Speciale Premio Strega Poesia 2025: la rinascita di un Premio

 

Mi rendo conto che parlare di rinascita per la terza edizione di un Premio può sembrare atipico, ma questa è stata l’impressione di fronte alla Cerimonia dello Strega Poesia 2025 di ieri sera 8 ottobre.

Un cambio netto che parte dalla location. Non più ampi spazi a impatto simil televisivo ma ospiti seduti ai tavoli (come il Premio Strega classico) pur in una dimensione molto più contenuta.

Premiazione 2025, ph. da Fb
Premiazione 2024, © ph. Musacchio, Pasqualini & Fucilla / MUSA
Premiazione 2023, © ph. Musacchio, Pasqualini & Fucilla / MUSA

Scelta felice, molto, perchè dalla proiezione gigantografica verso un mix di poesia e pop si è passati all’intimità soffusa e penombrale della parola. Che è risuonata in accordo con una ancor più felice scelta musicale (il gruppo The Zen Circus) che, a differenza delle edizioni precedenti, è stato molto meno invasiva e più di adeguato quanto accordato contorno.

Una vera premiazione letteraria che ha rinunciato allo show per tornare ad essere quello che deve essere. E di più. Perchè l’incipit su Stefano Simoncelli è stato, per chi ama e vive la poesia contemporanea, una vera e propria consacrazione importante quanto apprezzatissima. A cui è seguito un atto di coraggio che, si presti bene attenzione, non era affatto scontato in un contesto così delicato e in qualche modo politicizzato quale è la Roma di questi giorni.

Le letture da Il loro grido è la mia voce. Poesie da Gaza di Fazi sono state una vera e propria presa di posizione letteraria attraverso la parola stampata. Nessuna sbavatura, nessuna dichiarazione oltre la poesia. Quando ancora riecheggiano i disordini e le polemiche per le manifestazioni di pochissimi giorni fa. A Roma, nel centro decisionale e responsabile della posizione italiana nella spinosissima situazione. Il giorno dopo l’anniversario del 7 ottobre. Non c’è molto da dire se non che è stato un atto di eleganza come non se ne vedevano da anni. E da non sottovalutare.

Per questo intervento avrebbero potuto individuare un momento dopo, verso la fine. Avrebbero potuto fare dichiarazioni che ai più sarebbero risultate comprensibili e giustificate. L’incipit della premiazione dello Strega Poesia 2025, dopo 500 cambi di scaletta come è stato detto sorridendo durante la serata, ha scelto invece due direttive precise che sembrano quasi un manifesto: rispetto per la memoria e presa di posizione per mezzo dei versi pubblicati in un libro.

Stefano Simoncelli alla Premiazione 2023, © Musacchio, Pasqualini & Fucilla/MUSA

Va detto che resta la delicatezza (si sa, i poeti sono delicati) di non contare o dire i voti in diretta come invece nella prima edizione. Sono presenti nei comunicati stampa ma non vengono dichiarati durante la premiazione. Per l’Edizione 2025 abbiamo: Il brusìo di Tiziano Rossi (Einaudi) vincitore con 34 voti (su 85 espressi), La materia del contendere di Giancarlo Pontiggia (Garzanti) 22 voti, Diario di un autodidatta di Alfonso Guida (Guanda) 13 voti, Cinema Persefone di Marilena Renda (Arcipelago Itaca) 11 voti ma Premio Strega Giovani Poesia, Sorelle di confine di Jonida Prifti (Marco Saya) 5 voti ma è stata premiata una recensione al libro.

Vince Tiziano Rossi, meritatamente ma con qualche perplessità. Al netto della straordinaria presenza ed eleganza (termine che in questa Premiazione mi rendo conto ricorre molto, ma giustamente) di Giancarlo Pontiggia, sia per la sua lettura che per i testi che, altrettanto, per la gestione di un service audio che durante la serata non ha proprio dato il suo meglio con molteplici quanto fastidiose interruzioni (e con diverse ironie apparse quasi in diretta sui Social), agli sguardi attenti non sarà sfuggita la domanda che la presentatrice (brava) Carolina Di Domenico ha posto al vincitore della precedente edizione Stefano Dal Bianco: che effetto ha avuto il Premio sulla sua vita?

E lui, un po’ ironizzando: Un disastro. Avrò fatto più di 150 presentazioni e incontri, ma questa non è la mia vita. Così nasce una domanda inevitabile: come verrà fatta la promozione di Tiziano Rossi il quale, per ovvi motivi d’età (è nato nel 1935 e non ha potuto presenziare nemmeno alla Premiazione, mandando il figlio), non potrà reggerne il peso? Si tratta ovviamente di una questione più organizzativa che letteraria e non inficia minimamente la validità di questo Premio e di questa edizione che per organizzazione ha brillato, e molto.

Per concludere le motivazioni per Il brusìo di Rossi:

Nell’ultimo quarto di secolo la scrittura di Tiziano Rossi ha alternato nuove scosse a lunghi assestamenti. All’onorevole carriera poetica riassunta da un collected del 2003 ha fatto seguito una sorprendente “svolta” in prosa, con cinque piccoli libri da ascrivere tra i più fragranti nell’écriture senza partizioni del nuovo secolo. Raccolta anche quell’esperienza nell’antologia Gli sfaccendati, è di nuovo tempo di versi. Nel frattempo però il decano della nostra poesia ha doppiato il capo dei Novanta, e così il nuovo capitolo si dice «atto penultimo», non ignaro dell’esperienza residuale dell’«io minimo» sperimentato in prosa. Negli anni Ottanta diceva un suo quasi coetaneo, Christopher Lasch, che in «epoca di turbamenti la vita quotidiana diventa un esercizio di sopravvivenza», e «l’io si contrae». Quello del lungodegente autoritratto in una «corsia» beckettiana è ridotto a un «perpetuarsi» da «insetti», o altre vite infinitesime capaci solo d’un «parlottìo» o d’un «ronzìo», quale è questa sua terminale «pioggerellina» poetica. Nell’approntarsi sgocciolanti al «nuovo trasloco», si comprende infine la natura di quanto interminabilmente lo ha preceduto: «Ora il finto spettacolo è finito / la digressione».

 
 

 
 
 
 

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