Rosalba De Filippis

Rosalba De Filippis
 
 

Michele Paoletti intervista Rosalba De Filippis

 

Non si smette mai di essere figli, neppure nel momento in cui diventiamo genitori dei nostri genitori. La cura e l’affetto con cui ci dedichiamo ai nostri cari però sono velati di malinconia in quanto spesso necessari ad accompagnare un cammino in declino. La figura materna che Rosalba De Filippis tratteggia in questi testi si perde nei vestiti, torna a farsi bambina, briciola in una casa troppo grande dove gli oggetti sono in silenzio da mesi / fermi nel solito luogo / e nel buio si sentono soli. L’autrice, sola col suo dolore, chiede agli altri di non dimenticaretroppo presto, di lasciare una sedia vuota a marcare quell’assenza, a tenere stretto ancora il filo del ricordo mentre si fanno nuove vite e altre si lasciano andare e si cerca rifugio nella voce degli oggetti che, forse, nel frattempo hanno ripreso a parlare.

 
 

Spesso ci affidiamo agli oggetti per mantenere vivi i ricordi. In questi testi invece le cose sembrano del tutto indifferenti, mute.

É vero, come dici tu, – gli oggetti sembrano muti, indifferenti, ma all’improvviso, in modo inaspettato ricominciano a parlare. Essi, nella presa d’atto immediata di un’assenza, non fanno che testimoniare il passato, perfetto, finito, che non torna. Spesso sono le case stesse ormai rimaste vuote ad essere “piene di assenza”; sono i vestiti appesi negli armadi, gli oggetti in apparenza più insignificanti, gli aloni sui muri, l’impronta di un corpo che c’è stato; così le coperte le sciarpe le calze i tappeti le federe le tende si affastellano, in attesa di quel riorganizzarsi pietoso, proprio della vita dei vivi, di chi resta, come il segno più tangibile di un “passato morto”. Sono come certi souvenir che riportiamo dai nostri viaggi che in se stessi non ricordano niente, se non forse la malinconia, il disappunto per un’esperienza conclusa.

 

In questi testi non si parla mai di dolore apertamente, le immagini sono affettuose e malinconiche. Sembra quasi una forma di pudore.

Il ricordo è forse il frutto di un attraversamento, in sostanza anche chi resta ha da compiere un viaggio, come dimenticanza innanzitutto di se stesso. Solo dopo, in una zona non ben definita, ma tenuta come preziosa, un oggetto anche minimo, sopravvissuto al deserto dell’accumulazione, al disordine immediato della perdita, torna a parlarci, da solo. E nel silenzio. E il pudore sta tutto in questo silenzio.

 

L’immagine del bicchiere mi ha ricordato la poesia All’osteria di Giorgio Caproni (Guardava il bicchiere. Fisso / Quasi da ridurlo in schegge. / Sapeva che il bicchiere dura / più di chi in mano lo regge?). Nella poesia Nella tua casa gli oggetti… il bisogno di bere è quasi un desiderio di vivere ancora, è così?

In fondo, pensando a Caproni, tra l’altro uno dei “miei” poeti,  la consapevolezza del perdurare di un oggetto oltre e più a lungo di “chi in mano lo regge”, si pone a metà strada proprio tra il senso di disappunto e di solitudine che questo oggetto testimonia e il cullarsi malinconico della nostalgia rasserenata. Ma la questione non sta forse soltanto nella mancanza dell’altro, quanto nella difficoltà di constatare che saremo noi stessi a non esserci e quindi forse ci aggrappiamo a “quella sedia vuota”, come ai tanti rituali familiari che inevitabilmente ci sopravvivranno, per non essere, appunto, dimenticati troppo presto.

 
 
 
 
Sei piccola
signora con la nuca delicata
ti pettino per farti ancora uscire
i tuoi vestiti crescono ogni giorno
per te così minuta.
Se la casa è ormai spaziosa
sul nodo di una pianta che si piega
ti avvii sopra le scale
madre con le unghie un po’più corte
la giacca fredda
insieme al mio dovere.
Io madre di una figlia
troppo vecchia
ti aspetterò davanti al tuo portone.
 
 
 
 
Nella tua casa gli oggetti
sono in silenzio da mesi
fermi nel solito luogo
e nel buio si sentono soli
non sanno che dire a quei muri.
In silenzio con loro
ti saluto così
seduta in cucina
non parliamo
siamo entrambe lontane
come quando eravamo vicine
e ti passo il bicchiere
mentre penso
che ancora
hai bisogno
di bere.
 
 
 
 
Per favore non dimenticate troppo presto
quando i vostri nidi torneranno
 
un cucciolo si stenda ai miei piedi
una sedia resti vuota mentre è festa
 
ora che siedo da sola
sul cuore parallelo.
 
 
 
 

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