Patrizia Cavalli

Poesie d'amore

foto di Dino Ignani

 
 

Poche parole per un’autrice così brava da essere indiscutibile. Patrizia Cavalli non sbaglia un colpo, lei e la poesia sono la stessa cosa. Aprite pure a caso Poesie (Einaudi 1992) e scegliete. La poesia non vi deluderà, fosse pure di due versi (ce ne sono). Questo libro riunisce i due precedenti volumetti (Le mie poesie non cambieranno il mondo, 1974, e Il cielo, 1981) ai quali si aggiunge la più ampia raccolta: L’io singolare proprio mio.

Patrizia Cavalli si fa viva una volta per decennio. Queste Poesie raccolgono tutta l’arguzia di Patrizia, che si fa sentire in ogni articolato brano a sé. Le poche righe di presentazione nella quarta di copertina dicono: “Anche se così distanziate nel tempo, o forse proprio per questo, queste tre sillogi testimoniano un’esperienza poetica di ampia portata, segnata da un forte filo di continuità e da un marchio di stile inconfondibile, fatto di ironia e musicalità, ma anche di velocissima concentrazione di pensiero”.

Patrizia è nata a Todi e vive a Roma. Oltre a questo volume ha pubblicato Sempre aperto teatro (1999) e una traduzione da Shakespeare.

Pierangela Rossi

 
 
 
 
Se ora tu bussasti alla mia porta
e ti togliessi gli occhiali
e io togliessi miei che sono uguali
e poi tu entrassi dentro la mia bocca
senza temere baci disuguali
e mi dicessi: “Amore mio,
ma che è successo?”, sarebbe un pezzo
di teatro di successo.
 
 
 
 
 
 
Come lentamente salirò le scale
per non giungere troppo presto
a quel sonno che mi rapirà
agli inganni di una giornata
cresciuta per me fra strade e parole.
 
 
 
 
 
 
Appena sveglia comincio a riposarmi
Dell’immensa fatica del sonno
che mi ha stretto e mi ha lasciato
rattrappita così che devo liberarmi,
slacciare i muscoli, riempire i buchi,
tirarmi via, farmi i massaggi; e alla fine
del giorno sono così sbattuta
e spiegazzata che mi ributto dentro il sonno.
E incalzata da queste due grandi stanchezze
se qualche volta per distrazione
faccio una passeggiata mi accorgo
che divento ogni giorno più bassa.
 
 
 
 
 
 
Quella nuvola bianca nella sua differenza
insegue l’azzurro sempre uguale:
lentamente si straccia nella trasparenza
ma per un po’ mi consola del vuoto universale.
E quando cammino per le strade
e vedo in ogni passo una partenza
vorrei accanto a me un bel viso naturale
 
 
 
 
 
 
Dolcissimo è rimanere
e guardare nella immobilità
sovrana la bellezza di una parete
dove il filo della luce e la lampada
esistono da sempre
a garantire la loro permanenza.
 
Montagna di luce ventaglio,
paesaggi paesaggi! come potrò
sciogliere i miei piedi, come
discendere – regina delle rupi
e degli abissi- al passo involontario,
alla mano che apre una porta, alla voce
che chiede dove andrò a mangiare?
 
 
 
 

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