Wystan Hugh Auden

Wystan Hugh Auden

 
 
At last the secret is out,
as it always must come in the end,
the delicious story is ripe to tell
to tell to the intimate friend;
over the tea-cups and into the square
the tongues has its desire;
still waters run deep, my dear,
there’s never smoke without fire.
 
Behind the corpse in the reservoir,
behind the ghost on the links,
behind the lady who dances
and the man who madly drinks,
under the look of fatigue
the attack of migraine and the sigh
there is always another story,
there is more than meets the eye.
 
For the clear voice suddenly singing,
high up in the convent wall,
the scent of the elder bushes,
the sporting prints in the hall,
the croquet matches in summer,
the handshake, the cough, the kiss,
there is always a wicked secret,
a private reason for this.
 
 
 
 
Alla fine il segreto viene fuori,
come deve succedere ogni volta,
è matura la deliziosa storia
da raccontare all’amico del cuore;
davanti al tè fumante e nella piazza
la lingua ottiene quello che voleva;
le acque chete corrono profonde
mio caro, non c’è fumo senza fuoco.
 
Dietro il morto in fondo al serbatoio,
dietro il fantasma sul prato da golf,
dietro la dama che ama il ballo e dietro
il signore che beve come un matto,
sotto l’aspetto affaticato,
l’attacco di emicrania e il sospiro
c’è sempre un’altra storia,
c’è più di quello che si mostra all’occhio.
 
Per la voce argentina che d’un tratto
canta lassù dal muro del convento,
per l’odore che viene dai sanbuchi,
per le stampe di caccia nell’ingresso,
per le gare di croquet in estate,
la tosse, il bacio, la stretta di mano,
c’è sempre un segreto malizioso,
un motivo privato in tutto questo.
 
 
Traduzione di Massimo Bocchiola e Ottavio Fatica
 
 
 
 

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