Non chiedetemi l’ora – Mimma Faliero

Non chiedetemi l’ora – Mimma Faliero
Eretica Edizioni 2016, prefazione di Nicola Vacca

 

La poesia non salva la vita ma offre possibilità infinite in questo tempo che non concede alcuna via di scampo.
Questa è la prima considerazione che mi è venuta in mente leggendo Non chiedetemi l’ora, il nuovo libro di versi di Mimma Faliero.
Dopo l’esordio di Amore in dissolvenza, l’autrice pugliese cambia completamente registro e si butta a capofitto nell’immanenza delle parole per disegnare una mappa dell’umano possibile in cui sono evidenti tutte le tracce di una contraddizione legata all’imperfezione del tempo e della condizione umana.
Una poesia che annusa il reale e lo attraversa, che «fa della realtà il suo vero centro».
Nei versi di Mimma non c’è posto per le certezze e per le risposte. Il suo poetare è una collezione di interrogativi, scetticismi e perplessità che suggerisce di percorrere il cammino scomodo delle «liturgie imperfette».
Il punto di vista della poetessa è il paradosso e il suo non conforme modo di pensare.
Non chiedetemi l’ora è un viaggio nella decostruzione del senso, un itinerario di parole disgiunte che scava nel fango dell’esistenza. Una poesia immanente che si interroga sulla latitanza della tenerezza.
Nelle possibilità superstiti della poesia Mimma Faliero conosce bene il gioco dell’essenzialità e della sottrazione. «Sotto il cielo precario della vita» il poeta non cerca specchi in cui riflettersi, ma un inferno da attraversare in cui poter raccontare senza alcuna finzione la vittoria della realtà e del disincanto tra il sogno e l’illusione («Non c’è più spazio per innocenze /né sogni da inventare / in questo default generazionale»).

 
 
 
 
Varianti
 
Un destino scalzo è il mattino,
una casa che nelle sue luci fioche
ci attende
e come chi dalla soglia mai si stacca
ha sussulti di parole
o vuoti silenzi.
 
Ché il vivere a volte
fa più male alla vita
della vita stessa:
camminiamo
senza un luogo d’appartenenza
percorrendo distratti una strada
e l’altra che gli corre accanto
mentre crediamo di essere svegli
e invece annaspiamo in un sogno
che fa della realtà il suo vero centro.
Perché siamo ogni volta nel posto sbagliato
un non luogo di cose poco ordinate
in cui tutto è un non avere e non ritrovarsi.
 
 
 
 
 
 
Vuoto
 
Si invalida il tempo
lungo una scia di stelle fragili
e acidi umori
in un travaso di vuoto.
 
Ho amato tanto le lacrime
da disertare la morte
scegliendo
di vivere un pretesto
che si fingeva vita
nascondendosi
nell’inferno di un altrove.
 
 
 
 
 
 
II
 
E ti vengo a cercare
sostando ogni notte sul ciglio del sogno
ed a questa mia urgenza
mi inchino stremata,
respiro inchiodata al bisogno,
ormai resa,
su macerie senza rimpianto.
Ed in questo mio alibi schiuso
mi avvinghio al pretesto del sonno
e lì sosto
come brandello di mareggiata
abbandonata sul tuo litorale
tra turgori e sponde
insenature ed alghe
assaporandone il succo
di vigne non più sommerse.
Ed annego questo mio amare
tra l’aurora come un castigo
e il risveglio
appeso ai rumori del giorno.
 
 
 
 
 
 
XIII
 
Mi rifiuto di scriverti ancora
leggo le tue lettere e ti ritrovo.
Palpitiamo nello stesso cuore
abitiamo la stessa casa
apriamo le stesse porte
sentiamo gli stessi odori.
 
 
 
 

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