Pillola di poesia di Vittorio Zanetto

Pillola di poesia di Vittorio Zanetto
 
 

Amico di poeti e scrittori, recensito, prefato e commentato da alcuni dei classici del Novecento letterario (Luzi e Bertolucci su tutti), Vittorio Zanetto da Montichiari (1942), alla soglia degli 80 anni, attinge ancora e sempre dalla natura e dai ricordi il sostrato precipuo del verso che si nutre di una costante tensione, in una melanconica visione dell’esistenza che lo avvicina ad alcuni dei suoi riferimenti da sempre nel “dire cosa rifluita”, da Pascoli a Cardarelli. È ad un tempo tensione temporale e spirituale come se vi fosse nella ricerca e nello studio costante del verso, arguto e profondo, fuori da ogni leziosità di rime o di blandizie del lettore, la volontà di elevare oltre la contingenza il sapere, un desiderio onnivoro e perenne di conoscenza. Nella poesia di Zanetto, che trova nel silenzio la sua fonte, il tempo passato profuma di nostalgia, ratteso nella vivida mente del folletto dai guizzanti occhi azzurri, “piccolo grande uomo che zampilla” (la citazione è di Alda Merini”). Come nel caso di questa breve composizione dedicata ad uno degli amici più cari, il poeta Roberto Roversi (1923-2012), ch’egli conobbe e pubblicò, intellettuale di vaglia sempre lontano da consorterie, vivacissima mente mai restìa a condannare i mali di una società opulenta e capitalista. L’autore bolognese viene raffigurato come un Ciclope, uomo tutto proteso verso un fare cultura senza schemi precostituiti, profeta altruista, sì che anche per lui ci sentiamo di richiamare uno dei versi-icona dello stesso Zanetto (“Il mio tutto dentro volsi in rigo”). Nella città che fu la sua terra-carne Roversi si lascia ascoltare e leggere, ancora oggi, incalzante di un sapere da riscoprire. Un omaggio e un tributo insieme a una storia di vita intessuta di fecondo amore per il bene e il bello, un’isola verso la quale naufragare dolcemente in tempi in cui, per dirla alla Zanzotto, “siamo ridotti a così maligne ora da chiedere implorare la morte come male minore”.

Federico Migliorati

 
 
 
 
Ciclope nell’antro
piegato sul libro
in via de’ Poeti
rincalzi il sapere,
profeta di parola
che leggera ti vola
come grillo del bene,
e Bologna ti legge
nel chiostro delle sere.
 
 
 
 

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