René Char

René Char

René Char, chez lui aux Busclats. L’Isle-sur-la-Sorgue, 28 octobre 1986.

 

La Resistenza in Francia ha un nome, René Char, e il suo poema in prosa, i belli Fogli d’Ipnos (Einaudi): scriveva Piero Bigongiari: “sono uno dei più traordinari diari di lotta che mai combattente clandestino per la libertà, che è prima di tutto libertà morale, abbia scritto. La parola si fa azione: l’azione scappa dalla parola”. Char (1907-1988) era transitato dal surrealismo, che sperdeva la parola, per, invece, “rivolgersi al centro”. “Ha compresso la propria forza espressiva fino al punto di rottura, fino a farne sprigionare una poesia che ha fatto pensare a una reazione atomica a catena”.

I Fogli sono stati una strana creatura: scritti nel ’43-’44, nel corso di una missione da Céreste ad Algeri, furono nascosti al momento di trasbordare per aereo ad Algeri, ricorda Sereni, nascosti e murati. “Al suo ritorno stentò a ritrovare il nascondiglio e infine, ritrovatolo, lo ricopiò”. Nel ’45 Albert Camus volle il testo per Gallimard. Il libro uscì nell’aprile del ’46.

Poesia dell’istante, tuttavia già prevede il dopo-Resistenza, i giochi della politica.

Char visse da poeta-contadino, finita la guerra, dividendosi tra Provenza e Parigi.

Sono ricchi i Fogli d’Ipnos: qualche citazione non dà che un’idea sommaria. I versi comunque sono rarissimi.

Pierangela Rossi

 
 
La carta della sera
 
Una volta di più l’anno nuovo confonde i nostri occhi.
Alte erbe son deste che amore non hanno
Se non col fuoco e con la morsa e rimorsa prigione.
Dopo saranno le ceneri del vincitore
E il racconto del male;
Le ceneri saranno dell’amore;
La spinalba superstite al rintocco di morte;
Saranno le ceneri di te,
Immaginarie, della tua vita immobile sul suo cono d’ombra.
 
 
 
 
Il poeta, conservatore degli infiniti volti di ciò che vive.
 
 
 
 
Tra la realtà e il suo resoconto, c’è la tua vita che magnifica la realtà e questa abiezione nazista che ne guasta il resoconto.
 
 
 
 
A tutti i pasti consumati assieme, invitiamo la libertà. Il posto rimane vuoto ma il piatto resta in tavola.
 
 
 
 
Resistenza è solo speranza. Così la luna d’Ipnos, con tutti i suoi quarti stanotte, domani visione sul passaggio dei poemi.
 
 
 
 

La riproduzione a colori del <Prigioniero> di Georges de la Tour, che ho affiusso al muro di calce della stanza dove lavoro, sembra, col tempo, riverberare il suo significato sulla nostra situazione. Stringe il cuore, ma come disseta! Da due anni, non un renitente che, varcata la soglia, non si sia bruciato gli occhi alla forza di quella candela. La donna spiega, l’uomo murato ascolta. Le parole che cadono dal terrestre profilo d’angelo rosso sono parole essenziali, parole che recano un soccorso immediato. In fondo alla cella, gli attimi di sego del chiarore stirano e diluiscono i lineamenti dell’uomo seduto. La sua magrezza di arida ortica: non vedo ricordo che la faccia fremere. La scodella è un rudere. Ma la veste con uno sbuffo repentino empie di sé tutta la cella. Il Verbo della donna dà vita alle cose insperate meglio di qualunque aurora.

 
 
 
 
Gratitudine a Geroges de la Tour che dominò le tenebre hitleriane con un dialogio di esseri umani.
 
 
 
 

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