Fisica teorica – Georgia Schiavon


Fisica teorica, Georgia Schiavon (Publimedia, 2021).

Che gli ultimi decenni di vita occidentale siano stati segnati da una semplificazione delle definizioni, dei corpi, con conseguenti (alla Matrix per ben intendersi) tensioni opposte utili solo alla causa della banalizzazione, è cosa ben nota. Il corpo umano, maschile o femminile che sia, si è ridotto a un modello preconfezionato da seguire, da utilizzare in modo preconcetto, da esporre e strumentalizzare secondo criteri puramente commerciali.

Criteri che si basano sulla visione di un determinato lato della realtà che esclude tutti gli altri. La bellezza è quasi un algoritmo che ha plagiato pensieri modi e vite. Certo lo ha sempre fatto, e sempre è stata finalizzata a qualcosa. Ma la presunta libertà che oggi chiamiamo autodeterminazione, indipendenza, altro non è che un risvolto di vecchi concetti riproposti con una mano sopra. Un cartone del latte dove si è cancellata la data di scadenza e dove si è detto per anni questo è quel che devi bere per essere libero. Finchè non abbiamo voluto bere, intossicandoci.

L’intossicazione odierna ha un nome ben preciso, che trova le sue origini nelle trasformazioni socio-culturali degli anni ottanta: desensibilizzazione. E la desensibilizzazione è una delle realtà più tremende per la mente umana perché rappresenta la rana nella pentola, o il topo nel barattolo pieno di mangime che, felice, lo mangia tutto mai spostandosi da esso, alla fine trovandosi imprigionato nella sua imprigionante quanto transitoria sazietà.

È mancanza di fame, di aspirazioni reali, per un modello ideale totalitario e totalizzante. Pensa alla guerra, prendi una posizione, ma non guardare i corpi. Pensa ai migranti, al problema sociale che comportano, ma non guardare ai morti nelle spiagge e se li vedi, se un bambino è troppo ingombrante per non essere visto, strumentalizzalo immediatamente per tornare nella comfort zone del modello di te stesso.

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Leggere i testi di Fisica teorica di Georgia Schiavon, più gesti poetici pari a graffi artistici che vere e proprie costruzioni del linguaggio, pare non avere alcuna attinenza con la riflessione appena tentata. Due, tre versi scarni (Del tuo sguardo / allo specchio / mi attardo) con un apparato fotografico per ogni pagina dove l’autrice stessa si espone, eroticamente ma non volgarmente, al compiacimento della propria bellezza. Cosa non disdicevole, sia ben chiaro, ma poco pertinente quel che dovrebbe essere un discorso poetico in un libro che si presenta come tale.

Salvo poi leggere le due introduzioni che ribaltano nettamente non il libro, ma l’approccio che esso richiede:

Nella modernità il corpo umano è soggetto a un processo di svalutazione. È ridotto a meccanismo, sottoposto a misurazioni analitiche e mercificato come un oggetto. Anche la sua bellezza diventa una questione puramente estetica, priva di significato etico: l’antica corrispondenza tra il bello e il bene, sintetizzata nel termine greco kalokagathìa, è andata smarrita. […] La correlazione tra la bellezza e il bene è uno dei fondamenti del platonismo antico e, quindi, rinascimentale: per Plotino, cui fa eco Marsilio Ficino, la bellezza è lo splendore del bene. In questo senso anche la bellezza del corpo, che gli antichi identificano con l’armonia, è posta in relazione con un ordine universale ed eterno, che oltrepassa il piano sensibile, particolare ed effimero. Il corpo, nella tradizione filosofica e religiosa, è un luogo ambiguo, rischioso, in quanto può diventare causa di peccato e di sofferenza, allontanando dalla verità e dal bene. Ma questa concezione antica della bellezza, contrapposta alla superficialità e alla vuotezza di quella contemporanea, può restituire a esso il suo ruolo nel percorso verso l’eterno. L’anima umana, che non è mai soddisfatta, ricerca, attraverso la contemplazione delle immagini sensibili, quella bellezza ideale – metafisica – a cui esse rinviano.

Dominic O’Meara
(Professore emerito di filosofia antica)

A cui fa eco l’autrice stessa in una seconda introduzione:

I versi di questa raccolta, che si materializzano in forme corporee, esprimono la ricerca dell’ideale classico della kalokagathìa, della realizzazione di una corrispondenza tra corpo e anima, esteriorità e interiorità, bellezza e conoscenza: in questa visione speculare, l’armonia del corpo è il riflesso dell’ordine dell’anima. Un ordine che a sua volta rinvia a una perfezione, quella dell’eterno, di cui la materia pure partecipa. Il corpo diventa quindi, per l’anima, un tramite di conoscenza. Il suo esercizio e la sua contemplazione, sono, come sostiene Platone, il principio dell’ascesa verso il mondo ideale, eterno. Il perfezionamento del corpo è allora anche un esercizio intellettuale, capace di forgiare, oltre che un’armonia esteriore, un ordine interiore. Yukio Mishima – nella cui vita e nella cui opera questo ideale antico ha la sua metempsicosi contemporanea – criticando come «un’aberrazione delle teorie di Platone» la deriva materialistica del culto del corpo nella società contemporanea, scrive: «mi sembra del tutto naturale supporre che un corpo perfetto contribuisca a elevare lo spirito e che, nel medesimo tempo, si debba nobilitare il corpo perfezionando lo spirito»

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Ecco quindi che queste 42 pagine si dimostrano un banco di prova e di esercizio sul concetto di kalokagathìa come traduzione e interpretazione della bellezza. E la cosa stupisce e colpisce, lo devo ammettere, perché sposta la questione da un testo che non appare prettamente poetico a una sua funzione che in realtà lo è, perché provoca un ribaltamento della posizione del lettore stesso. Mette in discussione lui e la sua apparente libertà di pensiero.

Si sono letti i testi, brevissimi. Si sono viste le foto dell’autrice in intimo e tacchi. Poi si è capito che la lettura e lo sguardo erano preconfezionati in una grata culturale, e che i testi stavano dicendo: attento, non stai veramente leggendo e guardando, ma ripetendo un modello tu stesso.

Alessandro Canzian

 
 
 
 

Gnosi

Snobbo
la caduta dall’Eden.

 
 
Fisica teorica - Georgia Schiavon 6
 
 

Kalokagathìa

Alétheia
atletica.

 
 
Fisica teorica - Georgia Schiavon 5
 
 

Corpo poetico

Nel giro soltanto di
un enjambement
t’incanto.

 
 
Fisica teorica - Georgia Schiavon 4
 
 

Profonda frivolezza

Voglio fare la modella
di poesia.

 
 
Fisica teorica - Georgia Schiavon 3
 
 

L’armonia degli opposti

Accarezza
la mia marmorea morbidezza.

 
 
Fisica teorica - Georgia Schiavon 1
 
 

Psicosomatiche riflessioni

Non tradisce l’apparenza
la snellezza dell’essenza.

 
 
Fisica teorica - Georgia Schiavon 2