Rainer Maria Rilke

Rainer Maria Rilke

 
 

Dedicati alla diciannovenne morta di leucemia Wera Ouckama Knoop, i sonetti in un luogo di solitudine sgorgarono senza dare fiato a Rainer Maria Rilke (1875-1926). Tra il 2 e il 5 febbraio 1922 il poeta compone 25 sonetti, a cui se ne aggiunge uno, che costituiscono la prima parte quasi definitiva dei Sonetti a Orfeo: Ma già il 7 febbraio scrive la Settima Elegia, tra il 7 e l’8 l’Ottava, il 9 completa la Sesta, l’11 conclude la Decima (aveva messo mano anche alla Nona), sostituisce la Quinta. Infine il 23 febbraio compone altre ventinove poesie che vanno a formare la seconda parte dei Sonetti a Orfeo. In quegli stessi giorni compone liriche “randagie”. Rilke stesso parla di “miracolo” e di “grazia”. Nel marzo 1923 Insel pubblica i Sonetti a a Orfeo, mentre in autunno è la volta delle Elegie Duinesi. Tra il 1924 e il 1926 scrive gran parte delle sue poesie francesi (Verzieri, Le Quartine Vallesane, Le Rose, Le finestre) prezioso omaggio alla sua seconda lingua. Quando nel 1926 Rilke muore, aveva già previsto l’epigrafe: “Rosa, oh pura contraddizione, gioia / di non essere il sonno di nessuno sotto tante /palpebre. La struttura dei Sonetti è tradizionale (due quartine più due terzine) e non rinuncia alla rima. La metrica invece è trattata con molta libertà. Nella garzantina sui Sonetti (2000), i saggi sono di Maddalena Longo e Rina Sara Virgillitto, che ha curato la traduzione ed è morta senza poter rivedere le bozze nel 1996.

Pierangela Rossi

 
 
 
 
I, 2
 
E una adolescente era, e da questa
felicità di lira e canto uscì,
chiara velandosi di primavera,
e nel mio orecchio si fece un giaciglio.
 
E in me dormiva. E tutto era il suo sonno:
gli alberi, amore mio antico, e queste
lontananze sensibili e l’erbe viventi
e ogni stupore che a sé m’arrendeva.
 
Dormiva il mondo. O Iddio del canto, come
l’hai compiuta, che non l’essere desta
fosse il primo desio? Sorse, e dormiva.
 
La sua morte dov’è? Questa sua musica
la troverai prima che il canto ceda?
E da me dove afonda?… Adolescente…
 
 
 
 
 
 
I, 4
 
O  amorose, entrate talvolta
in quel respiro che non v’intende,
lungo le gote spartire lascia telo:
dietro vi palpita, è Uno sempre.
 
O voi beate, voi salve già,
voi che radice dei cuori sembrate,
arco a saetta, a saette bersaglio,
nel lacrimato riso più eterne.
 
Non vi spauri il soffrire, pesante:
alla terrestre gravità rendetelo:
peso hanno i monti, pesante il mare:
 
gli alberi pure, che bimbe piantaste,
pesano troppo oramai: non potreste
reggerli. Ma l’aria… gli spazi…
 
 
 
 
 
 
I, 7
 
Lodare è questo! Chiamato a lodare
sprigionò come il metallo dal muto
macigno. Il suo cuore, fragile torchio
di un vino agli uomini inarrestabile.
 
La voce in polvere non gli si sbianca
quando il modello divino lo avvinghia.
Vigna ogni cosa si fa, si fa grappolo
che nel suo Sud sensitivo matura.
 
Putrefazione in sepolcri di Re
non gli sbugiarda il canto, la lode,
non dagli Dei il calare d’un’ombra.
 
Fra i messaggeri è uno che resta –
e addentro ancora alle soglie dei morti
coppe sorregge di frutti gloriosi.
 
 
 
 
 
 
I, 12
 
Lo spirito lodiamo, che può coglierci
in Uno; invero, in figure viviamo
e a passi corti gli orologi avanzano
accanto al nostro giorno di realtà.
 
Senza sapere il nostro luogo vero
muoviamo da rapporto senza errore.
Hanno contatti antenne con antenne,
la lontananza vuota recò…
 
Pura energia. Musica di forze!
Nel fare quotidiano, umile, ogni
perturbazione non ti s’allontana?
 
Pur chi lavora nei campi e s’affanna,
ove in estate si trasforma il seme
mai non basta da sé. La terra dona.
 
 
 
 

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