Proliferazioni – Gianni Ruscio

Proliferazioni di Gianni Ruscio (Eretica edizioni, 2017)

Sonia Caporossi nella bella nota introduttiva al libro di Gianni Ruscio fa riferimento al superamento del dualismo essere – nulla.

Come a dire che non è più necessario trovare una collocazione di senso o spiegare il nulla ma anche il nulla diventa un luogo di senso e anzi proprio in quanto nulla un luogo di senso più ampio dove tutto è possibile, dove significato e significante si intersecano e mescolano.

In questa polisemia è coinvolto tutto, la poesia stessa, le immagini trattate, i significati, la sintassi, tanto che il libro di cui parliamo si presenta come aperto a tante possibilità di lettura.

Il discorso sull’amore con cui comincia il libro – la prima sezione – è un flusso con approdo. Il punto di riferimento, il faro è l’amata “nel tuo ventre il mio approdo sempre”. Tuttavia anche l’amore non è un rito che prevede perfezione. È accoglimento del senso, il senso di cui dicevamo precedentemente.

“Fammi la tua verità. Fammi inorganico. Rendimi/ opaco. Cieco. Sei tu la sconfitta/ dei miei occhi”. Una scrittura molto vitale e in cui allo stesso tempo c’è spazio per la imperfezione anzi è proprio l’imperfezione, lo scarto dell’equilibrio, uno dei punti focali di questa prima parte del libro.

Ci sono due forze principali, l’amore e la morte. Eros e Tanathos sono due elementi che spesso si intersecano in poesia e in generale quando si parla di letteratura, forse perché sono due motori, due forze. Lo stesso autore in una riflessione ha scritto: «Entrare nello spaziotempo poetico vuol dire essere attraversati per un breve istante da un quanto di infinite possibilità. In poche parole è come dire che fare poesia è impossibile, anzi, che la poesia stessa è impossibile. Essa in effetti spesso si trova dove non ci si aspetta che sia. Dove è assente, c’è. Dove è probabile trovarla, non è presente. In pratica ha senso parlare con lei solo se si gioca al gioco di non giocare al gioco, ha senso (se senso si può dire) parlare di lei solo se ci si affaccia al grande nulla, nel vuoto di tutte le cose, là dove pulsa la materia divina nella sua forma primordiale, e nello stesso tempo dove essa stessa è pure costante divenire»

La staticità dunque non è una cosa che interessa a Ruscio ma la ricerca, anche dal punto di vista del verso che è comunque ben strutturato, senza togliere nulla alla vitalità.

La seconda sezione si intitola “Della morte”. È una sezione in cui il dettato cambia drasticamente: “siamo stati migranti della pena/ e della miseria, fecondi davanti alla materia/ di dio”. E ancora: “credevate possibile solo il possibile/ come scusa che si arricchisce nel ricordo”, versi che appaiono anche come una dichiarazione di poetica.

In Proliferazioni è molto forte l’elemento del sacro, e con sacro non mi riferisco a una idea precisa di Dio ma una sacralità diffusa via via in varie cose come ad esempio nel corpo. In particolare il corpo diventa tempio di manifestazione di questa sacralità: “Dammi una coperta per l’anima mia/ il tuo corpo come coperta io ti chiedo”.

Melania Panico

 
 
Il dorso del corpo del tempo sia
il raccolto del nostro intrecciare. Rispettiamo
questa narrazione – slacciata e riallacciata
da stralci di noi nel cordone spaziale,
e riponiamo le armi. Ripuliamo il corso
della superficie che da cardini antichi ci sorregge
in questa carne del luogo, angolo senza destino.
 
 
 
 
Dammi una coperta per l’anima mia,
il tuo corpo come coperta io ti chiedo.
Il mio corpo è finito mentre ti cercavo
interrotto per la lunga fatica nel respiro
sfuggito alla vista dei guardiani per rincorrerti
negli amplessi dicembrini, nella corsa impazzita
sul grande raccordo della croce.
 
 
 
 
Fammi la tua verità. Fammi inorganico. Rendimi
opaco. Cieco. Sei tu la sconfitta
dei miei occhi. L’unica. Sconfitta che genera
ritorsione del nulla dentro al nulla… unico sbocco
che in me vede senza guardare. Guadami,
guadami e per i tuoi demoni fammi libro
e costellazione.
 
 
 
 

Gianni Ruscio nasce a Roma nel 1984, dove vive tuttora. Ama Anna, Jago, il buon cibo, l’arrampicata e la vela. Pubblica il suo primo libro di poesie nel 2008, a 23 anni. Continua la sua ricerca e nel 2011 esce il canzoniere Nostra opera è mescolare intimità per le edizioni Tempo al Libro. Nel 2014 esce Hai bussato? per le edizioni Alter Ego, con prefazione di Roberto Gigliucci. Nel 2016 pubblica con la casa editrice Ensemble Respira, che si aggiudica una menzione al Premio Lorenzo Montano XXX edizione, e vince il premio di poesia italiana indetto dall’editrice Laura Capone. Interioranna, pubblicato dalla casa editrice Algra nel 2017, è la sua quinta pubblicazione, con prefazione di Gabriella Montanari. Il libro viene premiato con segnalazione al Premio Lorenzo Montano 2017. Proliferazioni, Eretica edizioni, è la sua sesta opera edita.

 
 
 
 

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