POESIA A CONFRONTO: Biciclette

 
 
 
 

POESIA A CONFRONTO: Biciclette
PASCOLI, CAPRONI, SERENI, PENNA

 
 
 
 

Basta salire in sella, dare la giusta spinta ai pedali e si è pronti a partire, in questo viaggio che vede come protagonista dei versi che seguiranno la bicicletta.

Giovanni Pascoli offre un riferimento esplicito alla bicicletta nel titolo della poesia, anche se poi la sua presenza nel testo si manifesta solo nella forma della onomatopea che chiude ciascuna delle tre sezioni: un suono magico, evocativo, che si ripete ipnoticamente in ciascuna chiusa. La poesia è tutta centrata sui suoni che si succedono di verso in verso a creare un’atmosfera sospesa e misteriosa, che chiede un ascolto attento, manda segni che alludono tutti a un’idea di transitorietà, di “addio”, come si dice nella terza sezione. La pedalata, che immaginiamo avvenire di giorno, si conclude con l’arrivo della sera, portatrice di pace e di “riposo”, pronta a accogliere con la sua “piccola lampada” e al suono della “piccola squilla”, del suo “palpito”.

È il tema della memoria, invece, a dominare la poesia di Sereni in cui la rievocazione di un “fruscio” “di velocipedi” nel cuore dell’estate si contrappone con lo stato d’animo presente che viene assimilato a un “lamento di treni”, espressione che sintetizza bene il cruccio per la scomparsa di quelle “anime” a cui si lega naturalmente il ricordo dell’autore. Il distico finale, messo in evidenza, sottolinea l’irrevocabilità del passato, l’impossibilità del ricongiungimento: “E là leggera te ne vai sul vento, / ti perdi nella sera.”

Teneramente ironica, la poesia di Caproni, dedicata alla madre scomparsa, si contraddistingue per la levità e la grazia dei versi che ritraggono con evidenza quell’unico dettaglio: la madre in bicicletta per le strade di Livorno, situazione capace da sola di dare “scandalo”, per quello “spirito di emancipazione” che quel semplice gesto poteva significare in quegli anni.

Di Sandro Penna proponiamo una poesia che si accorda perfettamente con i suoi temi e la sua cifra stilistica: assistiamo a un ritratto in versi di un giovane “in tuta”, che posa accanto a sé la “stanca bicicletta” (una preziosa ipallage) e che immediatamente attira l’attenzione del poeta, consapevole che tuttavia gli è negato un congiungimento, perché la sua vita non può se non “restare ormai com’è”, cioè impossibilitata a manifestare liberamente le sue aspirazioni, i suoi desideri. Tutto gioca sulla contrapposizione fra realtà e desiderio, libertà e obbedienza alle convenzioni sociali.

 

Fabrizio Bregoli

 
 
 
 
GIOVANNI PASCOLI
(da Canti di Castelvecchio – Zanichelli, 1903)
 
LA BICICLETTA
 
I
Mi parve d’udir nella siepe
la sveglia d’un querulo implume.
Un attimo… Intesi lo strepere
cupo del fiume.
 
Mi parve di scorgere un mare
dorato di tremule messi.
Un battito… Vidi un filare
di neri cipressi.
 
Mi parve di fendere il pianto
d’un lungo corteo di dolore.
Un palpito… M’erano accanto
le nozze e l’amore.
dlin… dlin…
 
 
 
 
II
 
Ancora echeggiavano i gridi
dell’innominabile folla;
che udivo stridire gli acrìdi
su l’umida zolla.
 
Mi disse parole sue brevi
qualcuno che arava nel piano:
tu, quando risposi, tenevi
la falce alla mano.
 
Io dissi un’alata parola,
fuggevole vergine, a te;
la intese una vecchia che sola `
parlava con sé.
dlin… dlin…
 
 
 
 
III
 
Mia terra, mia labile strada,
sei tu che trascorri o son io?
Che importa? Ch’io venga o tu vada,
non è che un addio!
 
Ma bello è quest’impeto d’ala,
ma grata è l’ebbrezza del giorno.
Pur dolce è il riposo… Già cala
la notte: io ritorno.
 
La piccola lampada brilla
per mezzo all’oscura città.
Più lenta la piccola squilla
dà un palpito, e va…
dlin… dlin…
 
 
 
 
 
 
VITTORIO SERENI
(Da Frontiera, Edizioni di “Corrente”, 1941)
 
In me il tuo ricordo è un fruscìo
solo di velocipedi che vanno
quietamente là dove l’altezza
del meriggio discende
al più fiammante vespero
tra cancelli e case
e sospirosi declivi
di finestre riaperte sull’estate.
Solo, di me, distante
dura un lamento di treni,
d’anime che se ne vanno.
 
E là leggera te ne vai sul vento,
ti perdi nella sera.
 
 
 
 
 
 
GIORGIO CAPRONI
(da Il seme del piangere – Garzanti, 1959)
 
SCANDALO
 
Per una bicicletta azzurra,
Livorno come sussurra!
Come s’unisce al brusìo
dei raggi, il mormorìo!
 
Annina sbucata all’angolo
ha alimentato lo scandalo.
Ma quando mai s’era vista,
in giro, una ciclista?
 
 
 
 
 
 
SANDRO PENNA
(da Poesie (1927-1938) – Garzanti, 1987)
 
È pur dolce il ritrovarsi
per contrada sconosciuta.
Un ragazzo con la tuta
ora passa accanto a te.
 
Tu ne pensi alla sua vita
– a quel desco che l’aspetta.
E la stanca bicicletta
ch’egli posa accanto a sé.
 
Ma tu resti sulla strada
sconosciuta ed infinita.
Tu non chiedi alla tua vita
che restare ormai com’è.