Samuele Editore

Bozza automatica 1046
 
 

Apriamo, accanto alle interviste ai poeti di Michele Paoletti, una sezione dedicata alle interviste agli Editori, che curerò io stesso. La prima, data la mia professione di Editore, vuole dare il la alla rubrica non in forma di intervista ma di riflessione aperta, a volte un po’ polemica (come ci insegnano gli amici di Pangea), comunque trasparente.

 

Alessandro Canzian

 
 

La primavera della Poesia

La Poesia oggi vive un momento ricco di attenzione tanto che, quando sento (e purtroppo spesso) dire che i poeti si vergognano di proporsi o che la Poesia è la più rinnegata delle arti mi viene letteralmente da ridere. E non in senso positivo. Perché oggi tutti aspirano a diventare poeti e questo è diventato il male della Poesia. Del mondo della Poesia. Non abbiamo più un pubblico della Poesia ma un esercito di poeti che hanno imparato a seguire determinate regole di conformità. Insomma si adeguano a un modello. Sei giovane, mediamente intelligente, ti basta abbassare lo stile fino al semi-incomprensibile (la domanda diventa: perché sei andato a capo? e a un certo punto capisci che è addirittura meglio se non la poni proprio) e parlare di cose che hanno facile presa. Ed ecco sei poeta.

Oggi trovare consensi non è affatto difficile. Dai al pubblico quello che vuole e il pubblico ti premierà con like su Facebook e Instagram. Entra in un circuito e automaticamente verrai invitato ad altri festival e letture pubbliche perché il processo si autoalimenta. Chi arriva ad avere un punto di visibilità porta quel punto ad altri che lo invitano e questo ricrea la medesima dinamica. È l’algoritmo di Facebook diventato realtà, la vecchia dinamica dei premi letterari (fai vincere il nome perché così ti porta prestigio e così facendo tu riporti al nome i suoi quindici minuti di celebrità). Anche se non ce ne rendiamo conto sembra una delle migliori puntate di Black Mirror.

La cosa assurda è che, presi singolarmente, tutti sono d’accordo sulla pochezza di certa parte della Poesia italiana. A Roma ho sentito dire la frase non c’è più nemmeno linguaggio, a Milano si è abbastanza indifendibile, eppure poi a livello d’immagine tutti danno pacche sulle spalle a tutti, e il processo appunto si autoalimenta.

La primavera della Poesia oggi è un contenitore abbellito che segue le regole del marketing: migliora il packaging perché ormai tutto si gioca lì. Non importa cosa ci metti dentro, importa come lo proponi. E il fare cultura diventa un’operazione di comunicazione il più efficace possibile. Che poi finisce con il diventare una sorta di pseudo canone da seguire. Ma cosa resta di tutto questo? Cosa effettivamente stiamo facendo oltre un bello scambio di like a livello virtuale quanto reale?

Una delle cose più evidenti di questa primavera della Poesia è l’appoggio dei padri. Adesso non entro in merito alla dinamica ma voglio solo ricordare una cosa: io ho quarant’anni e quindi faccio parte di quella generazione perduta come ormai è stata definita. Quella generazione a cui i padri hanno tolto tutto, non hanno lasciato nulla, per mantenere il più possibile ricchezze e poteri. Una generazione che non ha più lavoro, casa, non ha più nemmeno una famiglia perché il mondo e la cultura che ci hanno dato è completamente svuotato di ricchezza, potere, valori. Dove sono? Li hanno ancora i padri, valori a parte. Quei padri che oggi sono in pensione e/o continuano a gestire la società. E a noi resta solo la possibilità di prendercela con qualcuno per gestire ciò che non è più solo frustrazione ma un vero e proprio fallimento a cui ci hanno costretto. Ecco, pensando alla storia recente mi vengono un po’ i brividi quando vedo un padre proporre un giovane poeta.

Certo non possiamo negare che comunque, lamentele a parte, escono ancora buoni libri di Poesia. Quelli che ormai possiamo definire degli outsider esistono e pubblicano libri che il tempo giudicherà. Non sono qui infatti a fare il piccolo Berardinelli della situazione, certo è che come Editore spesso fatico a nascondere il fastidio a vedere determinati fenomeni poetici che di sostanza hanno ben poco. La Poesia insomma non è affatto morta (e nemmeno può morire), solo non cammina nel turistodromo.

 

Presentare un libro di Poesia

Una delle cose che gli autori spesso non sanno, o che non vogliono sapere, è che il costo della promozione di un libro è spesso più alto del guadagno del libro stesso. La matematica non è un’opinione e i conti si fanno facilmente.

