. In Fosforescenze, edito da Interno Libri Edizioni, la poesia appare nel poco, nei comuni atti quotidiani e nelle consuetudini della vita, in cui la parola riesce a distanziarsi dalla banalità e da sentimentalismi forzatamente poetici.

Donne e uomini popolano e riempiono i versi di Furlotti: l’autrice sembra introdursi in ogni vita con una lanterna per farne luce, rischiarando e rendendo visibile la loro solitudine, i loro drammi, le loro sofferenze. Nella raccolta si può intravedere anche un’esposizione sperimentale in versi, articolata con scrupolo, dove l’ispirazione poetica si affianca a un raziocinante lavoro di meditazione e riflessione sulle vite ordinarie di persone extra-ordinarie.

Le immagini della sua poetica sono inquadrature precise, ri-creazioni di storie umane, di cose dotate della loro ‘fluorescenza’ e di tutti i loro segni distintivi. Ogni poesia è un mondo iper-scrutato e intercettato con il filtro dello sguardo-immaginazione della poeta. Sindromi, patologie, deformazioni corporee e varie vicende con epiloghi infausti vengono riaccesi come lampadine per essere note al lettore, manifestando il mondo per quello che è: una collettività multiforme. «È tutto concreto in questa opera, anche i guizzi visionari» chiarisce, nella sua analisi, il poeta – prefatore dell’opera – Valerio Grutt; e, ancora, sottolinea: «nulla è inventato, inscenato, ma tutto colto con onestà di sguardo o tutto evocato».

Il libro di Furlotti è un condominio di presenze che in qualche modo comunicano tra di loro in una forma di esistenza iper-terrena o sovra-terrena: «Nella casa di riposo sprangavano le porte/ dicevano: «Stanno tutti bene». Intanto/ la gente moriva». È possibile accostare – con le dovute precauzioni – la raccolta di Furlotti ad una grande opera del passato: la poeta tenta una sorta di Antologia di Spoon River in cui i morti tornano a parlarci della loro vita per un’ultima volta.

Si potrebbe osservare che ogni sezione presente nella silloge costituisca un micro-libro a sé stante. In particolare, il titolo della raccolta è tratto da una delle sezioni che la compongono, si tratta di uno sguardo originale su alcuni errori – e orrori – umani, risultati letali per l’uomo stesso. Una serie di vicende (che l’autrice descrive a scopo esegetico in appendice) le quali hanno riguardato incidenti ed esperimenti con sostanze radioattive, diventando la testimonianza della miseria umana, di un’umanità che anela a opere ambiziose ma che incontra i limiti delle sue capacità e conoscenze.

Una breve sequenza squarcia la raccolta con versi che hanno un respiro diverso: Supernova è la sezione che, come uno spartiacque, fa riemergere un ‘io’ sommerso. «La me illusoria scivola/ attraverso il tuo setaccio/ – povere di Supernova», la poeta cerca di trasferire sé stessa nella lente d’ingrandimento della poesia, rimanendo fedele alla cifra stilistica dell’intera opera.

Serena Mansueto

 
 
 
 
Referto
 
Ho una biglia oscura nel petto
ipoecogena. Assorbe ogni voce
si nega allo sguardo. Immobile
cova disgrazie, ma è benevola
con me. Luna nera, nodo ostile
amuleto di diaspro, finito chissà come
in sede paracentrale destra.
 
 
 
 
 
 
Radium Girls
 
Brillavano al buio, nella sala
da ballo, le ragazze del radio
operaie ad Orange, New Jersey:
tutto il giorno a dipingere lancette
con la vernice radioattiva Undark
a leccare pennelli per fare
la punta sottile. «Dosi innocue»
dicevano scienziati, dirigenti
vestendo abiti di piombo, pinze
d’avorio, «al massimo avrete
le guance rosa». Cinque anni dopo
i primi malesseri: denti che cadono
ossa a nido d’ape, emorragie.
Brillano al buio, le ragazze del radio
verdi scheletri luminescenti.
 
 
*
 
 
Hilde scivola di continuo
quando fa gli esami degli occhi
cade e inonda le ginocchia
la nuova diagnosi denota
cartilagine assottigliata ai polsi
quella prima
diabete mellito di tipo 2
e otto vertebre schiacciate
ma il cuore no, il cuore è ben saldo
quando il fratello tutti i giorni
la chiama alla finestra.
 
 
*
 
 
Assorbo la tua assenza
come gli oggetti della casa.
Sei partito e li hai lasciati
senza tue notizie. Nulla sanno
i muri, l’accappatoio; l’abat-jour
scherma fantasmi e il latte
attende rancido in frigo.
Per incuria una noce
si spacca nel petto. Nella madia,
indifferenti, le tarme alimentari.