Murilo Mendes

Murilo Mendes

 
 

Murillo Mendes (1901-1975) rappresenta in Brasile una delle voci più alte della poesia del primo Novecento dell’America latina. Della seconda fase modernista, introduce in un’idea di Novecento mondiale il cristianesimo, per poi abbandonarlo in nome di un ecumenismo profetico e visionario, e ritornarvi. Porta sempre comunque avanti l’ansia cristiana della purezza e della trasfigurazione. È un canto epigrammatico, di fantasmi onirici, di simboli, di versi vicini alla prosa, e fondato più sull’armonia interna che sulla melodia.

Murillo ebbe educazione cattolica e si avvicinò alla poesia studiando romantici e simbolisti francesi e brasiliani. Dal 1957 fu a Roma. Nel 1973 vinse il Viareggio. Le poesie sono tratte da “Mondo enigma” copyright 1945 Murillo e 1976 Einaudi.

Pierangela Rossi

 
 
 
 
Memoria
 
Oscurissime stanze
Che danno su terrazzi di azulejos
Dove un uomo di cuoio e seta
Fa segnali verso Saturno
E dove ragazze incoscienti
Mostrano il cuore
 
              Tatuaggi
 
… Perché l’invisibile si manifesti,
Perché l’orologio possa parlare
E gli angeli operatori
Si riposino dalla fatica
Di cambiare la crudeltà in tenerezza.
 
 
 
 
 
 
Natura
 
Contempla queste montagne lavate
E la luce che scende in danza obliqua.
Tutto giunge da un mondo antichissimo
Dove troveremo frammenti scompagnati di fotografie:
Ritagli di pensieri visuali
E un amore che non vuole collaborare con la morte
– Vasto uccello che becca le montagne lavate.
 
 
 
 
 
 
Vita di acciaio
 
I
 
Liberi –perfino dall’amore-
Prodigiosamente soli
Ti dico: senza velo
Senza paura del terrore
In faccia alla seconda morte
Bisogna aspettare
La trasmutazione degli elementi
(Come due sogni giustapposti).
 
 
 
 
 
 
II
 
Mai riposerà lo spirito.
Danza, legge di uno e di tutti.
La fine uguale al principio:
Lì comincia la nostra visibilità.
 
 
 
 
 
 
Mondo straniero
 
Giorno fantasia
Notte sferza
 
L’uomo esce da un uovo
E torna dentro un sacco
 
Un amore estinto
Cerca un altro amore estinto
Sul mappamondo
 
Un pesante convoglio
Sprigiona baleni
 
Ti ascoltano forse dalla luna
Che nostalgia del futuro.
 
 
 
 

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