Peter Handke

Peter Handke

 
 

Fresco di Nobel e delle discussioni seguite, sociologiche, Peter Handke (1942) può rispondere che non sono queste discussioni (e politica e sociologia) a guidare la poesia e la letteratura. Il Nobel così acquista il senso di un riconoscimento dovuto ad un autore che nei lunghi romanzi scrive lento, non accontentandosi di minimi particolari, ma anzi profondendosi in elenchi di per sé poetici. Qui presentiamo il Canto alla durata, concetto espresso da Benjamin. Ho in mano il Canto alla durata, bellissimo, uscito da Einaudi nel 1995 e scritto nell’86. Nella nota biografica si sottolinea la nascita in Austria e la vita in Francia. E che ha iniziato a scrivere negli anni Sessanta come narratore sperimentale. Un suo romanzo del 1970 (La paura del portiere prima del calcio di rigore) è diventato un film di un altro grande, Wim Wenders. Tra l’altro ha scritto Infelicità senza desideri e La donna mancina. Tra i libri più recenti, Saggio sul luogo tranquillo e Saggio sul cercatore di funghi, editi da Guanda.

Il Canto alla durata, poemetto di poesia narrativa, è molto bello e ha avuto un gran successo in Italia. Dice Handke: “La poesia è uno dei migliori supporti in questa ricerca interiore” della durata nella vita.

Pierangela Rossi

 
 
 
 
E da tanto che voglio scrivere qualcosa sulla durata,
non un saggio, non un testo teatrale, non una storia –
la durata induce alla poesia.
Voglio interrogarmi con un canto,
dire e affidare a un canto
cos’è la durata.
 
Quante volte ho avvertito la durata
nei primi segni di primavera alla Fontaine Sainte-Marie,
nel vento notturno della Porte d’Auteuil,
nel sole estivo del Carso,
nell’incamminarmi all’alba verso casa dopo un’intesa.
 
 
 
 
 
 
“Ci vogliono giorni, passano anni”:
Goethe mio eroe
E maestro del dire essenziale,
anche questa volta hai colto nel segno:
con i decenni, con il tempo della nostra vita:
ecco, la durata è la sensazione di vivere.
 
 
 
 
 
 
Vorrei avvicinarmi comunque
All’essenza della durata,
potervi accennare, parlarne nel modo giusto,
farla vibrare,
quell’essenza che ogni volta mi ridà slancio.
Eppure in un primo momento mi viene di intonare
soltanto una litania fatta di singole parole:
sorgente, prima neve, passeri, piantaggine,
albeggiare, imbrunire, benda sterile, accordo.
 
 
 
 
 
 
Restando fedele
a ciò a ciò che mi è caro e che è la cosa più importante,
impedendo in tal maniera che si cancelli con gli anni, sentirò poi forse
del tutto inatteso
il brivido della durata
e ogni volta per gesti di poco conto
nel chiudere con cautela la porta,
nello sbucciare con cura una mela,
nel varcare con attenzione la soglia,
nel chinarmi a raccogliere un filo.
 
 
 
 

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