William Carlos Williams

William Carlos Williams

 
 
PORTRAIT OF THE AUTHOR
 
The birches are mad with green points
the wood’s edge is burning with their green,
burning, seething-No, no, no.
The birches are opening their leaves one
by one. Their delicate leaves unfold cold
and separate, one by one. Slender tassels
hang swaying from the delicate branch tips-
Oh, I cannot say it. There is no word.
Black is split at once into flowers. In
every bog and ditch, flares of
small fire, white flowers!-Agh,
the birches are mad, mad with their green.
The world is gone, torn into shreds
with this blessing. What have I left undone
that I should have undertaken?
 
O my brother, you redfaced, living man
ignorant, stupid whose feet are upon
this same dirt that I touch-and eat.
We are alone in this terror, alone,
face to face on this road, you and I,
wrapped by this flame!
Let the polished plows stay idle,
their gloss already on the black soil
But that face of yours-!
Answer me. I will clutch you. I
will hug you, grip you. I will poke my face
into your face and force you to see me.
Take me in your arms, tell me the commonest
thing that is in your mind to say,
say anything. I will understand you-!
It is the madness of the birch leaves opening
cold, one by one.
 
My rooms will receive me. Buttarmi my rooms
are no longer sweet spaces where comfort
is ready to wait on me with its crumbs.
A darkness has brushed them. The mass
of yellow tulips in the bowl is shrunken.
Every familiar object is changed and dwarfed.
I am shaken, broken against a might
that splits comfort, blows apart
my careful partitions, crushes my house
and leaves me-with shrinking heart
and startled, empty eyes-peering out
into a cold world.
 
In the spring I would drink! In the spring
I would be drunk and lie forgetting all things.
Your face! Give me your face, Yang Kue Fei!
your hands, your lips to drink!
Give me your wrists to drink-
I drag you, I am drowned in you, you
overwhelm me! Drink!
Save me! The shad bush is in the edge
of the clearing. The yards in a fury
of lilac blossoms are driving me mad with terror.
Drink and lie forgetting the world.
 
And coldly the birch leaves are opening one by one.
Coldly I observe them and wait for the end.
And it ends.
 
 
 
 
 
 
AUTORITRATTO
 
Le betulle, pazze di punti verdi.
L’orlo del bosco brucia del loro verde
brucia, ribolle. No, no, no.
Le betulle dischiudono le foglie
una per una, le foglie fragili sbocciano
fredde, isolate, una per una. Fiocchi snelli
oscillano dalle punte delicate dei rami.
Oh non so dire. Non c’è parola. Il nero
di colpo rompe in fiori. In ogni
pantano e pozza, vampe
di piccoli e bianchi fiori. Ahi, le betulle
pazze, pazze di verde.
Sparito il mondo, lacerato a brani
da questa beatitudine. Che mai
non ho fatto, e avrei dovuto fare?
 
O fratello, o tu vivente, viso rosso,
sciocco e ignorante, i piedi
su questo stesso fango che io tocco
e mangio.
Soli in questo terrore tu ed io,
fasciati in questa fiamma!
Riposino i lucidi aratri,
già la terra nera ne lampeggia.
Ma la tua faccia!
Rispondimi. Ti acchiappo,
ti stringo e avvinghio. Punto il viso
contro il tuo, ti obbligo a vedermi.
Prendimi tra le braccia, dimmi
la cosa più comune,
qualunque cosa. Capirò.
Sono le pazze betulle che si aprono
fredde, una per una.
 
Le mie stanze m’accoglieranno. Le mie stanze,
non più spazi soavi di un conforto
pronto a servirmi le sue briciole. Tenebra
li ha spazzati, ed il cumulo
dei gialli tulipani s’è contratto nel vaso.
Ogni oggetto è alterato, rattrappito.
lo scosso, rotto contro una forza
che frantuma il conforto, esplode in pezzi
le mie caute pareti, stritola la mia casa
mi lascia – il cuore un pugno
e sbigottito, gli occhi vuoti – e guardo
fuori, su un freddo mondo.
 
A primavera vorrei bere! A primavera
vorrei giacere ebbro, scordare tutto…
Il tuo viso, dammi il tuo viso, Yang Kue Fei,
le tue mani, le tue labbra da bere!
Dammi i polsi da bere.
Io ti trascino, annego in te, tu mi
sommergi. Bevi!
Salvami! Il sorbo è all’orlo
della radura. I cortili, una furia
di lillà in fiore, mi fanno impazzire di terrore.
Bevi e giaci e dimentica il mondo.
 
E freddamente le foglie di betulla si aprono
una per una. Io freddamente le osservo –
Ed attendo la fine.
Che viene.
 
Traduzione di Cristina Campo
 
 
 
 

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