E torna l’autunno – Francesco Giusti

Arriva Francesco Giusti con il suo E torna l’autunno (Collana i Poeti di Smerilliana diretta da Enrico D’Angelo, The Writer 2016) con una poesia piena d’architettura sapiente di poeta da decenni militante. Una raccolta pacata, che si è liberata da rabbie e pungenti sofferenze, lontana da retoriche e consumatissime nostalgie. Ma c’è memoria nelle pagine, c’è ricordo, brumato, avvolto in nebbiole lagunari che distanziano ma non abbandonano, che sono anzi diventate strumento di tranquillo vedere e soppesare.

Un angelo c’è nella poesia di Giusti, sospeso a due spanne da terra, silenzioso, che appare a volte per indicare qualche punto ancora da scoprire e che infonde con il suo gesto pacatezza, e monda la pagina da false speranze e inutili inseguimenti.

Poesia che va in un profondo che non accetta compromessi; questa è la realtà del vivere e questo sono io che la vivo.

Una Venezia di secolare cultura affiora prepotente fra le righe di Giusti , che di Venezia ha preso tutto il buono e l’umano fra canaletti e laguna, con il suo angelo accanto sempre pronto a fermarlo su un gesto, una occasione, un viso.

Le pagine s’alternano tra prose lunghe, di magra punteggiatura, magmatiche e ferrigne, come una corsa da fare tutta d’un fiato con abbondanza di vocaboli che s’incastrano uno all’altro con armonia frutto di poesia molto frequentata; ad altre fulminee di una manciata di versi, graffi, epigrammi quasi: di amici/ andati/ libere ombre ventose e amare/dimorano qui nella sera/ tra le care cose care.

Una poetica che – come ben dice Tommaso Ottonieri nella prefazione – è raggio d’autunno, strabico, lievito algoso flottante… , poesia sì stanziale ma vista con occhio profondo e infine ancora sognante, maturo e allenato a fermare attimo e gesto per renderlo generale e generalmente umano, nella vita radicato.

Versi che hanno praticato, visto, esaltato e infine disillusi, forse amari, ma che hanno schiarito il cammino poetico di Giusti. Restano ancora brandelli di sogni, irrinunciabili, e una buona dose d’autoironia come nell’Odisseo insonne, e gli assenti, ora, non sono più memorie da rintracciare, ma sapienti compagni di viaggio che non fanno paura, ma insegnano e preparano ad un nuovo canto.

A chiudere il volume una prosa veneziana di Annalisa Alleva, dedica amorevole all’amico Francesco, personaggio che ad ogni passo s’imbatte e inciampa nella poesia.

 
 
 
 
E torna l’autunno
 
Tra giovedì e sabato è stato
s’è fatta povera la luce. Venerdì,
giorno di questua, ha poi mandato
una squilla di lucore per ogni porta. Ma
mute le case, afoni i campanelli. E,
quei due qui dietro, di là dalla rete zincata,
le mani rimaste a bagnarsi
in una sfolgorante luna d’avorio
anche adesso che un raggio
porge la sacca del frate: non sanno più
dove hanno sentito lo stradone
srotolarsi sul grembiule del mezzogiorno,
alzare un reciso pudore da prefiche nerovelate,
seduta, l’ombra incinta dei tini
togliersi il cappello dello spaventapasseri,
predisporre i fuggitivi al canto.
 
 
 
 

Francesco Giusti ha pubblicato fra l’altro Indice naturale, Le età dei giorni, De un dir apocrifo in dialetto veneziano urbano (Campanotto Editore). Ha collaborato con riviste quali “Steve”, “Anterem”, “Nuovi Argomenti”, “Lo straniero”, “Il primo amore” e “Smerilliana”, di cui è redattore.

 
 
 
 
 
 

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