Speciale Gli sfogliabili di Laboratori Poesia num.2: Resterà un’immagine

Per il secondo anno la redazione di Laboratori Poesia (per questo progetto: Elisa Nanini, Daniela Pericone, Anita Piscazzi, Dario Talarico che ne è anche il curatore) ha letto e scelto tra le migliaia di pubblicazioni online e in cartaceo che il mondo editoriale italiano ha riversato nel già ampio panorama nazionale. Non un concorso ma un lavoro d’insieme che segue la mission del sito: essere un osservatorio.

In questa direzione, e in linea con l’edizione 2025 del Salone del Libro di Torino dove per la prima volta la Libreria della Poesia delle Librerie Coop per Pordenonelegge ha ospitato in uno scaffale apposito i libri della Redazione, l’organizzazione del primo evento di Laboratori Poesia a Book City Milano (Spazio Hug, 16 novembre, ore 11:00, QUI) dove verrà presentato lo Sfogliabile 2025 con lettura di alcuni autori.

Un’operazione che abbiamo fortemente voluta, sulla scia dell’esperienza della rivista “Laboratori critici” ma anche del volume Esordi di Samuele Editore-Pordenonelegge che per la prima volta abbandona la forma di ebook per diventare libro stampato, per implementare sempre di più il rapporto tra mondo reale e mondo virtuale all’insegna della promozione e della condivisione della poesia. Poesia scelta, sempre, esperita, decisa da un gruppo di Redazione da anni costantemente impegnato in letture e recensioni.

In questo sfogliabile, non un’antologia ma una finestra su quel che sta accadendo, troverete i versi di Simone Migliazza e Anna Boario (scelti da Daniela Pericone), Michele Ghiotti e Luca Chendi (scelti da Elisa Nanini), Pietro Romano e Valentina Demuro (scelti da Dario Talarico), Michele Trizio e Rosaria Ragni Licinio (scelti da Anita Piscazzi). Esperienze e scritture diverse accomunate da una tensione alla parola, da una soglia di fronte al vivere.

Da un quotidiano vissuto come teatro di un’intimità trattenuta (Migliazza) si passa a un rigore quasi rarefatto d’assenza e memoria (Boario), a un immaginario mitico e postmoderno tra ironia e sacralità (Ghiotti), a uno sguardo sulla salvezza minuta delle relazioni (Chendi) per passare a una lingua in veglia e rivelazione (Romano), a un misurare l’amore e la perdita (Demuro), a un dissolvere il senso della stessa materia linguistica (Trizio) fino a un ritorno, un vero e proprio riportarsi a una radice quasi elementare della parola in una dimensione misticamente terrestre (Ragni Licinio).

Infine il titolo scelto quest’anno (nel 2024 era La creazione di un discorso da un’osservazione di Alessandra Corbetta che ne aveva curato l’introduzione, QUI lo Sfogliabile 2024): Resterà un’immagine, da un verso di Anna Boario. Un auspicio e una certezza che nella precarietà di questo mondo un’immagine resti, una poesia, a dire la coraggiosa resistenza dell’umano.

Alessandro Canzian

 
 

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