Una presentazione a Roma costa, per me:

promozione Facebook: 10 euro

viaggio Pordenone-Roma andata e ritorno: 100/120 euro

soggiorno a Roma una notte: 50 euro

cena a Roma: 20/25 euro

Il costo della presentazione sarà quindi, ponendo che non ci siano affitti di salette né costi di promozione oltre Facebook: 200/220 euro.

Ponendo che un libro costa mediamente 12 euro so che dovrò vendere 18 libri solo per pagare le spese, ovviamente chiedendo scusa agli eventuali clienti perché non posso permettermi di fare sconti.

Di fronte alla matematica, e all’esperienza (vendere 18 libri a una presentazione è un successo che capita anche, ma è difficilmente ripetibile ed è il motivo per cui il metro di misura di un autore non è uguale al metro di misura di un Editore), le presentazioni dei libri sono momenti di perdita economica ingente.

Ciononostante le facciamo, le proponiamo, creiamo cicli di incontri non per vendere quelle 18 copie (in realtà per avere senso dovremmo venderne il doppio, 36 copie) ma per fidelizzare un gruppo di persone che comprerà quelle 18 copie magari in due anni, ma le comprerà. Producendo un sistema economico fallimentare nel breve termine ma che avrà senso nel lungo termine. Parliamo di anni. Perché questo fa un Editore: investe non in un libro, ma in un periodo di anni creato da diversi libri.

È questo il vero significato del credere nella Poesia che tanto viene millantato da autori spesso di bassa lega che poi finiscono con ignote case editrici non a pagamento (ma che spiegherò poi come in realtà funzionano) oppure con autoproduzioni. Credere nella Poesia significa avere un progetto preciso, identitario, un progetto culturale che nel tempo può modificarsi senza perdere la sua radice originaria. Un progetto che deve sostenersi senza scadere troppo nel commerciale pur dovendo seguire le regole del commercio che non sono quelle dell’Editore, ma quelle del pubblico. Perché il problema non è l’Editore che non ha distribuzione, o non promuove, o non presenta. Il problema è il pubblico che non ha comprato e non compra e produce, come inevitabile conseguenza, la sparizione dei libri dalle librerie, l’accesso negato alla distribuzione, l’altissimo costo della promozione e delle presentazioni.

E il discorso non è se è nato prima l’uovo o la gallina, se sono gli Editori che pubblicano male per cui il pubblico non compra o se è il pubblico che non compra producendo le difficoltà all’Editore (quello stesso pubblico che si lamenta che mancano i libri in libreria, pur non comprandoli). La questione è un atto di responsabilità e di educazione che tutti devono fare, Editori e pubblico compresi. Non a caso ormai, a tutti gli eventi, dico chiaramente ai presenti che l’evento è gratuito, ma è lavoro. Se lo apprezzano sono pregati di acquistare un libro come forma di ringraziamento. Questa è semplice educazione. Che in Italia non c’è.

 

Cosa fa l’Editore. L’identità.

Ho parlato prima di identità. Questo termine, molto caro all’amica Eugenia Toni, è l’indirizzo che l’Editore sceglie. Noi come Samuele Editore siamo partiti, grazie a una proposta di Gian Mario Villalta, dieci anni fa con un autore che lavorava moltissimo sul linguaggio: Dario De Nardin. E questo ci ha dato la direzione. La Samuele Editore, su diversi fronti e a diversi livelli, lavora sul linguaggio. Cerchiamo poeti che siano consapevoli dello strumento parola e cerchiamo poeti che abbiano qualcosa di importante da dire. Qualcosa che affondi nella vita vissuta e che non sia il facile colpo emozionale di molti autori contemporanei. Cerchiamo il linguaggio e l’esperienza. Poi nel tempo abbiamo affrontato il tema dell’autotraduzione, dei miti, ponendo agli autori questo problema e chiedendo loro di affrontarlo. Gli autori sono la risorsa più importante per un Editore, e come Samuele ho l’orgoglio di poter dire che un buon 70% torna e chiede di ripubblicare.

 

Innovazione

L’Editoria è un mondo molto simile a un dinosauro. Vive di una tradizione importante e fatica a cambiare. Ciononostante anche l’Istat, nel modulo che ci obbliga per legge a compilare ogni anno, ha inserito il dato dell’innovazione. Come Samuele Editore noi puntiamo moltissimo a cercare nuovi spazi di promozione, di produzione stessa del libro. Abbiamo lavorato per due anni con il Crowdfunding fino al suo esaurimento. Abbiamo creato cicli continui di Poesia e oggi lavoriamo sui Festival. Proponiamo dirette facebook e laboratori. Nella convinzione che oggi un Editore non sia solo un produttore/promotore di libri ma soprattutto un aggregatore culturale che, sulla base dei libri, produce idee, riflessioni, dibattiti. Al pubblico la responsabilità di farci continuare acquistando i nostri libri.

