Signorina Poesia – Maria Milena Priviero

Signorina Poesia – Maria Milena Priviero

 

Maria Milena Priviero è un’autrice pordenonese già nota per aver partecipato diverse volte alla Giornata della Poesia indetta dal liceo Leopardi Majorana di Pordenone in qualità di poetessa. Ha pubblicato con la Samuele Editore Il tempo rubato ormai qualche anno fa (qui) e ora, dopo aver partecipato al Corso di Lettura e Scrittura Poetica della Casa Editrice, leggerà a POETI ALLA BASCHIERA (qui) sabato 18 giugno alle ore 18.

Una poesia la sua che nasce da due opposti: un’energia lirica da una parte e narrativa dall’altra di difficile contenimento, e un’autocensura data da un pudore personale di Maria Milena stessa. Dall’equilibrio/disequilibrio fra queste due tensioni nascono i suoi versi migliori che spesso privilegiano la tematica del tempo e dell’osservazione degli altri. Non di rado con un’efficacissima punta d’ironia.

 
 
 
 

Signorina Poesia
 
È come una donna
che passa per le vie del centro,
o forse è ancora una ragazza
che incede leggera, senza lasciare traccia,
ma che sa andare oltre intraprendente
sulle spalle la sua giacca.
 
 
 
 
Ferite
 
I
 
Velenosa di un veleno
sottile nemmeno il verme
ne fa dimora.
Di una ferita che non si chiude
è rossa la mela ancora.
 
 
 
 
II
 
Come un ramo lacerato dal vento
hai una ferita sempre aperta.
Semmai un giorno si saldasse
avresti una parte di te più dura.
Bisognerebbe tagliarlo, lo sai,
perché ramifichi ancora.
Ma il taglio non è la cura.
 
 
 
 
Come un foglio
 
Come un foglio di carta
ripiegato in un cassetto
mi metto via di tanto in tanto
e mi dimentico.
 
 
 
 
Nominando il mare
 
In quanti modi
si può nominare il mare:
lo sguardo muto accoglie
quel suo mai quieto navigare
e non importa se intorno piove
o se la pioggia è fortunale
purchè non inverni
– c’è ancora tanto da sperare.
 
 
 
 

Sereno variabile
 
Oggi mi va di essere banale,
di quella ovvietà che fa trasalire.
C’è il sole fuori, ma non durerà è certo.
Credo abbia voglia anche lui di andare
qua e là senza motivo, senza
giustificarsi d’essere vivo.
In quel tran tran quotidiano gioca
le sue ore che fremono
d’arrivare non si sa dove, non si sa
da dove in quel sereno/variabile
moto circolare.
 
 
 
 
Numeri primi
 
Nella vita avrei amato le moltiplicazioni
(un altro figlio intorno ai quarant’anni)
invece mi hanno prevalso le divisioni.
Le separazioni dai luoghi
quando non erano sottrazioni.
Così ora sento più vicini i numeri
dispari, meglio se primi
(tanto i conti non tornano),
che lasciano sempre un resto
certo, una via ancora possibile
forse a un ricalcolo.

 
 
 
 
 
 
 
 

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