POESIA A CONFRONTO – Poesia e computer

POESIA A CONFRONTO – Poesia e computer

 
 

POESIA A CONFRONTO – Poesia e computer
BALESTRINI, SILEM MOHAMMAD, PSEUDO-SHAKESPEARE (?), BUKOWSKI

 
 

Scrivevo, tempo fa, nel 2017: “L’avvento dell’era elettronica, con gli sviluppi nel campo della cibernetica e i progressi dell’informatica fino al paradigma delle reti sociali, rinnova la sfida sul limite plausibile per il poetabile. Se presto i calcolatori, fatte proprie le logiche neuronali e sinaptiche, potranno per successive combinazioni associative ed apprendimento esperienziale divenire essi stessi generatori di versi, assemblatori di poesia prefabbricata, è prospettiva oggi difficilmente prevedibile.” (da iPoet Lunario in versi 2017 – Lietocolle, 2018). Poesia e computer, poesia e rete sono sempre più mondi che sono in comunicazione, in simbiosi fra di loro.

Precursore sull’uso del computer in poesia, per lo meno in Italia, fu Nanni Balestrini nel 1962 con il suo testo Tape Mark I. Balestrini usò sul computer IBM 7070 un algoritmo di propria ideazione che consentiva di combinare in modo pseudo-casuale stralci di frasi estratte da testi di terzi, secondo una modalità di cut-up e ricombinazione automatica dei contenuti. Il risultato dell’algoritmo applicato ai dati, poi stampato dal computer su nastro, consentì di elaborare appunto la poesia riportata, la quale colpisce per il suo effetto a tratti straniante, ma conserva nell’insieme un senso ancora intellegibile, anzi paradossalmente arricchito negli scarti semantici generati dalla macchina.

Da allora molti altri sono stati gli impieghi del computer come ausilio per produrre poesia. Fra i contemporanei interessante l’operazione di Silem Mohammad, protagonista del movimento “Flarf”, ideatore di “sought poems”. La procedura impiegata, da lui descritta nell’articolo di seguito indicato e pubblicato sul blog GAMMM, consiste nell’inserire un insieme di parole come campo di ricerca su Google, estrarre i primi 5-30 risultati ottenuti su schermo, ripulire i dati da link e formattazione, estrarre parole esclusivamente dall’alfabeto così individuato che funge da “nuova gabbia metrica”, permutare e ricombinare liberamente i dati in versi effettuando una scelta di merito. Il risultato è come quello della poesia riportata che combina versi con semplice elencazione di termini a versi di senso più compiuto, talvolta stranianti o quasi surreali, il tutto in un mesh-up sicuramente particolarissimo, dove la “mano” del poeta comunque interviene sulla scelta del materiale poetabile e sulla sua forma. La traduzione proposta è una sola fra le molte possibili, di sicuro discutibile, data l’ambiguità intrinseca al testo. Come interpretare davvero l’elenco iniziale e quel “pendant” che vi si inserisce? o “blimp” (un grassone, un dirigibile)? Chi sono Luna e AndrAIa? (AI sta per Artificial Intelligence?) – invitiamo anche i lettori a cimentarsi nella traduzione, suggerire e consentirci di migliorare la nostra versione.

Più estremo l’esperimento del terzo testo che è stato effettivamente generato da un computer (da noi battezzato, amichevolmente, Pseudo-Shakespeare – omaggio allo Pseudo-Baudelaire di Corrado Costa) a partire da un codice software scritto da J. Nathan Matias (vedi articolo citato, apparso sulla rivista Wired). Il programma software è stato istruito con alcune poesie di Shakespeare come dati in ingresso per l’apprendimento e, successivamente, il programmatore ha prepopolato ogni verso del sonetto, solo con la sua parte iniziale, lasciando al computer il compito di completarlo. Ne è nata la poesia (?) riportata e tradotta – non senza difficoltà, anche qui, nella resa interpretativa – che effettivamente imita lo stile e il linguaggio di Shakespeare e tutto sommato può ingannare al punto da far credere che sia stata scritta da un uomo in carne e ossa. Esperimenti, forse, che saranno sempre più perfezionati, fino ai limiti indicati nella autocitazione iniziale.