 

Editing

L’Editing è una delle bestie nere dell’editoria. Ne parlavo a Ritratti di Poesia nel 2013 con l’amico Vincenzo Mascolo, ottimo poeta anch’egli che ho presentato a Una Scontrosa Grazia (uno dei cicli di cui parlavo poc’anzi) quest’anno. E mi fanno sorridere quegli autori che dicono è stato entusiasmante! Abbiamo corretto le virgole! Perché questo non è fare editing.

Editing è mettere in discussione la struttura, l’architettura del libro. Trovarne i punti forti e i punti deboli nel rispetto dell’identità e del linguaggio dell’autore. È discutere testo per testo e verso per verso al fine di far chiedere all’autore se veramente è sicuro di quello che ha scritto. È cogliere le fratture, le sfumature, della Poesia e della personalità dell’autore al fine di aiutarlo a emergere sempre meglio.

L’Editing è un processo invasivo, psicologico quanto tecnico, che serve più al poeta che alla Poesia, e che diventa una responsabilità dell’autore stesso. Perché fare un libro di Poesia che piace oggi è relativamente facile, fare un libro di Poesia che resta molto ma molto meno.

 

Print on demand, Print on sale

Pur cercando d’essere un Editore il più possibile innovativo non posso non confessarmi molto tradizionalista su certi aspetti. Il print on demand (stampa a richiesta) e il print on sale (stampa la copia che vendi) sono metodi che apparentemente sono innovativi, in realtà abbiamo visto hanno prodotto situazioni al limite dell’aberrante. Sono nate tutta una serie di realtà noeap (come si millantano) che ti fanno il libro gratuitamente, o meglio come print on demand o print on sale. Il che vuol dire che il libro non esiste finché qualcuno non lo compra. E per comprarlo deve venirne a conoscenza attraverso la rete. Il che potrebbe anche essere comprensibile accettando di eliminare tutta quella parte di presentazioni dell’Editore, di distribuzione al minimo possibile, di fiere ed eventi vari. Oltre al fatto che il guadagno dell’Editore in questo caso va trovato nella quantità, non nella qualità. Perché giocoforza se io produrrò 100 libri in un mese mi basterà, attraverso le forme suddette, venderne 10 ciascuno per avere un introito di 1000 libri in un mese. 6 mila, 7 mila euro buoni buoni. Sulla quantità, a discapito della qualità.

E di case editrici che giocano su questo fattore ce ne sono a decine. Alcune impensabili perché note. La realtà ci dice che oggi il noeap in Poesia, attraverso il print on demand, è una fregatura maggiore dell’editoria eap, che pure è stata una realtà abbastanza mediocre e criticabile (e su certi aspetti lo è ancora, su altri no in quanto diversi editori eap sono cresciuti e hanno cominciato a fare i veri Editori investendo gli introiti in momenti culturali per gli autori e non solo).

 

Anni fa una Casa Editrice era fatta dai propri autori. Oggi sono gli Editori a fare gli autori.

Questa è una realtà innegabile di oggi. Gli Editori hanno un indirizzo e scelgono gli autori sulla base di quell’indirizzo. Altri, come la Samuele Editore, creano un gruppo di autori che diventa un gruppo di studio alla pari dove si producono idee, ci si confronta, si scrive e si pubblica sulla base delle tematiche che si stanno affrontando.

 

L’Italia è un mondo piccolo

L’Italia è un mondo piccolo dove l’azione di un singolo o di un gruppo limitato di persone può provocare effetti sulla collettività per anni. Nell’Editoria di Poesia siamo passati dall’abitudine del contributo autoriale alla paura dello stesso anche grazie all’elenco di Writer’s Dream. Producendo di fatto la nascita di un modello editoriale ancor più dannoso dell’editoria cosiddetta a pagamento. Si vedono editori (mi si perdoni l’impossibilità di mettere la e maiuscola in questo caso) pubblicare decine e decine di titoli nella consapevolezza che l’autore si comprerà alcune copie. Si vedono contratti rigorosamente noeap accomunati dalla bandiera de l’autore è il miglior promotore di se stesso. Sapendo poi che le vendite di un libro di Poesia sono spesso vendite del personaggio e quasi mai del libro (e anche quando ci sono sono irrisorie, anche a detta della grande Editoria), bisogna prendere atto con grandissima attenzione delle novità e degli accadimenti editoriali, i quali possono produrre benefici, danni, cambi di direzione che ricadono sull’intera comunità per anni. Come abbiamo visto succedere.

 
 

 
 

Commenti