Ezra Pound (Usa) – eng/ita 3

 
 
Continua, in più puntate, la traduzione di Fabrizio Bregoli di Hugh Selwyn Mauberley di Ezra Pound.
 
 
 
 
X
 
Beneath the sagging roof
The stylist has taken shelter,
Unpaid, uncelebrated,
At last from the world’s welter
 
Nature receives him,
With a placid and uneducated mistress
He exercises his talents
And the soil meets his distress.
 
The haven from sophistications and contentions
Leaks through its thatch;
He offers succulent cooking;
The door has a creaking latch.
 
 
 
 
 
 
XI
 
“Conservatrix of Milésien”
Habits of mind and feeling,
Possibly. But in Ealing
With the most bank-clerkly of Englishmen?
 
No, “Milésian” is an exaggeration.
No instinct has survived in her
Older than those her grandmother
Told her would fit her station.
 
 
 
 
 
 
XII
 
“Daphne with her thighs in bark
Stretches toward me her leafy hands,”—
Subjectively. In the stuffed-satin drawing-room
I await The Lady Valentine’s commands,
 
Knowing my coat has never been
Of precisely the fashion
To stimulate, in her,
A durable passion;
 
Doubtful, somewhat, of the value
Of well-gowned approbation
Of literary effort,
But never of The Lady Valentine’s vocation:
 
Poetry, her border of ideas,
The edge, uncertain, but a means of blending
With other strata
Where the lower and higher have ending;
 
A hook to catch the Lady Jane’s attention,
A modulation toward the theatre,
Also, in the case of revolution,
A possible friend and comforter.
 
 
 
****
 
 
 
Conduct, on the other hand, the soul
“Which the highest cultures have nourished”
To Fleet St. where
Dr. Johnson flourished;
 
Beside this thoroughfare
The sale of half-hose has
Long since superseded the cultivation
Of Pierian roses.
 
 
 
 
 
 
Envoi (1919)
 
Go, dumb-born book,
Tell her that sang me once that song of Lawes:
Hadst thou but song
As thou hast subjects known,
Then were there cause in thee that should condone
Even my faults that heavy upon me lie
And build her glories their longevity.

 
Tell her that sheds
Such treasure in the air,
Recking naught else but that her graces give
Life to the moment,
I would bid them live
As roses might, in magic amber laid,
Red overwrought with orange and all made
One substance and one colour
Braving time.

 
Tell her that goes
With song upon her lips
But sings not out the song, nor knows
The maker of it, some other mouth,
May be as fair as hers,
Might, in new ages, gain her worshippers,
When our two dusts with Waller’s shall be laid,
Siftings on siftings in oblivion,
Till change hath broken down
All things save Beauty alone.

 
 
 
 
 
 
X
 
Sotto il tetto pericolante il maestro di stile
non pagato, non celebrato
prende una buona volta rifugio,
dal marasma di un mondo bacato
 
lo accoglie la Natura,
la sua dominatrice placida e ignorante
mette alla prova i suoi talenti,
il terreno gli mitiga l’angoscia frustrante.
 
Il rifugio lo protegge col tetto in paglia
da dispute e impostura;
lui offre una cucina succulenta;
alla porta stride la serratura.
 
 
 
 
 
 
XI
 
“Conservatrice di Milesi”
temperamenti d’animo e feeling,
semmai. Ma ad Ealing
con il più bancario fra gli Inglesi?
 
No, “Milésio” è un’esagerazione.
Nessun istinto in lei sopravvisse
più a lungo di quanto sua nonna le indicasse
davvero consono alla sua posizione.
 
 
 
 
 
 
XII
 
“Dafne con le sue cosce di corteccia
allungò su di me le sue frondose mani,”
parrebbe. Nel salotto satinato
di Lady Valentine attendo ai suoi dettami
 
ben noto che il mio cappotto non è mai stato
esattamente della fattura
da indurre, in lei,
una passione duratura;
 
Dubbioso, piuttosto, del reale valore
della ben confezionata approvazione
per le prove letterarie di Lady Valentine,
ma mai della sua sincera vocazione:
 
la Poesia, confine di idee,
margine, incerto, ma mezzo per fondersi
con gli altri strati dove
infimo e supremo sanno infine accogliersi;
 
il gancio per catturare la sua attenzione,
una modulazione prossima al teatro,
e inoltre, in caso di rivoluzione,
amica e rifugio possibile.
 
 
 
****
 
 
 
Conduci, piuttosto, l’anima
“che il più alto dei saperi sfamò”
a Fleet St. dove
Dottor Johnson furoreggiò;
 
lungo questa strada carrabile
i saldi delle calze fuoriserie
da tempo surclassano la coltura
delle rose Pierie. 
 
 
 
 
 
 
Envoi (1919)
 
Vai, libro nato muto,
dillo a lei che una volta mi cantò quella canzone di Lawes:
se tu soltanto avessi una canzone
per tutti quanti hai conosciuto,
allora ci sarebbe in te ragione per perdonare
perfino i miei errori che gravosi mi opprimono
e per erigere un lungo corso alle sue glorie.

 
Dillo a lei che diffonde
un tale tesoro nell’aria,
non badando a nient’altro se non che le sue grazie diano
vita all’attimo,
dillo, che io chiederei loro di vivere
come le rose, raccolte in un’ambra magica,
rosso maestoso fuso all’arancio e tutto questo reso
una sola sostanza e un solo colore
che sanno sfidare il tempo.

 
Dillo a Lei che va
con una canzone sulle labbra
ma non canta quella canzone, né sa
chi la scrisse, dillo che qualche altra bocca,
forse bella come la sua,
potrebbe, in tempi nuovi, guadagnarle pretendenti,
quando le nostre polveri giaceranno con quelle di Waller,
di setaccio in setaccio fino all’oblio,
finché questo eterno mutare avrà fatto a pezzi
tutto, tranne la Bellezza, soltanto.

 
 
 
 

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