Preferiamo, tuttavia, affidarci in chiusura alla poesia di Bukowski, scritta questa da un autore che più in carne e ossa di così non si potrebbe trovare: è un inedito pubblicato postumo – quindi anteriore al 1994 -, che rappresenta una curiosa profezia avverata, a ben vedere la diffusione sempre più pervasiva dei social network a cui assistiamo oggi. È anche un monito ancora assolutamente attuale a non farci perdere il contatto con la realtà, a non far sì che la tecnologia ci ingabbi fino a tal punto da renderci degli autentici reclusi, incapaci di ogni vero scambio umano.

Fabrizio Bregoli

 
 
 
 
NANNI BALESTRINI
(Da Almanacco Letterario Bompiani – Bompiani, 1962)
 
TAPE MARK I
 
La testa premuta sulla spalla, trenta volte
più luminoso del sole, io contemplo il loro ritorno
finché non mosse le dita lentamente e, mentre la moltitudine
delle cose accade, alla sommità della nuvola
esse tornano tutte, alla loro radice, e assumono
la ben nota forma di fungo cercando di afferrare.
 
I capelli tra le labbra, esse tornano tutte
alla loro radice, nell’accecante globo di fuoco
io contemplo il loro ritorno, finché non muove le dita
lentamente, e malgrado che le cose fioriscano
assume la ben nota forma di fungo, cercando
di afferrare mentre la moltitudine delle cose accade.
 
Nell’accecante globo di fuoco io contemplo
il loro ritorno quando raggiunge la stratosfera mentre la moltitudine
delle cose accade, la testa premuta
sulla spalla: trenta volte più luminose del sole
esse tornano tutte alla loro radice, i capelli
tra le labbra assumono la ben nota forma di fungo.
 
Giacquero immobili senza parlare, trenta volte
più luminosi del sole essi tornano tutti
alla loro radice, la testa premuta sulla spalla
assumono la ben nota forma di fungo cercando
di afferrare, e malgrado che le cose fioriscano
si espandono rapidamente, i capelli tra le labbra.
 
Mentre la moltitudine delle cose accade nell’accecante
globo di fuoco, esse tornano tutte
alla loro radice, si espandono rapidamente, finché non mosse
le dita lentamente quando raggiunse la stratosfera
e giacque immobile senza parlare, trenta volte
più luminoso del sole, cercando di afferrare.
 
Io contemplo il loro ritorno, finché non mosse le dita
lentamente nell’accecante globo di fuoco:
esse tornano tutte alla loro radice, i capelli
tra le labbra e trenta volte più luminosi del sole
giacquero immobili senza parlare, si espandono
rapidamente cercando di afferrare la sommità.
 
 
 
 
 
 
K. SILEM MOHAMMAD
(Da Sought poems – HGH, 2007)
(https://gammmorg.files.wordpress.com/2019/02/mohammad_sought.ebook_.pdf)
 
THE REINDEER SECTION
 
Rebel Flag Moneyclip Red Panda Earrings
Red Panda Pendant Reindeer Pendant
Road Bombs Pendant 3rd Army Pendant
7th Cavalry Pendant Shock & Awe Pendant
 
a blimp carrying a sleigh with blow-up reindeer
Luna watches on in awe and blushes slightly
Usagi has a look of shock on her face
 
a short sharp shock devastating the hall
leaving you in absolute awe
signs that ranged from “Honk for Peace”
to “Stop Operation Blood for Oil”
I chose the Honk for Peace sign
 
a blimp carrying a sleigh with blow-up reindeer
AndrAIa watches on in awe and blushes slightly
Dot has a look of shock on her face
 
his feet touched the ground gently
absorbing the shock of impact
Santa’s reindeer
stared in silent awe
 
