Fabio Pusterla

Fabio Pusterla 1

Foto di Dino Ignani

 
 

Il modello per Pusterla è Sereni, ma poi, come ognuno può vedere, ha preso una strada sua, molto diversa. Laddove Sereni racconta, Pusterla fa un sur-racconto e le poesie sono comprese dal lavoro di bulino di parole e poesie complicate. Pusterla è nato nel ’57 a Mendrisio, nel Canton Ticino. Vive ad Albogasio, sulla sponda italiana del lago di Lugano. Ha esordito nell’85. I suoi libri più recenti sono Il nervo di Arnold. Saggi e note sulla poesia contemporanea (2007) e Una goccia di splendore. Riflessioni sulla scuola nonostante tutto (2008). Ha pubblicato Le terre emerse (1985-2008) per Einaudi. Il libro è uscito nel 2009.

Pierangela Rossi

 
 
 
 
Le parentesi
 
L’erosione
cancellerà le Alpi, prima scavando valli,
poi ripidi burroni, vuoti insanabili
che preludono al crollo. Lo scricchiolìo
sarà il segnale di fuga: questo il veretto.
Rimarranno le pozze, i monta ruzzi casuali,
le pause di riposo, i sassi rotolanti,
le caverne e le piante paludose.
Nel mondo nuovo rimarranno, cadute
Principali e alberi sintattici, sperse
Certezze e affermazioni,
le parentesi, gli incisi e le interiezioni:
le palafitte di domani.
 
 
 
 
 
 
Fine inverno 1983
 
Fuoco (fuoco!) e crepitanti
fiammate nei prati e tempesta
di vento sulle case degli uomini.
Ma io sono
l’ululante pantera: digrigno
i denti aguzzi, scendo dai ghiacci,
dalle rocce azzurre, mi travesto (m’imbelletto),
m’accosto odorosa e li afferro.
Cerco il sangue e le ossa.
 
 
 
 
 
 
Al doganiere
 
Al doganiere dichiaro
Una scatola d’ovomaltina,
frutta secca, piselli sottovuoto;
due bottiglie di vino.
Taccio invece di te, della tua foto
nascosta tra i documenti.
annuisce contento:
mi crede sano.
 
 
 
 
 
 
Due sfondi
 
I
 
Rade un gabbiano l’acqua a volo teso:
e non la increspa.
La nebbia lo inghiotte.
Un cane annusa
curioso della merla che saltella.
Anatre verdi e uccelli vari
vari scherniscono (gracchiando)
il nostro silenzio.
 
 
 
 
II
 
I pioppi, a prenderli da dritta,
imbroccandone il filare,
sono lunghe distese
parallele, ossessive.
Ruotando l’asse
la visione si fonde
nel verde amalgama
mutevole basso foglioso
a velare ciò che segue
sullo sfondo.
 
 
 
 
 
 
Val Trodo
 
Scende aguzza e incassata dal Tamaro
Val Trodo, con scossoni di pietra ferrigna,
rossastra (scoscesa ripa prima, poi bosco
fitto, deserto), solcata
di scure righe laterali, quasi a picco,
senz’acqua. Nascosti in agguato:
i bunker, le sagome automatiche,
gli obici pesanti.
Qui si insegna la guerra.
 
 
 
 

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