Prendersi cura dell’ombra – Mario Marchione

Un odore strano s’aggira
tra libri e giornali
un odore inconsueto
non riesco a capire:
lenzuola ormai asciutte
riverse sul letto
riarse dal vento:
è soltanto l’odore del sole.
 
 
 
 
 
 
Ascoltiamo ancora
amore
l’anima dolce del giorno
cerchiamola insieme
è qui che girella
dispettosa a non farsi acchiappare
ma sorride lo sento
dammi la mano
e varchiamo l’ascolto.
 
 
 
 
 
 
Prendersi cura
dell’ombra
non è cosa semplice
sfugge all’abbraccio
al bacio stampato d’affetto
è qui accanto
è un angelo custode
ma non salva e non vigila
è lì che controlla
è presente e non parla
eppure mi sento
che se sgusciasse
all’improvviso nel vento
mi vedrei nello specchio
triste e solo
nel chiaro di luce
accecante al ricordo.
 
inediti
 
 

Questo è, da parte mia, un tributo tutto d’amore e riconoscenza, al poeta Mario Marchionne, mio professore di Lettere. Ho incontrato Mario più di trent’anni fa, io studente, anche se studente non sono mai stato, tantomeno studioso, lui professore.

Mario è il genere di insegnante che tutti gli studenti dovrebbero incontrare. Lui è stato il primo a vedermi, semplicemente perché ha guardato. Sono materia fragile gli adolescenti, incandescente e furiosa, perché incendiata di vita. Ma la vita, quando arde tutta insieme, può generare anche e solo distruzione. C’è un’età nella quale incontrare una guida, un maestro, incontrare qualcuno che possa ispirare, incontrare qualcuno da voler imitare, che vive in un modo che ci sembra un bel vivere, che non ha lo sguardo sulle cose ferme, ma le vede tutte in movimento, perché è dentro, è parte di una visione, perché ha sognato tanto e non ha mai smesso di sognare, perché crede negli esseri umani, malgrado tutto, e crede in te, perché ti guarda senza giudizio alcuno, ti guarda e desidera ancora più di te il tuo fiorire, ecco c’è un’età che incontrare qualcuno così è praticamente fondamentale. Per uno come me era vitale, e lo incontrai. Era Mario, il mio Mario, con la barba, l’Unità sotto braccio (sì, un tempo è stato un quotidiano che valeva la pena leggere) ma anche altri quotidiani nella borsa da intellettuale, da poeta, che ho subito invidiato, che ho voluto per me. Mario che ho incontrato perché l’anno prima sono bocciato! Capite che gusto la vita? Da una disgrazia (per l’adolescente che ero lo fu) a una grazia, nello stesso accadimento!

Mario non era solo il mio professore, era colui che mi vedeva. E da poeta intuì in me la medesima scintilla che accendeva lui. E si capisce che straordinario maestro è stato per me, il primo, perché non ha replicato se stesso, ma ha fatto emergere il me più vero e profondo.

E ora posso commentare questi suoi tre inediti, che fanno parte di un progetto poetico più vasto al quale Marchionne ha lavorato per tre anni.

In queste tre poesie c’è già, riconoscibile e luminoso, il tratto linguistico e stilistico che contraddistingue il suo poetare, il verso che chiama il successivo, lo tiene stretto in un legame indissolubile, non sono versi che stanno da soli, ogni poesia fa parte di un discorso ed è un discorso, ogni poesia canta, e canta in un modo tutto personale, ma la musica non si placa mai, è un verso che ha ritmo, ha tempo, ha cadenza. Per quanto le possiate cercare, non troverete virgole nelle poesie di Marchionne, i suoi versi si susseguono in armonia, le pause sono interne, le suggerisce il respiro e il sapiente uso dell’accapo. C’è mestiere, c’è maestria, è evidente al primo sguardo.

Sono stato indeciso sulle poesie da scegliere, altre avevano acceso in me il desiderio della condivisione, ma ho scelto queste perché in tutte e tre scopro una volontà ancora viva di cercare oltre il visibile quello che manca allo sguardo che osserva la vita quotidiana, proprio come quando, a scuola, Mario guardava oltre i nostri giubbotti abbottonati, i capelli sugli occhi, il nostro sfuggire agli sguardi, il rannicchiarsi all’ultima fila, nascosti dietro spalle amiche. E cercava un varco, anche una ferita, per poter vedere chi si nascondeva dietro alla muraglia innalzata. E quel suo cercare è l’eterno cercare di poeta, che guarda, annusa, ascolta, sempre acceso alla vita anche quando la vita sembra sulla strada del tramonto, anche quando vita è il tempo che inesorabile scorre, e porta gli anni accumulati, anche quando la vita può sembrare soltanto un ammasso di giorni, alcuni dei quali a contare le disgrazie del mondo, le ferite, talvolta mortali.

Mario sa cantare tutto quanto ho descritto, questo, io che conosco la sua opera poetica, ve lo posso garantire. Ha sempre denunciato il male per sete e senso di giustizia, e lo fa con lucidità e forza anche nelle sue nuove poesie. Mario conosce il coraggio della parola, e anche ogni suo limite. Ha messo in conto tutto! Ma quando si chiede di un odore, e scopre, ai più sconosciuto, l’odore del sole; quando chiama il suo amore all’ascolto dell’anima dolce del giorno e quando sceglie di prendersi cura dell’ombra, io mi commuovo. Perché la poesia ha questa capacità di allargare non solo gli orizzonti della vita, ma di allargare gli orizzonti del quotidiano, che per troppi è sentito come una specie di miseria, sempre in attesa che qualcosa cambi, che qualcosa ci sia di diverso. Ma se non cominciamo a guardare il mondo con occhi nuovi, tutto sarà usuale. E se Mario Marchionne, poeta, mio professore per sempre, non mi avesse guardato e non mi avesse visto, io non sarei chi sono. Questo è sicuro.

Allora capite, che imparare a guardare davvero, imparare a varcare le pieghe del conosciuto per incontrare il mistero, si fa questione di vita o di morte.

Massimiliano Bardotti

 
 
 
 

error: Content is protected !!