René Char

René Char 1

 
 

René Char (1907 / 1988) ha avuto due traduttori d’eccezione che hanno diffuso la sua poesia, così ellittica, in Italia. Sereni e Caproni. Si sa quasi tutto sul rapporto Char-Sereni, con incontri ravvicinati da un’amicizia a partire dal 1960 e con un carteggio immenso (pubblicato nel 2010). La stessa indagine non c’è stata con Caproni: la sintonia poetica c’è fin dall’inizio, l’amicizia però si costruisce a poco a poco, dopo il ’78, fino a scoprire un’affinità profonda tra i due poeti. A partire dal coinvolgimento di entrambi, combattenti per la Resistenza.

Il libro che abbiamo in mano, tradotto da Caproni, è un’antologia curata da Elisa Donzelli. Ma Char aveva avuto da tempo ammiratori in Italia. Poesia e prosa, edito da Feltrinelli, che snobba il periodo surrealista, esce nel 1962. Da quell’edizione la presente traduzione di Caproni ingloba anche poesie dell’edizione Feltrinelli.

L’introduzione e il commento di questa nuova antologia (esce nel 2018)  fanno toccar con mano l’influenza di Char sulle successive poesie di Caproni (morto nel 1990). Il libro è un’edizione Einaudi (Poesie del 2018). Buona lettura.

Pierangela Rossi

 
 
 
 
Il rigogolo
 
Il rigogolo entrò nella capitale dell’alba.
La spada del tuo canto chiuse il letto triste.
Tutto ebbe fine per sempre.
 
La Maddalena del lumino
Di Georges de la Tour
 

Vorrei che oggi l’erba fosse bianca per calpestare l’evidenza di vederti soffrire: non guarderei sotto la tua mano così giovane la forma dura, senza intonaco della morte. Un giorno a discrezione, altri pur meno avidi di me, ti sfileranno la camicia di tela, occuperanno la tua alcova. Ma si scorderanno andandosene di soffocare il lumino da note e una goccia d’olio si spanderà dal pugnale della fiamma sull’impossibile soluzione.

 
 
 
 
 
 
Ridate loro…
 
Ridate loro ciò che in loro non è più presente,
Rivedranno il grano della messe chiudersi nella spiga e agitarsi sull’erba.
Insegnate loro, dalla caduta al volo,  dodici mesi del volto,
Vorranno bene al vuoto del cuore fino al desiderio seguente;
Giacché nulla fa naufragio o prospera nelle ceneri;
E chi sa la terra giungere a frutto,
Per nulla lo commuove lo smacco anche se ha perso ogni cosa.
 
 
 
 
 
 
Labirinto
 
Scava, ingiungeva la ghiera.
Sanguina! ripeteva il coltello.
E mi strappavano la memoria,
Martoriavano il mio caos.
 
Quelli che m’avevano amato,
Poi odiato, poi scordato,
Si chinavano di nuovo su me.
Alcuni piangevano, altri erano contenti.
 
Fredda sorella, invernale erba,
Andando, t’ho vista crescere,
Più ala dei miei nemici,
Dei miei ricordi più acerba.
 
 
 
 
 
 
Canto d’insonnia
 
Amore che chiami a gran voce, l’innamorata verrà,
Gloria dell’estate, oh frutti!
La freccia del sole le trapasserà le labbra,
Il trifoglio nudo sulla sua carne arriccerà,
Miniatura simile all’iride, l’orchidea,
Il più antico dono dei prati al piacere
Che la cascata instilla, che la bocca libera.
 
 
 
 

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