Claribel Alegría

Claribel Alegría 2

 
 

Un lungo testamento, Voci (Samuele Editore 2015), in cui arditamente Claribel Alegría, poeta nicaraguense scomparsa l’anno scorso più che novantenne, fa i conti con la morte dando voce a persone e cose e prima di tutto a sè stessa.

In questo libro dedicato allo stuolo di pronipoti, con il suo andare clarilegro (neologismo di Zingonia Zingone), la sua poesia è come quella del ruscelletto, con cascatelle di versi leggeri. Rimpiange il marito e non vede l’ora di raggiungerlo per parlare con lui, ricorda altri morti, caduti prima di lei sulla strada della vita, scrive una poesia per tutti i nipoti ricordando cosa conta davvero. Insomma non ha paura di guardare in faccia la morte, che la ghermisce lucida.

Era una delle voci più alte dell’America Latina. Un libro da non perdere.

 

Pierangela Rossi

 
 
 
 
Voci - Claribel Alegría 1
La voce del ruscello
 
Torno verso il mare
è lì che nacqui
mi accolse una roccia
quando saltai sulla terra.
Scendo piano
mi trattengo nel muschio
tra i fiori selvatici
scendo a cercare il fiume
che mi riporti al mare.
Il mio vicino
il torrente
non sa che io esisto
brama
salta
riempie canali
scoppia
anche lui cerca il fiume
dissolversi nel fiume
che mi riporti al mare
perché il mare ci aspetta
perché il mare è la culla
perché siamo il mare.
 
 
 
 
 
 
La trappola
 
Mi serve una trappola
una trappola in cui il tempo
si distorca
e in pace ci lasci
camminare nel presente.
 
 
 
 
 
 
Vie di fuga
 
Spesso me ne scappo
nel regno delle ombre
con scioltezza
cammino tra di loro
che silenziose spronano
della mia voce il volo.
Non accade lo stesso
al mio ritorno.
Talvolta
mentre parlo
con gli amici
vacillo
attendo
taccio
indovino le ferite
che le mie parole-freccia
potrebbero aprire.
 
 
 
 
 
 
Distacco
 
Proprio perché
mi sto distaccando
evito di consumarmi
nella nostalgia.
 
 
 
 
 
 

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