Tutte le luci accese – Michele De Virgilio

Tutte le luci accese - Michele De Virgilio
 
 
Dalle splendide terrazze
delle sue sopracciglia
s’affacciava su certe strade
che gli ricordavano Siviglia.
 
Ma com’era possibile – si domandava –
se a Siviglia non c’era stato?
 
Solo con lei gli sembrava
di conoscere il mondo.
 
 
 
 
 
 
I miei pensieri
 
I miei pensieri sono come le onde.
Solo quando si trovano
davanti agli scogli
onde evitare il peggio –
trovano il coraggio
di dissolversi.
 
Certe persone passano
veloci come meteore
nella vita: ci salutano, ci sorridono,
ci offrono
da bere, ci comprano
un vestito. Poi
se ne vanno.
 
E quando se ne vanno
si passa il tempo
restante a domandarsi chi erano.
I loro sguardi ci rimangono dentro
attaccati come polaroid celesti
che hai voglia a scartavetrarsi l’anima,
non se ne vengono.
 
Ci rimane il ricordo soltanto
e un sorriso vestito di bianco
che si confonde con le onde
del mare la sera.
 
(Michele de Virgilio, Tutte le luci accese, Ladolfi, 2018)
 
 

Tutte le luci accese (Ladolfi, 2018) di Michele de Virgilio principia evidenziando che “Gran parte della bellezza avviene / quando si esclude il mondo”.

Eppure nelle sezioni del libro i versi sono ricchi di luoghi con coordinate molto precise, di esperienze, anche personali, di persone e personaggi, ritratti con mirabile precisione e cura per il dettaglio.

I testi su cui intendo soffermarmi in qualche modo lo confermano.

La precisione del riferimento geografico e della descrizione della lei del primo testo fungono da referenti puntuali e, in particolare, attraverso l’attenzione all’altro da sé, diventano occasione irrinunciabile ed esclusiva per conoscere il mondo.

Va tuttavia posto l’accento sul fatto che questa potrebbe essere solo un’apparenza (“Solo con lei gli sembrava …”) ma su questo dettaglio non è il caso di soffermarsi, sembrerebbe suggerire l’autore.

de Virgilio accenna sempre a un cortocircuito, mostra l’indizio della crepa; eppure contestualmente, o subito dopo, volge il suo sguardo altrove, ovvero su ciò che appare prezioso, piuttosto che analizzare il dubbio che potrebbe condurre a una crisi.

E lo dice chiaramente: quando i suoi pensieri si trovano “ … davanti agli scogli / – onde evitare il peggio – / trovano il coraggio / di dissolversi.”.

Sembra questo un preciso invito a non indugiare sul pensare, e piuttosto ascoltare, osservare, perdersi nella bellezza del mare tutto intorno, tenendo a bada l’impulso dell’intelletto, che impedisce di apprezzare la bellezza istantanea dell’esperienza, rischiando di perderla per sempre (perché è cosa effimera e passeggera).

Così potremmo leggere diversamente quel “Gran parte della bellezza avviene / quando si esclude il mondo”, e dunque come un monito: non permetterti di perdere un’occasione di bellezza e di senso, che si manifesta proprio nel momento in cui potresti essere distratto, intento a precipitare nel gorgo del pensare, nel rischio di avvertire solo il dolore dello schianto sulla scogliera, piuttosto che la grazia del mare che ti circonda.

E anche l’ultimo testo che ho selezionato evidenzia l’importanza dell’attenzione all’altro da sé, e in particolare si sofferma sul valore delle relazioni, dove finisce per trasfigurarsi l’impianto simbolico finora evidenziato: è la bellezza che deriva dal contatto umano, preziosa anche se fragile e impermanente, che non a caso nelle parole del nostro finisce per confondersi “ … con le onde del mare”.

Mario Famularo

 
 
 
 

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