Karol Wojtyla

Karol Wojtyla

 
 

Non è stato un foglio con parole volanti la poesia di Karol Wojtyla, poi Papa; ma una compagnia per tutta la vita. Come si vedrà, i riferimenti possono essere a San Giovanni della Croce, ai castelli interiori. Tipico dei mistici. Ma San Giovanni Paolo II ha un dettato limpido eppure pregnante, pregnante di liquorosità. Nel bellissimo libro L’opera poetica di Karol Wojtyla, Libreria Editrice Vaticana, con le bellissime poesie di Wojtyla, si susseguono i poemetti, cifra preferita da Wojtyla. Santino Spartà chiosa via via i versi di una vita. Qui proponiamo la prima parte del primo poemetto. Si sentirà l’ardore calmo che avvicinava Wojtyla al Signore. Anche nelle prime poesie, fin da giovane. Le poesie di Wojtyla sono incanalate in un romanticismo solido senza alcuna caduta. Il libro è del 1999, e tra i traduttori c’è Margherita Guidacci.

Pierangela Rossi

 
 
 
 
I. Rive piene di silenzio
 
Lontane rive di silenzio cominciano appena di là della soglia.
Non le sorvolerai come un uccello.
Devi fermarti a guardare sempre più in profondità
Finché non riuscirai a distogliere l’anima dal fondo.
 
Là nessun verde sazierà la vista, e gli occhi prigionieri non si libereranno.
Credevi che la vita ti nascondesse a quella Vita
chinata sugli abissi
 
Ma da questa corrente – sappi – non c’è ritorno.
Avvolto dalla misteriosa bellezza dell’eternità!
Durare e durare, durare solamente
in modo sempre più chiaro e più semplice.
 
Intanto sempre indietreggi davanti a Qualcuno che viene di là
chiudendo piano la porta della piccola stanza
e venendo smorza il passo
– e col silenzio colpisce quello che è più profondo.
 
 
 
 
 
 
2
 
Ecco l’amico. Sempre ritorni con la mente
a quel mattino invernale.
Da tanti anni ormai credevi, sapevi certamente
ma lo stupore non ti può lasciare.
Chino sopra la lampada, nel fascio di luce unita in alto,
senza alzare il viso perché sarebbe inutile –
ormai non sai se è là, là visto di lontano,
oppure qui, nel profondo degli occhi chiusi –
 
È là. Mentre qui non c’è soltanto tremore,
soltanto le parole nel nulla ritrovate –
ah, ti rimane ancora un briciolo di questo stupore
che sarà tutto il contenuto dell’eternità.
 
 
 
 
 
 
3
 
Finché tu accogli il mare nelle pupille aperte,
in sembianze di cerchi ondulati,
ti sembra che in te anneghino tutti gli abissi e i limiti –
ma ormai hai toccato l’onda con il piede,
mentre così ti sembrava:
era il Mare che stava dentro di me
spandendo intorno tanto silenzio tanta freschezza.
 
Annegare, annegare! Piegarsi e poi lentamente salire
senza sentire in quel riflusso i gradini
sui quali si è discesi di corsa tremando-
solo l’anima, l’anima dell’uomo immersa in una minuscola goccia,
l’anima rapita dalla corrente.
 
 
 
 
 
 
4
 
Non così si presenta la forza vitale della luce.
Quando il mare rapidamente ti nasconde
e ti scioglie in abissi silenziosi
– la luce strappa bagliori verticali alle onde languide
e il mare piano finisce, affluisce un chiarore.
 
E allora, in ogni direzione, negli specchi lontani e vicini,
vedi la tua ombra.
Come ti nasconderai in questa Luce?
Sei troppo poco trasparente
Ed il chiarore alita dappertutto.
 
In quell’istante – guarda dentro di te. Ecco l’Amico
Che è solo una scintilla, eppure è tutt’intera la Luce.
 
Accogliendo dentro di te quella scintilla
Non scorgi altro,
e non senti di quale Amore sei avvolto.
 
 
 
 
 
 
5
 
L’amore mi ha spiegato ogni cosa,
l’amore ha risolto tutto per me –
perciò ammiro questo Amore
dovunque Esso si trovi.
 
Poiché sono una distesa aperta al flusso silenzioso
che non ha nulla dell’onda tonante che non poggia ai tronchi iridescenti
mi ha molto di un’onda quieta che scopre luce negli abissi
e alita questo chiarore su foglie non inargentate.
 
Perciò in quel silenzio io-foglia,
liberata dal vento,
non mi curo più di alcuno dei giorni inabissati
perché so che tutti s’inabisseranno.
 
 
 
 
 
 
6
 
Qualcuno si chinò lungamente su di me.
L’ombra non pesava sull’orlo delle sopracciglia.
Come la luce colma di verde,
come il verde, ma senza sfumature,
un indicibile verde posato su gocce di sangue.
 
Questo dolce chinarsi, pieno di freschezza ed insieme di arsura
che cala dentro di me, eppure mi resta sopra,
anche se passa poco lontano – proprio allora diviene fede
e pienezza.
 
Questo dolce chinarsi, pieno di freschezza ed insieme di arsura
è silenziosa reciprocità.
 
Chiuso in quella stretta – come ad una carezza sul volto
dopo la quale vi è stupore e silenzio, silenzio senza parole
senza nulla comprendere o bilanciare
in quel silenzio sento, sopra di me, il chinarsi di Dio.
 
 
(continua)
 
 
 
 

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