Premio Ossi di Seppia – Andrea Donaera e Alessandra Corbetta



 

In occasione del 24° Premio di Poesia Ossi di Seppia Laboratori Poesia chiede ai vincitori delle passate edizioni di recensire i vincitori della presente. Le uscite saranno a cadenza domenicale. In quest’uscita Alessia Bronico, seconda classificata alla 22° Edizione del Premio Ossi di Seppia, recensisce Occhi rossi di Andrea Donaera ed Essere gli altri di Alessandra Corbetta.

 
 
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Premio Ossi di Seppia – Andrea Donaera e Alessandra Corbetta
Ti ricordi il nostro cadere in versi
a casaccio? Era infantile il giocare,
ma decrepito il senso – niente spazio
per un’età di mezzo. Era versare,
non verseggiare; far scolare il dire
fra gli anfratti dei volti troppo timidi,
immischiarsi in giochi sporchi di sillabe.
Ci conoscevamo, bisogna ammetterlo:
ero il tuo oroscopo e tu eri il mio
quando ti versavo un: «Buongiorno, cara»,
fra le labbra e la tazza di caffè.
 
 
 
 
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Mi dovete delle congratulazioni
perché ho reciso il desiderio di
spiccare il volo dal balcone – da
un probabilmente innocuo secondo
piano – stritolando
quest’epoca (stanca)
col cordone del vociare del bar,
dei rumori vincenti delle slot,
del barista che sbatte le tazzine
(stanco) sul bancone –
come rivendicando
un potere scorbutico dal suo
altare di cappuccini e caffè.
 
 
 
 
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Andrea o Andrea mi chiamo, e non ho
scelta, nemmeno ambisco all’ambizione
di essere altri. Già nel dirmi, lo so:
solo con questo me posso schierarmi
nella guerra di ogni mattina – guerra
di sonno, colite, e di voglia assente,
guerra afosa, chiuso in bagno (trincea
di scelte dure: «Quale Andrea muore
oggi? Oggi poi quale vita mi tocca?»).
 

«E chi li mette in ordine adesso questi versi?», così leggiamo nella raccolta di Andrea Donaera (Occhi Rossi, Round midnight Edizioni 2015). Li mette in ordine il lettore che può guardare attraverso gli «occhi rossi» del giovane poeta. «Occhi rossi» che mostrano immagini di terra pugliese, scirocco e sabbia su cui il nome di una donna amata viene scritto e poi cancellato, mani che creano e passi che distruggono. Gli occhi stanchi di Andrea ci restituiscono la storia di una relazione giunta al termine. All’amore fa da specchio il sentimento di morte, così come è inevitabile nella realtà. La sua terra, l’amore e la morte sono temi che si legano e si snodano nella quotidianità, scene ordinarie tra amici e bar. Alle parole il poeta alterna le fini illustrazioni di Luca D’Elia che compendiano il racconto e ci conducono attraverso le crepe. «There is a crack in everything/ That’s how the light gets in.» canta Leonard Cohen in Anthem, luce che Donaera ci consegna nel tentativo di rinascere dalla cenere. Lo dichiara in maniera onesta con l’epigrafe montaliana: «Chi mi vedrà dirà è un uomo di cenere/ senz’accorgersi ch’era una rinascita». Un tentativo di rinnovamento che riguarda solo sé stesso, Andrea non ambisce ad «essere gli altri».

È questo, invece, il titolo dell’ultimo lavoro di Alessandra Corbetta: “Essere gli altri” (LietoColle 2017). La Corbetta ricerca altre vite con l’intento, al converso, di essere tutti. Lo fa partendo da racconti di esperienze dirette, accenni al passato, spesso d’ambito familiare, per aprirsi all’osservazione dell’umanità con la quale necessariamente è chiamata a convivere. Una poesia che procede per frammenti il cui unico legame sembra essere l’occhio spettatore dell’autrice, una visione del tempo presente tesa all’infinito dove ognuno si confonde agli altri.

 
Alter
 
Premio Ossi di Seppia – Andrea Donaera e Alessandra Corbetta 1
La fortuna di essere gli Altri vorrei pescare
dentro la bolla,
tra i foglietti bianchi.
Non essere me, per un attimo
e te neanche, ma gli Altri.
I passaggi tra gli orifizi nascosti
che il piacere sfiora,
o le gambe della ragazza qui da parte,
fuori da ogni tessuto, il buco del maglione:
ciò che in ogni relazione manca,
essere gli Altri.
 
 
 
 
Arthur e Claude
 
Aveva ragione Claude: l’amore è un frangente
breve dentro alle cose perfette,
la bellezza assoluta per un attimo solo.
Correre, correre, correre dietro alle scie
prima che si spengano,
nell’intervallo fugace tra noia e piacere:
aveva ragione Arthur.
Forse, Claude, solo lì si poteva amare
nel tuo non amare convinto,
solo lì, forse, Arthur non avrebbe avuto ragione.
 
 
 
 

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