Cattedrali libere maestose sono gli alberi – Carmelo Cutolo

Cattedrali libere maestose sono gli alberi - Carmelo Cutolo 1

 
 
 
 
Neri tuoni sfavillano
imprigionati tra i nembi e il tramonto.
 
È l’ora in cui i grovigli
celesti si schiudono,
e un fulgido segreto volteggia.
 
Risali la cascata
che vortica e ti bagna;
io ascolto la terra
che ha seppellito il cuore,
reliquia d’un baleno soffocato.
 
I sensi sono il buio
oceano, profondo come gambe
lisce e strette da mani,
che vibranti sprofondano
nel lontano profumo:
disseterebbe in un sorso il corpo,
quando ci implora di essere
ovunque posseduto.
 
Il tempo è sospeso. Mi conduco
tra macchie verdi e gialle che tagliano
i sentieri. Cattedrali libere
maestose sono gli alberi, i pascoli
piazze gremite, un canto il cinguettio.
 
 
(Carmelo Cutolo, La spuma del tempo, Oèdipus, 2020)
 
 
 
 

I versi di Carmelo Cutolo sono un continuo rimando a un’esperienza umana che cerca il proprio senso trasfigurandosi in immagini naturalistiche, in cui l’io del testo, da un lato, si smarrisce, mentre, dall’altro, trova una migliore significazione alle proprie vicissitudini esistenziali.

Tale procedimento viene esperito attraverso una forma ricercata, immagini dal dettaglio prezioso, dove il protagonista dei testi è in solitudine contemplativa o in attitudine di auscultazione del segreto del mondo, con cui cerca un contatto, un’identificazione.

Nel primo dei testi proposti, ad esempio, l’inquietudine dei tuoni, “imprigionati tra i nembi e il tramonto”, restituisce un sentire molto umano, che si amplifica tra “i grovigli / celesti” che “si schiudono”; nel risalire la cascata e nell’ascoltare la terra (“che ha seppellito il cuore”, sovrastando l’uomo) è possibile intuire “un fulgido segreto”.

Quanto detto trova ulteriore conferma procedendo la lettura (“I sensi sono il buio / oceano”, dove le profondità marine diventano riflesso di una fisicità condivisa e inspiegabile (“profondo come gambe lisce … disseterebbe in un sorso il corpo”).

La percezione dell’esistere trasfigurata nell’ambiente si proietta infine anche sul trascorrere del tempo, in una ricerca di orientamento e significato che ha il sapore di un rito di iniziazione attraverso i segreti della natura: “il tempo è sospeso … tra macchie verdi … che tagliano / i sentieri … cattedrali libere / maestose sono gli alberi, i pascoli / piazze gremite, un canto il cinguettio”.

Riprendendo una serie di topoi caratterizzanti molta poesia classica (ma anche simbolista e ottocentesca), la corrispondenza tra introspezione e riscontro nell’immagine della natura è in qualche modo pacificante scoperta di una prospettiva di senso, di armonia, che restituisce all’io del testo una percezione di appartenenza e di identità, rasserenando anche le istanze esistenziali più inquiete e tumultuose.

 

Mario Famularo