Ricordo di Pietro Polverini


da Pordenoneleggepoesia
 

La terra avrebbe continuato il suo lungo corteo
nonostante la nostra lunga villeggiatura celeste

Pietro Polverini

 

Pietro Polverini (1992-2023) viveva a Macerata dove, dopo aver conseguito la laurea magistrale in Filosofia con una tesi in Teorie dell’arte dal titolo Un’estetica dattilografica. Appunti su Amelia Rosselli, stava perfezionando i suoi studi con un secondo percorso in Filologia moderna. La sua attività critica era rivolta alla letteratura italiana moderna e contemporanea: recentemente si era occupato di Giovanni Prati e Clemente Rebora. Aveva all’attivo contributi confluiti in riviste accademiche e volumi universitari dedicati a Patrizia Valduga, Vivian Lamarque, Pier Vittorio Tondelli. Era redattore di “Mediumpoesia”. Alcuni suoi versi sono apparsi sul quotidiano “la Repubblica”, per La bottega della poesia, a cura di Gilda Policastro, e nell’antologia Lo spazio e l’onda. Una teoria di giovani poeti marchigiani (Seri, 2021). Nel 2022 ha pubblicato la raccolta di poesie Indice sommario di sbiadimento (peQuod).

Definito da Francesco Ottonello, attento curatore della sua opera postuma, “una delle voci poetiche italiane più intense e vertiginose della sua generazione”, questo secondo libro di Pietro ci regala un ideale ritorno da quella da lui stesso definita una «vacanza celeste», come se la morte fosse un semplice stacco, un abbandono momentaneo “più che un itinerario, una ‘vacanza’ da cui non tornare, intesa nel senso etimologico di vuoto”.

Conobbi personalmente Pietro nel 2021 ad Ancona, nel corso del Festival “La Punta della Lingua”, dove avevo appena presentato – intervistato da Luigi Socci – Silvia è un anagramma. Eravamo in piedi, Pietro leggermente appoggiato alla parete esterna del luogo di ristoro, con gli amici che entravano e uscivano. Ma per qualche istante ci incontrammo nel perfetto silenzio del Suo ricordo: “Era marchigiano come te”.

Franco Buffoni

 
 
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