Valeria Cagnazzo

 
 
Alessandro Canzian suggerisce Valeria Cagnazzo
 
 
 
 
Vicino a un fiume

Sisi sarà il nostro Pinochet

 
I figli non torneranno. Il riflesso nelle tazzine sopra la mensola
continuerà a rotolarsi come una biglia polverosa. Le madri
sempre arrivano, a strofinare uno straccio. Ma questi figli
non torneranno. Piatto come un lago, il pane è sopra il tavolo e li aspetta,
e questo pianto che piango non è il mio mentre lo piango; io lo so
 
che da qualche parte, vicino casa, le eriche germogliano i loro amari,
amarissimi fiori; che da riva a riva, i nomi ancora muovono
un’assenza di schiume minute, e un bambino sopra il fiume mezzo nudo
pesca e ride pesciolini verdi da cuocere all’amianto; tra due mani
ci sarà ora, ora, una gioia rotonda da nascondere al vento.
Io so che adesso è altrove, e sempre, il rimescolio delle albe silenziose
e degli eterni cominciamenti. Sull’uscio i destini si precipitano dal mondo
come lingue di mare pazienti, a chiederci una speranza, un rumore
di chiavi nella toppa. Ma noi faremo piano, e non ci sentiranno.
 
La porta resterà infossata nella pietra di calcare e di formaggio
fino a che i figli non torneranno. Io lo so, ascolta, sul fondale un ramo viola
per solleticargli la pianta dei piedi si allunga, mentre qui parliamo
delle loro risa spente, e degli occhi nei ritratti, i fazzoletti un minuto
prima di adesso arrotolati nelle bocche, il latrato che ha diviso
in due metà perfette il cielo che è un quadrato, e poi l’adesso, ti dicevo: il ramo
per giocarli di nuovo, e i fiori, da qualche altra parte. Scrivi al comandante
che cuciono un lenzuolo per coprirli: ricamano sugli angoli stirati all’infinito
di queste e di altre felicità. Scrivi al comandante della congiura delle loro madri.
 
 
 
 

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