Telegrammi – Anna Ruotolo

Telegrammi - Anna Ruotolo

Anna Ruotolo, Telegrammi (‘roundmidnight edizioni, 2016).

 

Il libro di Anna Ruotolo è un piccolo scrigno di telegrammi immaginari o non immaginari – a seconda di come li si voglia intendere – nel quale ogni cosa è misurata, centellinata e proprio per questo preziosa.

I tu delle missive in partenza e di quelle in arrivo sono molteplici. Così il tu si può trasformare in qualcosa di più ampio, può accogliere infiniti sguardi.

Per dare il senso dell’immediatezza – non a caso il titolo – l’autrice lavora sulla naturalezza che è ottenuta attraverso un lavoro intenso su ogni singolo verso.

Eppure la pacatezza non è un concetto che troveremo in questo libro bilingue (la traduzione in spagnolo è affidata a Jesus Belotto). Anzi è un libro in cui il fuoco diventa il lietmotiv di una quotidianità spezzata, interrotta e allo stesso tempo viva, sempre, anche se manchevole, a tratti incompleta. I telegrammi servono allora a ricucire, a ristabilire il confine di qualcosa di ancestrale, archetipico: “forse, se vieni che sono via, fuori/ e scosti due libri, qualche mattone/ è rimasto un appunto, un filo dell’erba/ un’ampollina splendente, alla tua destra.”

Quotidianità che, per forza di cose, fa i conti con l’alterità, in un continuo riconoscersi, fermarsi, ricominciare: “tutti nel riflesso dell’acqua/ sembriamo calmi/ tiriamo la luna nei secchi/ abbracciamo le carni”.

Nulla si ferma mai del tutto, nulla si interrompe veramente, se c’è la costanza del contatto, come qualcosa che medica.

 

Melania Panico

 
 
 
 
Alcuni testi:
 
 
 
 
Ogni tanto mi accumulo
su una parte del letto.
Faccio una montagna al buio.
Uccelli e pesci mi toccano i piedi,
mi allungano le dita.
Mi dico: chissà, verranno
finalmente per parlare.
 
 
 
 
Qui in questa stanza
entrano ancora nuvole.
Tutti vorrebbero aggiustare
il soffitto.
Ma il soffitto è buono
non ha buchi. Ha sentieri.
 
 
 
 
C’è una sera un poco meno notturna,
la strada avverte ogni piede
sul suo cuore, il fuoco è di luna
viene un caldo dalle terre dei morti.
Qualcuno siede alla panchina.
Un altro nasce. Da noi ritorna, da noi esce
un Dio che avevamo perso
sotto una coperta del bosco.
 
 
 
 
I tuoi capelli corti tremano
sotto il sole e la pioggia.
La notte mettono
radici nel cuscino, sanno l’avvenire
arrivano nel mare. Mi sostengono,
mi allungano nei giorni. Mi sostengono.
 
 
 
 

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