Una madonna lignea – Andrea Tomasin

La poesia di Tomasin è un continuo guardarsi attorno, una constatazione amara del tempo di adesso e del suo fluire che non porta linimento o cura . Una visione totale, “generale” dove uomini e animali, bestiole, concorrono assieme a fare il mondo, ma c’è una nota di sgomento che si sente, per quel qualcosa che rimane sempre immutabile, che non si può riparare, raddrizzare su via dritta.

Rabbia, violento sconforto escono dalle righe, e a volte meravigliato stupore che le cose sono davvero così e che ci si ritrova alla fine stretti, recintati nel paese, nella terra, nel pianeta, nella gran corsa della storia dove uomini e donne appaiano e scompaiono, fatalmente: Cristo è morto/ davanti a qualche portone,/ è morto di tenerezza/ e per troppo bussare.

Anche Cristo, dunque, si trova a disagio, affannato, col cuore pieno di tenerezza per l’uomo, ma l’uomo stesso non apre quel portone, non Lo fa accomodare alla sua tavola, non è più in grado, sembra, d’ascoltare la parola trascendente, la lieta novella, tutto com’è preso da una corsa furiosa senza meta, circolare, che non gli lascia fiato.

Questo intercetta Tomasin, il non essere anche se ci sei, il non luogo che diventa posto sicuro solo sfiorandolo, di sfuggita e inaccorto. Colpi di parole ben tessute che descrivono una lontananza per persone e luoghi che ormai è diventata abitudine e necessità, della quale però Tomasin vuole starsene fuori, tirar il fiato nella corsa, fermarsi al bivacco del quotidiano fatto solo di piccoli gesti e piccoli sguardi e appunto per questo importante e saldo come cemento ben armato: Voglio una morte vasta… che solo chi ha vissuto una vita piena può sperare d’avere.

Una considerazione a parte va fatta sulla poesia “I lavoratori hanno il diritto!”. Questa è un mantra, un sgranar rosarii, cantilena che dal primo verso porta senza possibilità d’interrompersi alla fine, sempre con questo ritmo in battere sui lavorati, gli operai e ancora operai. Amara, tagliente e purtroppo vero elenco e sintesi di vite stracciate, portate via, disilluse e tradite.

Andrea Tomasin, giovane poeta di Monfalcone, pesta con i sui ritmi, con i suoi versi dove con estrema facilità accosta visioni personali e sguardi totali. Versi di notevole costruzione, impreziositi da un suo facile e armonioso uso del dialetto.

Ha dato alle stampe una sola raccolta Una Madonna Lignea , edita da Edigiò 2009, che non è sicuramente passata inosservata.

 

Fulvio Segato

 
 
 
 

I lavoratori hanno il diritto!
i lavoratori decidono!
operai, operai, operai
si sale
su questa lingua di formichiere che sono le scale
a bordo!
operai, operai, operai
come ci si abitua ad avere fame
operai si mangia pane
raffermo
operai si gioca in borsa
operai, operai, di corsa!
io mi gioco tutto
tu cosa ti giochi?
se non hai nulla giocati gli occhi
operai
ah operai!
gli occhi
quelli son già presi
andati perduti
arresi
operai agli arnesi!
chiave forte morde il metallo
fredda morte ti prende il collo
operai controllo!
sala macchine in ordine
ingranaggi ingrassati
nervi tesi o rilassati?
Si va si va , operai
questo ventre accoglie tutti
tutti perdona
operai, domenica in centro
il sole così grande
le gambe così stanche
operai non c’è tempo
di corsa
prendete la rincorsa
coraggio
in fondo a destra il passaggio,
legati bene
nel mucchio ci si preme,
operai, operai
fronte alta
ancora malta!
pietre, pietre
mattoni
alzate il muro operai
ricucitevi i bottoni
paura o timore mai!
 
operai, operai…
gli operai hanno il diritto?
operai?
…o p e r a i…
operai la nave è partita,
operai è finita
operai non spingete
avanti adagio
lentamente
…solo il mare operai
di fronte…
 
 
 
 

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