La moglie perfetta e le virtù della tartaruga


 

Claudio Eliano era un simpatico imbroglione. Basti dire che pur avendo trascorso tutta la sua vita a Roma, dove era nato all’epoca dell’imperatore Marco Aurelio, nella seconda metà del II secolo d.C., scrisse esclusivamente in greco; quanto alle sue opere, presentate dal loro autore come frutto di estenuanti ricerche, si tratta in realtà di compilazioni realizzate saccheggiando le fonti precedenti, spesso senza neppure menzionarle. È il caso dello scritto più importante di Eliano, i diciassette libri Sulla natura degli animali, un florilegio di curiosità zoologiche nel quale osservazioni scientificamente fondate si mescolano a notizie del tutto inverosimili o senz’altro assurde. Ecco, ad esempio, alcune delle informazioni che il naturalista fornisce a proposito delle tartarughe: «La tartaruga terrestre è un animale molto sensuale: mi riferisco però al maschio, perché la femmina si sottopone di malavoglia al coito. […] Essa si accoppia soltanto tutte le volte che volge il suo sguardo verso il maschio; e il maschio, non appena ha soddisfatto il suo desiderio, sparisce. La femmina, invece, fatica molto a rigirarsi, a causa della grossezza del suo guscio e del fatto che è stata premuta contro il suolo. Ne consegue che il suo compagno la lascia come pasto già pronto per gli altri animali […]. Questa è la ragione che provoca nelle femmine tale repulsa, e poiché sono moderate nel piacere e antepongono al godimento sessuale la salvezza, i maschi non possono convincerle all’accoppiamento» (trad. di F. Maspero).

Dunque la tartaruga femmina è «moderata nei piaceri» e «si sottopone di malavoglia al coito». Non per niente, in un altro punto della sua enciclopedia Eliano ricorda l’insanabile ostilità che oppone questo animale alla pernice, la quale invece è preda di un «violentissimo impulso erotico» che la rende «schiave della lussuria». Chi l’avrebbe detto, le pernici. Viene voglia di continuare a sfogliare il nostro zoologo, alla ricerca di altre informazioni sulle ritrose tartarughe. Veniamo così a scoprire che le femmine di questa specie sono anche madri sagge e previdenti: le tartarughe marine, in particolare, depongono le loro uova sulla terraferma, seppellendole sotto la sabbia, poi tornano in acqua e riescono a calcolare con stupefacente esattezza i quaranta giorni necessari perché l’uovo sia pronto alla schiusa e a ricordare il punto preciso in cui lo avevano sepolto.

Sin qui gli zoologi; ma nel mondo antico, si sa, gli animali sono protagonisti anche di un gran numero di miti. La tartaruga non fa eccezione, anzi la storia che si raccontava sul suo conto appare decisamente interessante. Tutto ebbe inizio quando si celebrò in cielo il matrimonio per eccellenza, quello tra Zeus ed Era: gli sposi vollero infatti che anche gli uomini e gli animali partecipassero alla festa e chiesero a Ermes, l’infaticabile messaggero degli dèi, di diramare ovunque il prestigioso invito. Mentre però tutti gli altri aderirono con entusiasmo, la sola Chelone, una vergine nota per il suo carattere polemico e linguacciuto, adduceva un pretesto dopo l’altro per restare a casa e nel frattempo non smetteva di ironizzare su quelle nozze; fu così che Ermes si vide indotto a scendere nuovamente sulla terra e a trasformare l’incauta fanciulla nell’animale che da lei prese il nome (chelone è appunto l’equivalente greco di “tartaruga”), togliendole la voce, strumento della sua maldicenza, e imponendole di portare per sempre sul dorso quella casa da cui aveva rifiutato di separarsi.

Questo è quanto? Non ancora, perché del nostro anfibio parla anche un autore che greco lo era davvero, Plutarco: nei suoi Consigli agli sposi, questi fa sapere che il celebre scultore Fidia realizzò tra le altre una statua in cui Afrodite era rappresentata in equilibrio su una tartaruga, perché l’animale «simboleggia le due virtù femminili del tacere e del badare alla casa». Ecco dunque le due punizioni inflitte alla povera Chelone trasformarsi in altrettante virtù: la moglie ideale, spiega infatti Plutarco, farà bene a parlare il meno possibile e a restare confinata nel solo spazio della casa. E siamo certi, sebbene questo Plutarco non lo dica, che il buon Fidia non avesse dimenticato la ritrosia sessuale delle tartarughe e che il suo capolavoro volesse suggerire anche questa virtù alle signore giunte ad ammirarlo.

Fu così che alla tartaruga toccò il privilegio di offrire alle mogli greche e romane un modello di perfetto comportamento coniugale. Possiamo immaginare l’invidia delle pernici.