Pillola di poesia di Marco Zanni

 
 

Il mondo prima del Covid era sì caotico ma aveva una sua routine che rassicurava. Era come un miele l’intontimento dal traffico, il ritmo veloce dei giorni. Persino la pioggia nel quadro generale aveva il suo senso e cioè ripulire l’aria dallo smog. Ricordo vivido erano i titoli dei giornali che invocavano l’arrivo della pioggia perché l’aria era al culmine della sua respirabilità nel torinese. Le tabelle dei dati nei telegiornali erano una cosa noiosa a cui quasi nessuno prestava attenzione.

Oggi, invece, consultiamo a mo’ di oracolo, i vari dati che ci vengono forniti dalle televisioni o dai social. Siamo assetati e questo obnubila la nostra capacità critica e la fame che sentiamo ci fa accontentare delle tavole che di volta in volta, epidemiologi e scienziati d’accatto, ci forniscono e sembrano ogni volta ai nostri occhi verità inconfutabili. Ma la scienza, ce lo ricorda il titolo di questa poesia di Marco Zanni, ha sempre un margine di imprecisione che spesso non consideriamo, “credendo” proprio come si fa con le religioni. E cioè, in maniera dogmatica, senza mai mettere in dubbio nulla.

I veri scienziati, invece, si nutrono di dubbi, cooperano, collaborano e mettono a disposizione i loro saperi perché è in ballo la vita umana e non un posto sul palco o peggio i margini di guadagno rispetto alle ospitate. I veri scienziati sono in un certo qual modo come i veri poeti. Contemplano, seguono intuizioni, ascoltano e osservano al chiuso delle loro stanze o dei laboratori. Per entrambi l’importante è operare con la consapevolezza che ne va del nostro essere come il grande filosofo Martin Heidegger ha insegnato.

Ilaria Grasso

 
 
 
 
Una scienza inesatta
 
Il nostro vecchio mondo aveva oramai un’emorragia
insanabile,
solo la nebbia riusciva a coprire lo zampillare delle ferite
che sgocciolavano con noncuranza sulle strade e sui
marciapiedi,
perennemente intasati dal traffico, e sulle nostre vite,
mischiandosi alla pioggia grigiastra che scivolava sui
nostri parabrezza,
rosario di sagome sfuocate che ci lasciavano solo
intravedere
il disordine doloroso che stava dall’altra parte del vetro.
Ma il nostro destino era lontano da quel posto morente,
abitato da cadaveri che non sapevano di essere interrati.
E mentre tutto sembra andare storto
stavamo semplicemente seguendo una strada migliore
che cambiava assieme a noi fino all’origine delle nostre
esperienze.
La nostra religione si stava rivelando una scienza esatta.
 
 
Da Burnout – Libreria edizioni
 
 
 
 

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