POESIA A CONFRONTO: Stelle

POESIA A CONFRONTO: Stelle

foto di Dino Ignani

 
 

POESIA A CONFRONTO: Stelle
RIMBAUD, UNGARETTI, GUIDACCI, BACCHINI

 
 

L’osservazione della volta celeste, quando è notte e viene popolata dalla presenza delle stelle, esercita un fascino sempre vivo, anche per l’uomo contemporaneo. Le stelle, corpi celesti che la scienza ha catalogato e classificato, oggi privati di qualunque aura spirituale e metafisica, non cessano tuttavia di avere un forte elemento evocativo e simbolico che li ha fatti e li fa ricorrere spesso in poesia.

Nella poesia di Rimbaud, che si apre con la stella come protagonista, assistiamo a una serie di associazioni metaforiche inconsuete e molto pregnanti semanticamente, che rendono la poesia di un’innovatività assoluta per il suo tempo. Stella, infinito e mare prendono corpo e forma nella figura dell’amata a cui l’uomo soccombe, come emerge con evidenza dal verso finale della quartina.

Nella poesia di Ungaretti è l’”uomo di pena” a rivolgersi alla stella, l’unica che popola la “notte sola”, perché possa illuminare il suo cammino esistenziale, elargendo luce, rischiarando la sua solitudine; ma tutto questo sembra vano, non fa che acuire un senso profondo di disperazione che nemmeno l’invocazione al cielo (di cui la stella è emblema) pare revocare. Qui la stella è sia elemento fisicamente determinato, sia simbolo di una redenzione invocata.

Margherita Guidacci si rivolge a una stella ben determinata: Altair, che dà il titolo alla sua poesia. La stella è qui uno dei suoi “tesori […] più diletti”, perché si associa al ricordo di una “mano che […] guidava e sosteneva”, a un’esperienza personale indimenticabile. Altair assume allora la forma di “fiore di luce” che squarcia il buio e resta a testimoniare questo incontro, appena accennato dall’autrice, ma evidentemente ricco di implicazioni e coinvolgimento emotivo. La stella ha una valenza concreta e magica insieme.

Nella poesia di Bacchini avviene la descrizione del “processo notturno”, del progressivo avvicinarsi della notte che viene rappresentato con immagini icastiche, avvalendosi di frequenti termini tecnici e scientifici che si combinano con associazioni metaforiche più ardite (“treno del mare” o “ecchimosi” riferita alla tenebra che avanza). Domina l’idea di una natura che si trasforma, che si prepara a vivere il mistero della notte: qui le stelle diventano “inesistenti” o cancellate dall’inquinamento luminoso della città; “le favole” ungarettiane sembrano scomparire sopraffatte da “grotte, nidi, tumuli di formiche” e dalle “lampade” di città.

Fabrizio Bregoli

 
 
 
 
ARTHUR RIMBAUD
(1871)
 
L’étoile a pleuré rose au cœur de tes oreilles,
L’infini roulé blanc de ta nuque à tes reins
La mer a perlé rousse à tes mammes vermeilles
Et l’Homme saigné noir à ton flanc souverain.
 
 
 
 
La stella ha pianto rosa al cuore delle tue orecchie,
l’infinito è rotolato bianco dalla tua nuca ai reni
il mare ha imperlato di rosso le tue vermiglie mammelle
e l’Uomo ha sanguinato nero al tuo sovrano fianco.
 
(Da Arthur Rimbaud – Opere in versi e in prosa, Garzanti, 2004)
 
 
 
 
 7
 
GIUSEPPE UNGARETTI
(da Vita d’un uomo. Tutte le poesie, Mondadori, Milano 1996)
 
STELLA
 
Stella, mia unica stella,
Nella povertà della notte sola,
Per me, solo, rifulgi,
Nella mia solitudine rifulgi;
Ma, per me, stella
Che mai non finirai d’illuminare,
Un tempo ti è concesso troppo breve,
Mi elargisci una luce
Che la disperazione in me
Non fa che acuire.
 
 
 
 
 
 
MARGHERITA GUIDACCI
(da Le poesie, Le Lettere, Firenze 1999)
 
ALTAIR
 
Anche tu resterai fra i miei tesori
più diletti, da quando in un notturno
giardino silenzioso (dolce l’erba
ai miei passi come dolce la mano
che mi guidava e sosteneva) a un tratto
in uno squarcio fra le prime nubi
d’autunno, sopra un lungo stelo
di tenebre, ai miei occhi
stupefatti ti apristi,
fiore di luce, Altair.
 
 
 
 
 
 
PIERLUIGI BACCHINI
(da Poesie 1954-2013, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 2013, a cura di Alberto Bertoni; bibliografia di Camillo Bacchini)
 
IN VILLA
 
Il processo notturno
sulle creste occidentali
conserva un trasparente chiaro,
e ancora mostra i poderosi dorsi
del pianeta.
Come peli ruvidi nelle forre d’un volto maschile
spuntano nelle vallette le querce
gli olmi e le varie acacie dei boschi:
lente d’ingrandimento su vegetazioni di barbe –
si acquietano, microrganismi dermici, le gazze
e i picchi che battono i duri becchi sui tronchi.
E mentre la luna
fa passare veloci spettri lungo il Rio Campanara,
gli spezzettati lombrichi muovono e impastano
sostanze organiche,
e a orari stabiliti per la grande valle di destra
romba distante il treno del mare.
La rifrazione atmosferica ritarda l’avvento.
Ma nella pianura, a oriente,
fa quasi notte, con smagliature di fumo
e fasce di sonno. Ecchimosi.
Apparenze di stelle inesistenti. Altre esistenti
non si vedranno. Tane, dove lavorano morbide pellicce,
grotte, nidi, tumuli di formiche
popolano il globo e le lampade laggiù di paesi e città
accecano le stelle.