Poesie al Parco 2019


 
 

Oggi è il giorno del Festival della Letteratura Verde, seconda edizione del Festival della Samuele Editore e Pro Porcia che si svolge presso il Parco di Villa Correr Dolfin a Porcia (Pn). Di seguito le poesie scelte tra quelle inserite nell’Evento Facebook e che sono state stampate e che oggi verranno distribuite gratuitamente al pubblico del Festival.

Grazie a tutti.

Alessandro Canzian

 
 
 
 

 
 

POESIE AL PARCO 2019

 
 
 
 
Ti resi immortale nelle foglie gialle
e così resti: nella neve, nei ciliegi
in fiore, nelle cipree che conservano
il rumore del mare.
 
Roberta D’Aquino
 
 
 
 
 
 
Colori
 
Il nero uccide, ma è elegante.
Il blu affoga, ma spalanca.
Il celeste è tenue, ma decolla.
Il verde cade, ma restituisce.
Il giallo accende, ma non soffoca.
Il bianco acceca, ma schiarisce.
Il rosso è stretto, ma libera.
Il viola sgomenta, ma capisce.
L’arancione scotta, ma riscalda.
Il marrone atterra, ma accoglie.
Il grigio è silenzioso, ma trova.
Il rosa muore, ma regala.
Tutti i colori uccidono,
ma se stanno insieme
son solleciti ad aiutarsi
e si redimono.
 
Aurora Taranto
 
 
 
 
 
 
Avrei immaginato di incontrarlo
solo sulle montagne più alte delle mie domeniche
il rapace che sfioro in autostrada
appollaiato sul guard rail.
Qua, la preda
è un grumo di visceri col marchio del battistrada
l’insetto fermato dal radiatore
il panino dimenticato nella piazzola
i pochi resti sfuggiti alla pietà
dopo l’incidente.
È questo e non il panorama
che il falchetto attende, indifferente.
 
Vincenzo Della Mea
 
 
 
 
 
 
appare il tempo
mentre inseguo
un fiocco di neve
 
Toni Piccini
 
 
 
 
 
 
fiori di rovo –
il cielo si è ripreso
il lungo inverno
 
Luca Cenisi
 
 
 
 
 
 
sciolgo i capelli –
scende l’oscurità
sugli oleandri
 
Elisa Bernardinis
 
 
 
 
 
 
Fredde chiamate
Alberi nudi, e un manto lanoso di neve.
 
La febbre della morte mi ha preso. Stava
acquattata nell’innocuo cespuglio
del lauroceraso. Dietro, l’Amaranta.
 
La neve resta una pallida donna: contempla
se piove e, con il sole, si getta su venati
di ruggine spazzolata sotto i muretti
 
della recinzione. Dove con una mano
continuo ad amarvi, e l’altra. (A un passo
dal siamo vivi). Freddo e profumo
 
di oleosi geni vegetali giunge
dai denti aperti delle montagne, lontane.
 
Ale Silva
 
 
 
 
 
 
Nessun albero qui
soltanto verde d’erba
e un filo di nebbia che non sa
dove aggrapparsi.
In fondo una casa mi saluta
con una mano bianca
d’intonaco bagnato.
Sono vivi i rami, le foglie
ripetono ogni giorno
il gesto di fiorire. Un miracolo
muto, inaccessibile.
 
Michele Paoletti
 
 
 
 
 
 
Il torrente
 
Lo scroscio del torrente che sferza rapido
le rocce dei colli sopra Cisòn di Valmarino
trascina nella spuma del suo flutto sassi e
legni, foglie e gamberi di fiume.
Dice bene quest’acqua spietata del tempo
e della vita, dei giochi degli occhi e delle mani
il breve mulinello e l’estinzione.
Racconta giusto come ogni nostra cara cosa
vada via o – hai visto? – se n’è già andata
nel mucchio dei detriti a valle.
 
E non regala alcuna spiegazione.
 
Ti insegna quest’acqua forte di montagna
che gorgoglia nella strozza delle pietre
e dirupa per il pendio scosceso
che ogni umano movimento ha una sua sorte,
un tempo ed un dissolvimento.
In quest’arco esatto di compasso vive
la curva dell’onda fragorosa, altra
segue, più forte o blandamente,
ma il numero è finito e se t’impaura
il fondo del vino nel bicchiere
ormai quasi svuotato
 
nulla sente il torrente
né chi dalle colline lo getta alla pianura.
 
