POESIA A CONFRONTO – Zanzare

POESIA A CONFRONTO – Zanzare

Foto di Dino Ignani

 
 

POESIA A CONFRONTO – Zanzare
MATERDONA, SCIALOJA, MARCOALDI, NERI

 
 

Le zanzare, compagne delle afose serate estive (e dato il cambiamento climatico non più solo di quelle…), sono da sempre sinonimo di fastidio, scocciatura alla quale porre rimedio. Fra gli animali, insieme a ragni, scorpioni, scarafaggi, non brillano sicuramente per simpatia. È quindi curioso indagare la loro presenza in poesia.

L’arguzia barocca trova un esempio insigne nella poesia proposta di Materdona, poeta della metà del ‘600. Con elegante ironia il poeta cerca di crearsi un’alleata nella zanzara (definita in modo colorito “tromba vagante”, “fremito alato” e “mormorio volante”), per insidiare finalmente colei che se lo merita davvero: la esorta a pungere la sua amata che con la sua “dorata frezza” (simbolo arci-noto dell’infatuazione amorosa) è origine vera del “turbamento” del poeta, perché “basta a non riposar l’esser amante”. Altro che punture di zanzara…

All’insegna del gioco sono le poesie-filastrocche qui proposte di Toti Scialoja, esperto del genere e di per sé un unicum nella poesia italiana. Le poesie proposte usando insistentemente l’allitterazione, rime e assonanze, la ripetizione, il calembour e un certo gusto per il paradosso e il non-sense, offrono un ritratto canzonato e divertente della zanzara, descritta simpaticamente a partire dalle sue molteplici terre d’origine, dall’esotica Zanzibar alla più prosaica Brianza.

Nella poesia di Marcoaldi, che agli “animali in versi” ha dedicato un intero libro, troviamo un vero e proprio vademecum per lo “sterminio”, con suggerimenti forniti da esperti che vanno da “dottori in larve, rappresentanti / di veleni” a “mattocchi indigeni, inventori”, pur di sbarazzarsi da questi insetti scoccianti (“svanisce in me qualunque senso / di pietà per il creato”), ma ogni rimedio pare vano se non augurarsi una migrazione altrove: dove “c’è sangue migliore da succhiare”.

Giampiero Neri ci parla di una zanzara-collega carrierista, uno dei classici predatori da ufficio che ciascuno di noi si augura di non incrociare mai. Con l’ambiguità che caratterizza la sua scrittura (e che allude sempre alla radice profonda del male che si annida, incomprensibile e tuttavia necessario, in natura) la domanda scatenante la questione resta non risposta, irrisolta, forse perché le ragioni stesse che muovono l’intento e l’azione umana non ricadono nel perimetro della conoscibilità consentita alla natura umana (preziosa in tal senso la lettura che dà del testo la critica Elisabetta Motta in La poesia e il mistero edito da La Vita Felice, 2016, in cui il testo è antologizzato).

Fabrizio Bregoli

 
 
 
 
GIANFRANCESCO MARIA MATERDONA
(Da Rime – Genova, 1660)
 
A UNA ZANZARA
 
Animato rumor, tromba vagante,
che solo per ferir talor ti posi,
turbamento de l’ombre e de’ riposi,
fremito alato e mormorio volante;
 
per ciel notturno animaletto errante,
pon freno ai tuoi susurri aspri e noiosi;
invan ti sforzi tu ch’io non riposi:
basta a non riposar l’esser amante.
 
Vattene a chi non ama, a chi mi sprezza
vattene; e incontro a lei quanto più sai
desta il suono, arma gli aghi, usa fierezza.
 
D’aver punta vantar sì ti potrai
colei, ch’Amor con sua dorata frezza
pungere ed impiagar non poté mai.
 
 
 
 
 
 
TOTI SCIALOJA
(Da Amato caro topino – Bompiani, 1971)
 
Una zanzara di Zanzibàr
andava a zonzo, entrò in un bar,
“Zuzzurellona!” le disse un tal
“mastica zenzero se hai mal di mar”
 
 
 
 
 
 
TOTI SCIALOJA
(Da Una vespa! Che spavento, 1969 – 1974, Parte prima – La zanzara senza zeta, 1969 – 1971)
 
Vive a Zara, anzi vi langue,
la zanzara senza zeta,
non si azzarda a succhiar sangue
ma nient’altro la disseta.
 
La zanzara dello Zambia
quando zompa su una zampa
da Kasempa alla Tanzania
mica danza, mica smania,
mica semina zizzania,
sente solo che uno zampi
rone brucia nella stanza.
 
La zanzara, per decenza,
ha una tunica di organza,
quando è sbronza vola senza
a zig zag per la Brianza.
 
Una volta spesi un gruzzolo
per andare a Veracruz
a veder sette zanzare
un po’ vizze nella teca
ma di pura razza azteca.
 
Una fanfara, in fondo alla pineta,
canta di una zanzara senza meta.
 
 
 
 
 
 
FRANCO MARCOALDI
(Da Animali in versi – Einaudi, 2006)
 
LO STERMINIO DELLE ZANZARE
 
Buddista sì, ma con giudizio.
A fronte dell’instancabile
supplizio che la zanzara arreca
nel corso della lunga estate
svanisce in me qualunque senso
di pietà per il creato. E tanto più
qualunque residuo di naturalistico
interesse: unico intento, lo sterminio;
propostomi, con tecniche diverse,
da un fitto corteo di improbabili
signori: dottori in larve, rappresentanti
di veleni, mattocchi indigeni, inventori.
Ognuno vanta al meglio
il suo magnifico prodotto,
resta però purtroppo
che il sogno di bonificare
s’infrange sempre davanti ai molteplici
chilometri che la zanzara
è in grado di coprire.
Ma quale scienza!
Rimane solo da sperare
che il vento la trascini altrove, dove
– mi creda – c’è sangue migliore da succhiare.
 
 
 
 
 
 
GIAMPIERO NERI
(Da Una storia naturale – Il ragazzo innocuo, Milano, 2015)
 
I.

Omai disprezza / Te, la natura, il brutto /
Poter che, ascoso, a comun danno impera.
(G. Leopardi – A se stesso)

 

L’arrivo di una nuova impiegata, una signora sulla quarantina, aveva dato una scossa alla normale tranquillità dell’ufficio.

La reazione suscitata doveva presto dare adito alle considerazioni più amare, visto che in un crescendo di complimenti, giudizi ammirativi e altro, la signora si era guadagnata i posti più ambiti, fino a diventare segretaria del direttore, con i poteri che ne derivavano.

Tutto questo a dispetto del fatto che si trattava pur sempre dell’ultima venuta.

Personalmente, pensai di avvicinarla a momento del caffè che si prendeva d’abitudine ogni mattina presso l’apposita macchinetta. Quella mattina infatti lei era dietro di me, regolarmente in coda.

«Finalmente ho capito perché la zanzara fa zzzzzz…» dissi.

Dopo un po’ la signora disse a sua volta: «Avanti! Perché la zanzara fa zzzzzz…?»

L’argomento era di viva attualità, dato l’assalto delle zanzare che si verificava ogni notte. Avrei voluto anch’io dare una risposta precisa, esauriente, con pochi tratti essenziali a questo problema tanto pungente ma, come dice il poeta Nanni Balestrini, «di questo, altra volta».

 
 
 
 

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