POESIA A CONFRONTO – Farfalle

POESIA A CONFRONTO - Farfalle

foto di Dino Ignani

 
 

POESIA A CONFRONTO – Farfalle
GOZZANO, NERI, GUERRA

 
 

La farfalla è un insetto che ispira naturalmente bellezza, associata a un grande senso di fragilità; la farfalla bene rappresenta anche il concetto di metamorfosi, passaggio dalla morte alla vita incarnato dalla transizione bruco-crisalide-insetto adulto. Il fascino di questo insetto non poteva lasciare indifferenti i poeti.

Guido Gozzano concepisce negli ultimi anni della sua vita un intero poemetto dedicato alle farfalle, poemetto che resterà incompiuto; lo stile è molto diverso dal Gozzano crepuscolare più noto. Riportiamo uno stralcio della poesia che ha come protagonista la cavolaia, farfalla comune degli orti, paragonata a “una fantesca od una contadina”, capace di intrufolarsi di soppiatto ovunque, nota come “flagello delle ortaglie”. Il poemetto usa un linguaggio scientifico, preciso, come avviene per la descrizione del “Microgastro”, parassita che infesta il bruco della cavolaia, che ingannato “cresce, vive coi germi della morte”: esempio di come la Natura “per non perder pietà si fa spietata”, in questo “stretta parente col pensiero umano”, capace delle sue stesse crudeltà, implacabile nella sua legge.

Di mimetismo parla anche Giampiero Neri nei due testi scelti, pubblicati a distanza di quasi trent’anni l’uno dall’altro, a testimonianza dell’interesse dell’autore per il tema, che attraversa la sua produzione. A dominare è anche qui il concetto della malvagità della natura, così subdola da utilizzare la bellezza, l’armonia delle forme e dei colori, come trappola, secondo un ordine imperscrutabile (“uno schema fissato in anticipo”) e necessario (“una corrispondenza alla fine”): “le macchie ocellari”, arma e mestiere insieme, sono “l’immaginario occhio di Dio che guarda”, che vigila su quest’ordine, la segreta “simmetria” che “muove insieme chi cerca / e chi ha interesse a non farsi riconoscere”.

Tonino Guerra ci parla di gioia, di quella autentica, quella da lui provata alla liberazione dal campo di prigionia, e usa un’immagine calzante per trasmettercela, semplice ma profonda: la restituzione dell’uomo alla sorpresa, alla capacità di ammirare e rispettare la natura. La farfalla, anch’essa cibo possibile per l’uomo piagato dalla fame, torna a essere solo e semplicemente bellezza. Finalmente solo da ammirare, senza essere mangiata.

Fabrizio Bregoli

 
 
 
 
GUIDO GOZZANO
(Da Epistole Entomologiche (anche noto come Farfalle) – poemetto incompiuto –
Alcuni frammenti furono pubblicati su “La Stampa” di Torino nel 1914)
 
DELLA CAVOLAIA
Pieris brassicae
 
Se la Vanessa ed il Papilio sono
nobili forme alate e dànno immagine
d’un cavaliere e d’una principessa,
la Pieride comune fa pensare
una fantesca od una contadina.
È volgare, dal nome alla divisa
scialba, dal volo vagabondo al bruco
nero-verde, flagello delle ortaglie.
 
Ridotte queste a nuda nervatura,
i bruchi vanno su pei muri a mille,
fissano le crisalidi alle mensole,
ai capitelli, ai pepli delle statue,
curïose crisalidi, sorrette
alla vita da un filo e non appese,
angolari, sfuggevoli, aderenti,
con colori così col marmo e il muro
che lo sguardo le fissa e non le vede.
 
Se tutte si schiudessero, la Terra
sarebbe invasa d’ali senza fine.
Ma gran parte ha con sé, già nello stato
di bruco, i germi della morte certa.
Chi s’aggiri in un orto vede all’opra
il Microgastro, piccolo imenottero
dall’ali e dall’antenne rivibranti,
smilzo, cornuto, negro come un dèmone.
Vola, scorre sui bruchi delle Pieridi,
inarca, infigge l’ovopositore,
immerge nei segmenti della vittima
il germe della morte ad ogni assalto.
Ad ogni assalto il bruco si contorce,
ma quando il Microgastro l’abbandona
non sembra risentirsi dell’offesa:
cresce, vive coi germi della morte…
 
Vive e i germi si schiudono, le larve
del parassita invadono la vittima
ignara; ne divorano i tessuti,
ma, rette dall’istinto prodigioso,
non intaccano gli organi vitali.
Il bruco vive ancora, si tramuta
sognando il giorno del risveglio alato;
ma gli ospiti hanno uccisa la crisalide,
la fendono sul dorso e dalla spoglia
non la Pieride bianca, ma s’invola
uno sciame ronzante d’imenotteri.
 
Come in questa vicenda e in altre molte,
la Natura, che i retori vantarono
perfetta ed infallibile, si svela
stretta parente col pensiero umano!
Non divina e perfetta, ma potenza
maldestra, spesso incerta, esita, inventa,
tenta ritenta elimina corregge.
Popola il campo semplice del Tutto
d’opposte leggi e d’infiniti errori.
Madre cieca e veggente, avara e prodiga,
grande meschina, tenera e crudele,
per non perder pietà si fa spietata.
 
E quando vede rotta l’armonia
riconosce l’errore, vi rimedia
con nascite novelle ed ecatombi.
Essa accenna alla Vita ed alla Morte;
e le custodi appaiono, cancellano,
ritracciano la strada ed i confini.
 
 
 
 
 
 
GIAMPIERO NERI
(da L’aspetto occidentale del vestito – Guanda, 1976)
 
La Pavonia maggiore o Saturnia
la farfalla Atropo ed altre specie notturne
sono un notevole esempio di mimetismo.
Si adattano in parte all’ambiente
per il colore più scuro e intenso
grigio bruno sulle ali
ma anche per i continui segni
che vi ricorrono in forma di cerchi
e nel modo uguali.
All’origine di questi ornamenti
si incontra una simmetria,
uno schema fissato in anticipo
muove insieme chi cerca
e chi ha interesse a non farsi riconoscere,
una corrispondenza alla fine.
 
 
 
 
 
 
GIAMPIERO NERI
(da Armi e mestieri – Mondadori, 2004)
 
MIMESI
 
Delle figure e dei fregi
si osservano sulle ali delle farfalle
e in altre specie diverse
ornamento e difesa insieme,
simili a cerchi e disegni
detti anche macchie ocellari,
sono una varietà di mimetismo
l’immaginario occhio di Dio che guarda.
 
 
 
 
 
 
TONINO GUERRA
(Da Il polverone. Storie per una notte quieta – Bompiani, 1978)
 
LA FARFALLA
 
Contento, proprio contento
sono stato molte volte nella vita
ma più di tutte quando
mi hanno liberato in Germania
che mi sono messo a guardare una farfalla
senza la voglia di mangiarla.
 
 
 
 

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