Francesco Sassetto
 
 
 
 
 
 
Una sete agli occhi cucita
con punti cardinali è un sale
che stride sangue nell’iride
è un filo che si fa
spasmo – il vapore dischiude
le gemme e un respiro nasce
presto, troppo presto nascoste
le vene giocano al buio, morbide
e spericolate alla carne offrono
silenzio. Solo silenzio.
 
Chiede muta la terra un altro giro
screpolata in venature di smeraldi
sintetici scorre la natura è una giostra
che scroscia siccità e sali
per acqua ad ogni foglia. Toglie
il suo cappello il contadino dal trattore
scende, impreca contro Giuda: ha una fame
scura che si stende ad ingiallire il grano.
 
Questa fame vien presto detta sete.
 
Vernalda Di Tanna
 
 
 
 
 
 
Minuti mondi contenuti, nuclei
in bracci di peluria, fibonacci
suona in successioni di filotassi .
Dispieghi un respiro nel respiro
spira mirabilis , priva di scuri
tu srotoli felicità di felci,
geometrie che cingono poesia
a proposito dimmi: “Lei, come sta?”
 
Nel sottobosco a verso rarissimo,
asfittica, sottovuoto, sotto tono,
remota nell’avverbio sempre
dove un brulichio di idee e vano
e l’inattesa occupazione
della carta mi fanno domandare
“Resiste ancora – parola –
tra un silenzio e la sua meta?”
 
Emilia Barbato
 
 
 
 
 
 
Il fiume
allaga
la caverna,
il fiume
scende fra le colline,
il tempo non
ha fretta.
 
Matteo Marangoni
 
 
 
 
 
 
hai ragione non parliamo di
problemi inesistenti
piuttosto districhiamo dalla
prospettiva un fare
 
e poi direzioniamolo di
qualche circostanza
favorevole al futuro
prossimo o remoto
 
oppure come gli alberi
potremmo solo essere
piantati nella terra
silenziosi dentro il
soffio
 
se poi dovrà franare
sradicandone la pianta
se il respiro della vita
si spegnesse o ci divori
 
che cosa vuoi che importi
 
ho visto tanti arbusti
sopravvivere ai miei
cari
 
Mario Famularo
 
 
 
 
 
 
Le serrande serrate
le rughe nell’occhio scavate
asciutta la lingua
dei torrenti in secca
Le cortecce a terra
come bucce di una muta
la pelle pergamena erosa
Non resta che raggiungere
cimiteri parroci di campagna
dove non passano commessi
viaggiatori
 
Matteo Piergigli
 
 
 
 
 
 
Cosa indegna è l’oblio
 
Oltre le convenzioni di pietà
Più non ignoro la nostra inquietudine
Nascosta da un sorriso,
Che ci estranea nell’ignavia
Ad ogni tempo e luogo.
Forse i casuali giochi dei ricordi
Con inconscia pietà, o ipocrisia,
Attenuano la nostra indignazione
Per le ingiustizie che i popoli ricchi
E la nostra diffusa indifferenza
Causano nel silenzio colpevole:
Le offese ai più deboli tra noi,
Le follie dei muri,
La voluta ignoranza
Di chi mente a sè stesso
Delle nostre colpe d’oggi e passate.
Intollerabile è ormai l’inganno
E, pur se al tempo lontano,
La coscienza ancora sanguina
Al presente.
 
Gianni Moroldo
 
 
 
 
 
 
Madre
 
Quanto hai seminato su terra arata
su bordi di strade sterrate, sulle crepe
dell’asfalto. Ora è nato un fiore,
è cresciuta un’erba, si è eretto uno stelo,
un germoglio si è fatto quercia.
Salgono un pensiero e una preghiera,
una vita tra le mani di nuvole e cielo
e piove amore sulla tua fatica.
 