 
 
 
IL PARAGRAFO SULLA RENNA
 
Fermasoldi Bandiera Ribelle Orecchini Panda Rosso
Ciondolo Panda Rosso Ciondolo Renna
Ciondolo Bombe di Strada Ciondolo Terza Armata
Ciondolo Settimo Cavalleria Ciondolo Shock & Sbigottimento
 
un dirigibile che trascina una slitta con renna gonfiabile
Luna osserva sbigottita e arrossisce un po’
Usagi ha una cera da shock
 
un shock affilato improvviso che devasta la hall
lasciandoti in completo sbigottimento
cartelli che variano da “Suonate i clacson per la Pace”
a “Fermate l’Operazione Carneficina per il Petrolio”
scelgo il cartello Suonate i clacson per la Pace
 
un dirigibile che trascina una slitta con renna gonfiabile
AndrAia osserva sbigottita e arrossisce un po’
Dot ha una cera da shock
 
il suo piede toccò gentilmente il suolo
assorbendo lo shock dell’impatto
la renna di Babbo Natale
fissò in silenzioso sbigottimento
 
(traduzione di Fabrizio Bregoli)
 
 
 
 
 
 
PSEUDO-SHAKESPEARE (?)
(Tratto dall’articolo del 13/02/2014 sulla rivista Wired – a cura di Claudio Simbula: https://www.wired.it/attualita/tech/2014/02/13/ma-gli-androidi-scrivono-poesie-rima-baciata/)
 
When I in dreams behold thy fairest shade
Whose shade in dreams doth wake the sleeping morn
The daytime shadow of my love betray’d
Lends hideous night to dreaming’s faded form
Were painted frowns to gild mere false rebuff
Then shoulds’t my heart be patient as the sands
For nature’s smile is ornament enough
When thy gold lips unloose their drooping bands
As clouds occlude the globe’s enshrouded fears
Which can by no astron’my be assail’d
Thus, thyne appearance tears in atmospheres
No fond perceptions nor no gaze unveils
Disperse the clouds which banish light from thee
For no tears be true, until we truly see.
 
 
 
 
Quando vedo nei sogni la tua bella ombra
ombra che nei sogni sveglia il mattino addormentato
lo spettro del giorno del mio amore tradito
presta una notte odiosa alla forma evanescente del sonno
Se i tuoi capricci fossero dipinti per dorare i tuoi puri e falsi rifiuti
Allora il mio cuore dovrebbe essere paziente come sabbia
Perché il sorriso della natura è ornamento adatto
Quando le tue labbra d’oro allentano le loro bende cedevoli
Come le nuvole occludono le malcelate paure del pianeta
Che non possono essere vinte da nessun astro
Così la tua apparizione si dissolve nell’aria
Non svela percezioni di piacere né sguardi
Disperdi le nuvole che ti esiliano dalla luce
Perché nessuna lacrima è vera, finché non vediamo veramente.
 
(traduzione di Fabrizio Bregoli)
 
 
 
 
 
 
CHARLES BUKOWSKI
(Da The continual condition – HarperCollins, 2009)
 
THIS FLAG NOT FONDLY WAVING
 
now it’s computers and more computers
and soon everybody will have one,
3-year-olds will have computers
and everybody will know everything
about everybody else
long before they meet them.
nobody will want to meet anybody
else ever again
and everybody will be
a recluse
like I am now.
 
 
 
 
QUESTA BANDIERA CHE NON SVENTOLA AMICHEVOLMENTE
 
Adesso c’è il computer e più ancora ce ne saranno
e presto tutti ne avranno uno,
i bambini di 3 anni avranno computer
e tutti sapranno tutto
di chiunque altro
molto prima di incontrarlo.
Nessuno vorrà incontrare nessun
altro mai più
e ognuno sarà
un recluso
come lo sono io.
 
(traduzione di Fabrizio Bregoli)
 
 
 
 

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