Nicola Vitale

Bozza automatica 307
 

La tempesta ci sorprende in zone fuori porta che non avremmo dovuto frequentare.
Anche la montagna pareva opportunità per nuove descrizioni, osservatorio sulle beghe del mondo. Da lassù non ci eravamo accorti del pericolo che minaccia le premesse di una civiltà della certezza.
Gli stessi colori che i pittori portavano al primo appuntamento non servono più: affondi il pennello in quella che credi buona sostanza per rappresentare, la penna per tracciare una linea nel cuore della civiltà, ma non viene su nulla: scrivere una cosa è ripeterla in cerchio, dipingerla è nasconderla.

 
 
 
 
Qui si ritorna, dopo giri del mondo
obbligati da un’incipiente impazienza
volta ad assecondare le illusioni.
Un confronto attende i nuovi paesaggi
in momenti di abbandono tra rigorose salite.
Era necessario partire? Uscire dal seminato
dalla cerchia delle mura?
Attraversare parti senza luce
che era meglio lasciare nel sonno?
Ritorniamo sprovvisti di argomenti e giustificazioni:
non sempre partire produce un beneficio
conduce ad una meta.
 
 
 
 
Quale viaggio?
Non ti accorgi che è già tutto fuori mano?
Praterie bruciate, città innalzate troppo in alto
mondi sommersi da dissennate controversie
sul concetto di realtà.
Niente ci sopravvive,
un immaginato senza circostanza
insegue il nostro battito
che non ha più forza di fermarsi
accettare questa condizione
di indeterminato silenzio.
Vivere può essere un male
se non sappiamo ritornare
oltre questo far finta di nulla.
 
 
 
 

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