Mina Campaner
 
 
 
 
 
 
Al Glicine
 
Figuro tutti bambini,
nella bolla d’inerte
presente dove attorno
procombe ed insorge
nuovamente ogni cosa,
ma sempre indifferenti,
a sfiatare noi s’andava
su per la china, al Glicine fino,
ansando per succhiare
l’ambito ghiacciolo.
A lasciare che affacci l’idea
(di sotto romba la Bova)
che poco ne abbasti
e ci soffochi un rivo,
s’opponeva il tritone,
che viscido sguscia
dalla mano nell’acqua
e poi, fluttuando, si posa.
 
Carlo Tosetti
 
 
 
 
 
 
Insegnanti
 
Sensazione di partenza in attesa
che la corriera lasci il capolinea
sfrecciando sulle quattro corsie del pentagramma
 
Tasto ripetuto a fondo nel petto
in armonia col battito cardiaco
Procediamo un chilometro alla volta: nota dopo nota
 
Tra i colori della notte perdura una melodia d’argento
Le mani sfiorano le labbra mute
invitando a un silenzioso ascolto
 
Seduti sul medesimo sedile di pelle scolorita per ore
con la luce che sale al finestrino
Insegnanti: sognatori: pendolari
 
Diego Baldassarre
 
 
 
 
 
 
Ultima settimana di agosto
 
La terra si profuma con l’umidità e i segreti estivi,
catene alimentari si disvelano nel fango
e nelle vie principali, in centro,
non è rugiada ma sudore di una nobile stagione,
che ha illuminato i mari e affrontato le promesse,
e poi ci ha lasciati orfani,
al suono delle foglie,
di una vita migliore che abbiamo detestato
solo perchè non eravamo capaci
di capirla.
 
Cristina Laghi
 
 
 
 
 
 
Scompaiono oltre i tetti
per riapparire altrove.
 
Sono il messaggio
della primavera dell’estate
ma parlano di tutto.
 
La Bibbia condanna
gli aruspici, gli aruspici
condannano i poeti
E tuttavia
tuttavia zitte e normali
anche, rallegrano
E batte a tachicardia mon coeur
quando le rondini
volando rallegrano
anche se sembrano intente
nell’ellissi con scarto
solo agli insetti,
 
le rondini volando
 
Pierangela Rossi
 
 
 
 
 
 
Inverno volpe
 
La volpe ha il pelo elettrico
nocciola vivo, un ghigno
nella notte inverno con la coda teleferica
‒ non ha nido la menzogna ‒
passa al vaglio la strada periferica
da nord a sud e ritorno, cerca la sua cena
mentre mi parli piano questa scena
si ripete dopo anni ancora identica,
insieme al sogno che mi cadevano
due denti e alle mani spuntavano
gli artigli e dappertutto avevo occhi aperti:
non ti fidi di nessuno, piccola gemella
che non mi somigli neanche un poco
questo è il tuo problema, dici tu, sei selvatica
o lo diceva qualcun altro, ma non importa
è sempre la stessa scena, la stessa corsa
lo stesso ottuso bisogno che preme a fari spenti
 
resta, ti prego, ancora un poco
voglio l’illusione della rosa che vale più di tutto
la caccia silenziosa, il pugnale tra le costole
la fitta di cometa sbattuta a testa in giù,
meritare lacrime e una coda nuova
luccicante da sfoggiare quando il giorno
arriva in fretta e chiede in cambio verità
 
quella carogna cacciata in una buca
per l’assalto della fame, per il dopo.
 
Silvia Rosa
 
 
 
 
 
 
Specchio delle mie brame (e poter solo riflettere)
 
Essere lo specchio ossidato
In eterna attesa del volto che si specchi
 
Essere, nel temporale, una casa tiepida col cammino acceso, vuota
Essere il tepore della brace che soggiace a una cenere già spenta
Essere il foglio bianco, senza nessun inchiostro all’orizzonte
Essere il grido trattenuto nella bocca del muto e nessun orecchio ad ascoltarlo
Essere il tuffo sotteso alla vertigine
Mentre nessun abisso chiama
Essere il cingolo arrugginito di un treno senza binari e senza stazione
Essere la foglia gialla che dal suo letto di terra guarda eternamente il suo perduto ramo
 
Essere poeta, senza avere parole.
 
