POESIA A CONFRONTO – POETI VS CRITICI

POESIA A CONFRONTO - POETI vs CRITICI

 
 

POESIA A CONFRONTO – POETI VS CRITICI
COLERIDGE, MONTI, FOSCOLO, DE AMICIS, FORTINI, PASOLINI

 
 

Fra poesia e critica esiste un indispensabile rapporto dialettico che consente agli autori di prendere maggiore consapevolezza della propria scrittura, valutare il suo indirizzo, il suo rapporto con la contemporaneità. Non di rado tale dialettica può diventare conflittuale, soprattutto quando la critica non viene reputata dall’autore appropriata al suo lavoro, ingiustamente negativa.

Ricordiamo un aforisma caustico di S.T. Coleridge in merito: “I critici sono spesso persone che avrebbero voluto essere poeti, storici, biografi ecc., se avessero potuto; hanno messo alla prova il loro talento nell’una o nell’altra cosa, e non hanno avuto successo; perciò si sono dati alla critica”. Appunto al tema poesia-critica è dedicato il confronto di oggi.

Lo scontro fra visioni poetiche contrapposte diventa vivace scambio al vetriolo fra Foscolo e Monti. Il primo dileggia Monti per aver tradotto l’Iliade senza conoscere il greco classico, accusandolo di traduzione di “seconda mano” con lo splendido epiteto “traduttor de’ traduttori”; Monti risponde ancora più caustico, colpendo Foscolo sul personale, attribuendogli un’inautenticità tale da averlo spinto a cambiare il suo nome vero (quel “ser Nicoletto”, così sprezzantemente ironico, in Ugo) e in aggiunta di essere sempre in cerca di raccattare denaro, essendo nota la sua passione per il gioco.

De Amicis ha invece come bersaglio, mai esplicitamente dichiarato, Carducci, che aveva alluso a lui come “descrittore in prosa” (“Quando non si sa più inventare, né immaginare, né raccontare, né pensare, né scrivere; allora si descrive” – da “il Popolo di Genova”, 1878): la risposta di De Amicis è in forma di sonetto in cui si mette alla berlina con un efficace polisindeto la saccenteria del critico, per esporre il proprio spregio nella forma della composta reticenza dell’ultimo verso.

Pasolini, di suo, se la prende con il Gerola, usando quasi una logica di tipo sillogistico contro chi indica come uno fra “i cento poeti incerti”, ora atteggiatosi a “filologo”: si rivendica la propria precisa scelta stilistica di comporre poesia di tutt’altra natura rispetto alla consuetudine, appunto “non poesia”, ma solo agli occhi di chi non ne sa comprendere la ragione, per oscurantismo critico.

La contrapposizione (e la cortese antipatia) fra Franco Fortini e Carlo Bo prende forma in un laconico epigramma, dove nulla di esplicito si dice se non quel lapidario “No” in assonanza con “Bo” così dissacrante, ellitticamente pungente.

Ancora, nella poesia “A un critico”, Fortini dà prova di non comune cinismo con quella contrapposizione irriverente, quasi crudele, fra i suoi consapevoli “versi freddi” e il cadavere “ancora caldo” del suo avversario, senza concedere quindi nemmeno l’onore delle armi.

Fabrizio Bregoli

 
 
 
 
VINCENZO MONTI, UGO FOSCOLO – DUE EPIGRAMMI
 
 
Foscolo a Monti:
 
Questi è Vincenzo Monti cavaliero,
gran traduttor dei traduttor d’Omero.
 
 
 
 
Monti a Foscolo:
 
Questi è il rosso di pel Foscolo detto
sì falso che cangiò fino se stesso
quando in Ugo cangiò ser Nicoletto;
guarda la borsa se ti vien dappresso
 
 
 
 
 
 
DE AMICIS
(Da Poesie – Treves, 1882)
 
 
A UN CRITICO
 
Un critico tu sei dotto e sottile
E l’implacabil tua penna famosa
Crivella l’umilissima mia prosa
Come la punta d’un adunco stile;
 
E sei poeta arguto alto e gentile,
E in bella forma altera e disdegnosa
Sveli dell’arte ogni ragion più ascosa
All’intelletto della gente vile;
 
E tutto abbracci e scruti e intendi e sai.
Solo una cosa a intender non sei giunto
Né intenderla t’è dato ora né mai;
 
Ora né mai (la vil frase perdona)
Tu non potrai capir fino a che punto
Io mi s……. della tua persona.
 
 
 
 
 
 
PIER PAOLO PASOLINI
(Da La religione del mio tempo – Garzanti, 1961)
 
A GEROLA
 
Stilistico anche tu! Anche tu filologo!
Fino a ieri eri uno dei cento poeti incerti:
adesso fai elenchi di aggettivi, fissi origini,
sei sensibile ai clic, individui spie;
e scopri come implicito l’esplicito,
dimostri non poesia le mie non poesie.
 
 
 
 
 
 
FRANCO FORTINI
(Da L’ospite ingrato – Marietti, 1985)
 
CARLO BO.
 
No.
 
 
 
 
 
 
FRANCO FORTINI
(Da Composita solvantur – Einaudi, 1994)
 
A UN CRITICO
 
Del mio prossimo gelo allegro araldo
già freddi proclamavi i miei versi?
 
Lo so e da quanto! Ma tu no. Tu sei
da poco estinto, ancora caldo.
 
 
 
 

 

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