Georg Trakl

Georg Trakl

 

Anche le poesie più “felici” di Georg Trakl (Salisburgo 1887 – Cracovia 1914) sono quantomeno malinconiche. Una addirittura si intitola Disfacimento e, lo ripetiamo, è una delle poesie più felici della raccolta Poesie (a cura di Peter Girardi, La vita felice, 2017, traduzione condotta su un libro del 1919, un’antologia dove ovviamente non mancano le poesie sul male e sulla morte). Georg Trakl è stato, per eventi della vita, un poeta tra i più maudit ma – come dire? – malvolentieri.

Leggeva Rimbaud, Baudelaire, Nietzsche, Dostoevskij. Espressionista tra i maggiori, morto giovane, una vita sregolatissima: di sé disse: “non prendo partito, non sono un rivoluzionario. Sono il dipartito, nella mia epoca non ho altra scelta se non il dolore”. Si sentiva l’anticipatore del crollo dei grandi imperi e della divisione tra io e società. (Non ho mai letto un altro libro in cui ritorni più sovente come in questo la parola “putrefazione”).

Pierangela Rossi

 
 
 
 
Disfacimento
 
A sera, quando le campane invitano alla pace,
seguo i meravigliosi voli degli uccelli,
che in lunghi stormi, come devoti cortei di pellegrini,
svaniscono nelle autunnali chiare lontananze.
 
Passeggiando nel giardino immerso nel crepuscolo
penso trasognato ai loro più limpidi destini
e sento appena avanzare la lancetta delle ore.
Così seguo le loro corse oltre le nuvole.
 
Poi un alito di disfacimento mi fa tremare.
Il merlo si lamenta tra i rami spogli.
ondeggia la vite rossa su pergolati arrugginiti,
 
mentre, come macabra danza di pallidi bambini
intorno a oscuri orli di fontane che si sgretolano,
si piegano astri azzurri rabbrividendo nel vento.
 
 
 
 
 
 
Autunno trasfigurato
 
Dunque solenne termina l’anno
con vino dorato e frutta dei giardini.
I boschi intorno tacciono meravigliosi
e sono compagni del solitario
 
Allora dice il contadino: questo è bene.
Voi campane della sera con suono lungo e lieve
fino alla fine ci rendete ancora l’animo lieto.
Uno stormo di uccelli si allontana salutando.
 
È il dolce tempo dell’amore.
Scendendo in battello il fiume azzurro
come si avvicenda piacevole un’immagine all’altra –
e tutto tramonta nella quiete e nel silenzio.
 
 
 
 
 
 
In un antico libro di famiglia
 
Sempre ritorni tu, malinconia,
oh dolcezza dell’anima solitaria.
Di un giorno dorato si spegne l’ultimo ardore.
 
L’indulgente si piega umilmente al dolore
che risuona d’armonia e di tenera follia.
Guarda! È già l’imbrunire.
 
Risuona la notte e un mortale si lamenta
e un altro soffre con lui.
 
Rabbrividendo sotto stelle autunnali
ogni anno di più la testa si piega.
 
 
 
 
 
 

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.