Eretica Edizioni

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Alessandro Canzian intervista Giordano Criscuolo – Eretica Edizioni
 
 

L’Editoria di Poesia sta vivendo un momento particolarmente felice a fronte di un interesse sempre maggiore per la parola poetica. Da anni articoli e blog parlano di una rinascita della poesia anche se, spesso, questo entusiasmo non corrisponde alle vendite. La vostra Casa Editrice, per quanto riguarda la poesia, come procede all’interno di queste due direttive (interesse/vendite)?

I piccoli editori possono permettersi il lusso di pubblicare solo quello che amano. A volte c’è un rientro economico e volte no. Tuttavia la poesia se ne frega di queste cose e, sinceramente, interessa poco anche a me. Le vendite fanno parte della matematica e la matematica, per citare Venditti, non sarà mai il mio mestiere.

 

Spesso si dice che il costo utile a far vendere un libro è più alto del prezzo del libro stesso. Vi ritrovate di questo adagio? Quanto incidono le presentazioni sul vostro fatturato tenendo conto del rapporto costo/guadagno?

Ogni editore, in collaborazione con gli autori, si inventa mille cose per arrivare sempre a più lettori. Si tratta quasi sempre di investimenti in “energia” e “passione” (è quello che possiamo permetterci). Dunque non mi ritrovo del tutto in questo adagio. Raramente la Casa Editrice organizza presentazioni. Siamo ancora molto piccoli e lontani da grossi centri. Nella maggior parte dei casi sono gli autori stessi ad organizzarne e i distributori gestiscono gli ordini dei libri. A fine anno mi importa poco – o meglio: mi importa il giusto – quanto ho guadagnato. Mi chiedo se sono stato abbastanza felice, se mi sono goduto i figli, se ho passeggiato con i miei amici quando lo volevo e se ho mangiato pizze a sufficienza. Questo mi basta.

 

Negli ultimi anni, anche nella piccola editoria, è emersa l’esigenza di capire cosa fa l’Editore. Di comprenderne cioè l’identità. Qual è la vostra identità specifica? Cosa sanno di trovare i vostri lettori nei vostri libri?

A noi arrivano circa quaranta manoscritti a settimana. L’anno scorso, in un anno, ne abbiamo pubblicati quaranta. Questo per dire che pubblichiamo solamente le opere che più ci hanno emozionato. Alcuni autori che hanno pubblicato con noi sono scrittori o giornalisti affermati, altri sono scrittori sconosciuti. Tutti sono bravissimi. Per questo durante le fiere invito sempre i lettori a leggere le prime parole di un romanzo scelto a caso: ho la certezza di avere su quello stand i più grandi scrittori italiani. Non di nome, di arte.

 

Qual è il dato innovativo della vostra attività editoriale?

Non so, è tutto così spontaneo. Magari possono dirlo i lettori.

 

Editing si o editing no in poesia?

Correzione di eventuali errori (ovviamente) sì. Editing no. Se avessero fatto l’editing a La Divina Commedia non sarebbe stata La Divina Commedia.

 

Print on demand, Print on sale o tiratura definita?

Arabo per me, non capisco cosa significhino queste cose. Editoria classica: amiamo un’opera, la pubblichiamo, ci investiamo, stampiamo un numero minimo di copie e cerchiamo di arrivare ai lettori. Quando le copie finiscono ne stampiamo altre. Questo per evitare grandi investimenti e per una questione di magazzino (la sede di Eretica è un minuscolo garage di pochissimi metri quadrati).

 

Anni fa una Casa Editrice era fatta dai propri autori. Sempre più spesso oggi si ha l’impressione che siano gli Editori, anche in poesia, a fare gli autori. Voi cosa ne pensate e come vi comportate in questa prospettiva?

Mi ricollego alla risposta precedente.

 

L’Italia è un mondo piccolo dove l’azione di un singolo o di un gruppo limitato di persone può provocare effetti sulla collettività per anni. Nell’Editoria di Poesia siamo passati dall’abitudine del contributo autoriale alla paura dello stesso anche grazie all’elenco di Writer’s Dream. Producendo di fatto la nascita di un modello editoriale ancor più dannoso (a parere di chi scrive) dell’editoria cosiddetta a pagamento. Si vedono editori (mi si perdoni l’impossibilità di mettere la e maiuscola in questo caso) pubblicare decine e decine di titoli nella consapevolezza che l’autore si comprerà alcune copie (invece di vendere 100 libri a un autore eap si vendono 10 libri a 10 autori noeap sotto loro stessa richiesta, anche grazie alla stampa digitale). Si vedono contratti che obbligano l’autore a vendere fino a 250 copie a nome dell’editore prima di mettere il libro stesso nel sito. E tutta una serie di contratti rigorosamente noeap accomunati dalla bandiera de l’autore è il miglior promotore di se stesso. Sapendo poi che le vendite di un libro di poesia sono spesso vendite del personaggio, e quasi mai del libro (e anche quando ci sono sono irrisorie, anche a detta della grande Editoria), come interpretate voi la contrapposizione libro di qualità / libro che si vende?

Nel nostro sito, alla pagina Contatti, abbiamo scritto che ci piace, infine, ricordare allo scrittore che un libro acquista la sua nobiltà nel momento in cui emoziona anche un solo lettore e che lo spessore culturale e artistico delle parole in esso contenute non è mai relazionato alla fama e alla distribuzione di un determinato numero di copie: la bellezza di un verso tende all’infinito e non per una formula matematica.

 

Una caratteristica positiva e una negativa dell’Editoria di poesia di oggi.

Non ho elementi a sufficienza per poter rispondere. Conosco i poeti di oggi solo grazie ai manoscritti che arrivano in redazione.

 

Un avvertimento agli autori di Poesia, esordienti e non.

L’arte è un’esigenza, un istinto. Non si scrive per pubblicare o per vendere. Lo scultore vede un marmo e pensa a cosa c’è dentro. In quel momento ignora il mondo e non si cura del compratore che acquisterà la futura scultura. È arte.

 
 
 
 

 
 
 
 

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