Patrizia Valduga

Patrizia Valduga

 
 

Bello e a tratti anche straziante questo di Patrizia Valduga, che non si rassegna alla perdita di Giovanni Raboni. Il sodalizio era anche intellettuale ed è difficile scindere contributi dell’uno e dell’altro in letteratura. Chi ha insegnato all’altro a usare il sonetto e la forma chiusa, il metro. Dopo 7 anni rompe il silenzio, che non può che incentrarsi sulla perdita di Giovanni Raboni. In questo libro, tra umorismo e strazio, nelle quartine di settenari ed endecasillabi ecco gli incontri del “dopo”, ecco Belluno e le sue montagne amate visto che ogni estate le vacanze, per due mesi, sono qui. Il libro è arricchito da un saggio su Raboni, un saggio sullo stile del compagno di una vita.

Pierangela Rossi

 
 
 
 
Più nessuno su cui poter contare:
allora è questo diventare adulti?
E il cervello che prende a sobbalzare,
come in un pianto, come tra singulti…
 
 
 
 
 
 
Ma cosa ho fatto in questi quindici anni?
Mi pare di esser stata sempre sola…
A infracidire…fracida di affanni…
Dilla per me, Johannes, la Parola!
 
 
 
 
 
 
Ma sì, va alla finestra! E cambia l’aria!
E non catapultarti ancora indietro…
Quindici anni in direzione contraria…
Cambiamo aria, sì, e cambiamo il metro
 
 
 
 
 
 
Serva, Roànza, Gusèla, Peròn,
Pis Pilòn, Marmolada, Palughét,
Pelf, Pont de la Mortìs, Bus del Busòn,
Ferùch, Col Much, Col del Mul, Pramperét.
 
 
 
 
 
 
Non sanno farsi amare
o non so farmi amare?
Amo chi è come appare,
chi sa cosa sa fare.
 
 
 
 
 
 
Che cosa ho fatto in tutti questi anni?
Quanti miliardi di secondo sono?
È in questi anni del dopo-Giovanni
che ho imparato a gridare senza suono.
 
 
 
 
 
 
Da giovane ero sempre innamorata;
da vecchia ho un’impossibile passione
per Adolf Loos…Sy-berberg… smisurata…
Porta… Zeman… Bunuel… belle persone.
 
 
 
 
 
 

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