Nessun pensiero conosce lʼamore – Fabrizio Falconi

Nessun pensiero conosce lʼamore, Fabrizio Falconi (Interno Poesia, 2018).

Lʼultima raccolta poetica di Fabrizio Falconi, Nessun pensiero conosce lʼamore (Interno Poesia, 2018), si scinde in quattro sezioni (In rotta; I nomi, le cose; Profezia dal colle esoterico; Luce di passaggio). Questa raccolta è una ubbidiente cronaca della storia/ dellʼistante, storia in cui il tempo collassa perché si sono rotti i tre orologi/ si è fermato il tempo/ […] è finita lʼarte di attendere. Lʼattesa si dilata tra il pensiero e l’amore.

Ogni pagina di questo libro profuma di mistero, a cominciare dallʼuso dei latinismi. Lʼautore spinge il lettore a rimuginare su ogni singola parola attraverso versi sinestètici e simbolici (sole nero, pioggia azzurra, sorriso rosso), nei quali risplende una costellazione semantica di natura esoterica. Immagini ricorrenti e dense che riproducono unʼatmosfera incognita sono quelle relative alle salite e alle discese, alle foreste, allʼilluminazione e allʼoscurità, alla morte e ad una rinascita non solo in termini esoterici ma anche filosofici, nietzscheani (“NellʼAde dovʼero stadto tradotto/ nessuno parlava la mia lingua/ ero perduto nello stato libero incosciente/ mescolato al resto, indefinito e inesistente/ […] ero una scintilla senza attese// poi nacqui// e invano cercavo Proserpina/ in quest’altro Ade dovʼero adesso/ senza poter risalire; Pethos, la dea della persuasione/ mi venne incontro/ sotto l’aspetto irresistibile di una madre/ incoraggiandomi ad essere,/ nel suo abito mi accolse/ e in una forma nuova ero perduto/ di nuovo e per sempre/ imparando che quel dolore dal quale/ ero stato formato, creato/ un giorno sarebbe diventato un’altra nascita/ ancora/ nel ritorno eterno/ di ogni passaggio).

Il filo conduttore, almeno nella prima sezione (In rotta), probabile metafora di un viaggio interiore, iniziatico (la trappola muta della caduta/ verticale che lo aspettava), sotto la guida di Orione, sembra legarsi alla sfera marina (mare, vele, porto, ecc…). Salta allʼocchio il numero tre, in particolare, che ricorre anche ne i tre archi, una poesia che richiama alla memoria in qualche maniera lʼarco di Costantino. Nella sezione Profezia dal colle esoterico, preghiera poesia e profezia coincidono, anche quando il cervello e il cuore sembrano scollegati sia dal punto di vista sentimentale che da quello religioso e razionale.

Cʼè tutto un percorso tra la vita e la morte, nel quale sʼinserisce un ulteriore percorso, quello della rinascita. Ciò che conta di più è proprio la rinascita, non la morte (ma non mi interessa sapere/ quante volte sei morto. mi interessa/ sapere quante volte sei rinato). Il corpo morto è come una cosa che si rompe/ e succede, ma come direbbe Leonard Cohen: in ogni cosa c’è una crepa ed è da lì che entra la luce. Lʼio si dilata nelle cose, sembra disciogliersi tra gli elementi e poi ricomporsi in maniera sempre rinnovata, tende alla luce. In questa direzione, cioè verso la luce ed il biancore, si volge la poesia Nur. Un titolo – che è anche un nome – enigmatico: significa luce e racchiude in sé un concetto chiave del Sufismo; cioè, in termini spirituali, Nur è ciò che unisce lʼessenza alla conoscenza.

Se, però, lʼimmobilità conquista il pensiero, allora nessun pensiero comprende lʼamore/ […] lʼamore si sconta nelle ore insonni/ nel vento muto che agita il dolore/ nello spazio disciolto dove cerchiamo lʼuno e siamo/ molteplici. Il cuore è anarchico, in una sede vacante (un cuore, un cuore soltanto/ conosce tutto, e non c’è verso).

Infine, Fabrizio Falconi ci ricorda cosa sono la fragilità e la resistenza dellʼamore, nonché la loro importanza sia per il sé che per lʼaltro da sé: perdere se stessi/ è molto più facile/ che perdere chi si ama.
 

Vernalda Di Tanna

 
 
 
 
Wittgenstein
 
di niente o cosa
è fatto il fiume prossimo
che ci attraversa
e insieme, il vento le voci
ed ogni cosa,
succede ogni giorno la vita
come una regola che scotta
nel conto delle foglie delle pietre
dei rimorsi.
 
ogni cosa al suo centro ritorna
sempre uguale e sempre silenziosa
diversa e mossa da spazi senza tempo.
 
 
 
 
 
 
biancore
 
ci sarà un tempo in cui questo tempo
sarà tutto fermo, tutto niente
un tempo nel quale
il ciliegio non avrà bisogno di fiorire
la fenice di volare
il naufrago di tornare
ogni cosa sarà imbiancata
da una luce insopportabile
e anche la malia di questi mari
sarà dimenticata
come pura scarna passione
disintegrata da un canto nuovo
mai ascoltato.
esso è
la furia delle onde lontane
esso è
questo stesso cuore annegato
nel mare scuro del tempo.
 
 
 
 
 
 
nessun pensiero comprende l’amore
nessun accenno, nessun rumore
conosce il candore, nessun sentimento
nessuna passione
l’amore si sconta nelle ore insonni
nel vento muto che agita il dolore
nello spazio disciolto o l’intervallo
di una parola senza ossa
nell’inciampo e in quello
che non riesce perché non si sa
e non si conosce
il momento soltanto
la corsa di animale o il suo riposo
tenerezza ostile, corpo o frammento
cerchiamo l’uno e siamo
molteplici.
 
 
 
 
 
 
fine e inizio
 
nel limite di oggi ti vendo
una luce di passaggio, appena
apparsa nel grigio di mille stormi
 
coglila
 
io e te non le apparteniamo
meno di quanto le appartenga
il mondo intero
e tutti i silenzi che ci sono dentro,
rinasce e muore
ogni giorno e oggi
più di ogni altro giorno
 
ti vendo una luce di passaggio
te la regalo, anzi
con le mani giunte
di uno che si è perso
e non crede al vento del mare
e alla promessa
di ogni giorno
e quindi anche di questo.
 
 
 
 
 
 

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