Silvia Favaretto
 
 
 
 
 
 
Senza parole
 
Io ti guardavo le mani
Ferme come lucertole al sole
Noi due senza parole
Sul mondo un silenzio di sassi
Come se fosse solo questo morire
Non avere più voce
Sulle braccia la pelle
Si era riempita di macchie
Piccole dolorose mappe
Formiche rosse venute da chissà dove
Geroglifici apparsi dal fondo dei pori
Le leggevo come ultime frasi
All’improvviso visibili
La voce del sangue silenziosa
Il senso sospeso altrove
 
Giovanna Iorio
 
 
 
 
 
 
Senza rimpianto
 
Trattieni l’insistenza del gerundio
afferrane il calco, il suo sgattaiolare
la coniugazione scostante del passato
l’imperfetto d’un presente. Questo dice
l’altitudine del giorno, il suo bisturi
deciso di trabocchi e nuvole
quel ciglio sperso tra le palpebre
l’intorbidirsi certo della rètina
l’irreprensibile scalfittura delle unghie
i graffiti profondi alle falangi,
ogni minima ferita, il suo rabbercio
sono storia che s’arresta al suo principio
che rincorre il suo procedere convulso
e non compone misura di raccordo
non merita dizione di finale.
 
Fabrizio Bregoli
 
 
 
 
 
 
Il buio della scarpiera
 
Il vespro di fuoco s’insinua incerto tra le imposte.
Assorta ripongo le mie tacco dodici.
Si dilata l’ombra pesante.
Il pensiero stupito si ferma nudo.
Fango coagulato sul rosso dei tacchi sfrontati
– ferita la terra umida dell’amore -.
Le vigne sudate dall’ansimare
stillano sulla carne dell’anima
il rosso, il rosso delle scarpe, e
il nero dell’ombra…del buio
della scarpiera
 
Francesca Piovesan
 
 
 
 
 
 
Acsè com ch’a voi e com ch’a cmâñd
rôşa d’ ponta, d’ veta,
che int i pinsir la fóra la vartò cvâñd
la bëca senza fê armór par prema.
 
(Così come voglio e come comando
rosa di punta, di cima,
che nei pensieri fora la virtù quando
punge senza rumore per prima)
 
Alex Ragazzini
 
 
 
 
 
 
Mi sento rotonda…
 
rotonda come il mondo e la luna.
Ora volteggio incessantemente
in modo vorticoso
 
Che vertigine!
 
Come un derviscio rotante
in estasi sublime …
girotondo cosmico senza meta e senza fine.
 
Che vertigine!
 
Come un mappamondo da comodino
che improvvisamente si ferma
quando la luce si spegne.
 
Sabina Romanin
 
 
 
 
 
 
Altrove
 
Il paese distilla
volti riflessi nella nebbia e
nasconde la vita
al contrario nelle parole.
La distrazione
dei disegni urbani
descrive un tempo lontano e
la voce traccia i paesaggi
nella geometria della continuità.
Ogni rione ha i suoi riti di riserva
il suo linguaggio mendicante
rassicura gli incroci solitari e
il luogo dello spirito è
un frammento che
seduce la decadenza.
 
Rita Bompadre
 
 
 
 
 
 
Densità
 
Fili di fumo si levano
dai solchi, nere cicatrici.
Bagliori, zolle, suoni antichi.
 
Sapere cosa contiene
questo ronzio, questo vento, conoscere il moto
incessante delle mani, interpretare
la fioritura, l’ora vuota.
 
Nel grasso della terra una sola promessa,
una regione remota,
un alato proiettile.
 
Riccardo Campion
 
 
 
 
 
 
Illimitato silenzio odo
Nel rimirare vergini orizzonti
Ed attendo quella carezza
Sottesa nel vento
Nell’acre respiro pungente
Di gelsomino notturno
Mentre assaporo
Nell’infinito spazio del cuore
La dolcezza
Della tua onnipotente presenza.
 
Stefania Pozzobon
 
 
 
 
 
 
Verde acqua
 
Acqua
io vorrei che fosse acqua
questo colore che sento
mentre sogno
ad occhi aperti
sogno i tuoi occhi
nei miei.
Sogno acqua colorata
che si mescola
e dall’azzurro tuo al verde mio
ne esce un verde acqua.
Come l’inverno che incontra la primavera
come la notte che si fa alba.
 
Valentina Carinato
 
 
 
 
 
 
Quel rincorrersi d’improvvisa increspatura
 
S’espandono rapidi cerchi sul velo dell’acqua.
Incantevoli circonferenze a ricamare la vanità del cielo.
Nell’ambivalenza del perimetro
è il loro racchiudere in spazio circoscritto
e l’inevitabile spinta che il resto trasmuta.
È in quel rincorrersi d’improvvisa increspatura
la densità di pensieri fiondati nell’apparente quiete.
 
Emma Di Stefano
 
 
 
 
 
 
Una lacrima nel mare
 
Volevo raccogliere una perla per te,
per renderti ancora più bella,
ma giunto in fondo al mare
che distrazione: non so nuotare.
La tocco appena un po’, nessuna risalita
oramai, verso te e il cielo.
Una lacrima nel mare, che vuoi
che sia,
non gonfia l’onda, non bagna
la spiaggia,
non fa nulla di ciò che ha nel cuore.
 
Antonio Vanni
 
 
 
 
 
 
Pausa
 
C’è bisogno di una tregua
di un voltarsi
a guardare il sole
perché grattare non basta,
il magma erutta
da ferite al collasso
e gocciola ai lati
di un corpo scucito
che si calpesta
o si raccoglie.
 
Daniela Visani
 
 
 
 
 
 
Il ghiaccio segna l’inverno
scricchiola l’osso
s’infiamma la pelle
arrossata dal gelo.
Così il tuo cuore
che pare corteccia sbrecciata
sanguina sempre
e poco vale curar la ferita
se nuovi rami rinascono
dentro e sembrano
artigli e rimuovono
e graffiano.
Saremo una piuma
rimasta sul sentiero
dopo l’inverno.
 
Paolo Parrini
 
 
 
 
 
 
Disperdo colori
come debolezze
rosse di colpa
nei luoghi che ci videro
divenuti abbandono.
 
Maria Esse
 
 
 
 
 
 
L’eclissi
 
Io
ebbro
di felicità
e di vino
tu divina luna
che mi baci
sotto l’occhio vigile
di marte
 
madre
dei flutti
che scandiscono il tempo
e il mare
proteggi i tuoi piccoli
granelli erranti
su terre di nessuno
assolate di sete.
 
Alessandro Rossini
 
 
 
 
 
 
Silenzio nel bosco
 
C’è pace nel bosco,
scende dal cielo
un sereno silenzio.
Il passo felpato
sul dolce terreno
sopra un cuscino
di foglie cadute.
Immobili gli alberi
con suono ovattato
sussurrano lievi
all’aria che spira.
Con fare leggero
con lieto silenzio
che viene dal cielo
ascolto
la pace del bosco.
 
Loretta Tartufoli
 
 
 
 
 
 
Nessuno sostituisce
e niente restituisce.
Saremo la misura
del nostro tempo,
prigionieri del nulla,
sospesi nel silenzio
che abita i giorni.
Staremo con le spalle
rivolte al mare,
mentre il velo d’aurora
scoprirà le montagne
all’orizzonte.
Rimarrà soltanto,
nella contrazione pupillare
di uno sguardo stanco,
la finitezza perfetta
di un infinito istante.
 
Elisabetta Zambon
 
 
 
 
 
 
Oggi ascolto,
ascolto i suoni preziosi
della solitudine.
Uno scambio di parole,
dalla gente affannata nella strada,
un lieve e interrotto cinguettio,
i lavori in corso
nella casa vicina.
Ascolto me stessa,
i desideri,
le domande,
le impossibiltà,
la tua voce sicura,ormai nell’universo,
padre.
Una leggera brezza,
che muove gli alberi,
il tuo bacio leggero,
quando sei uscito, stamattina presto.
Il lento fluire del mare,
ieri,
e quello
che presto arriverà.
Ascolto anche le parole
che non ci sono,
perché sono nell’aria,
invadenti o pietose,
uno schiaffo,
o un sorriso.
Ascolto.
 
Fiorella Frandolic
 
 

 
 
 
 

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